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21
feb
13

1. L’amico importuno – parabole per bambini

GESU’ INSEGNA A PREGARE

Questa prima tappa può essere utile per in­contri sul tema della preghiera. Vengono suggerite indicazioni sul Padre nostro e sulla parabola dell’amico importuno. Del Padre nostro viene messa in evidenza la rivelazione di Dio come Padre e nella parabola, la scoperta di Dio come amico.

L’Itinerario è costituito da:

- una Scheda biblica, con notizie e puntualizzazioni per guidare la riflessione sulla parabola;

- una Scheda metodologica, che presenta suggestioni per approfondire il contenuto della video e realizzare incontri vivaci e sempre nuovi.

1. SCHEDA BIBLICA
L’amico importuno

2. SCHEDA METODOLOGICA
Conoscere (video)
Riesprimere
Vivere
Celebrare

1. SCHEDA BIBLICA
La parabola nel contesto biblico

L’amico importuno (Lc 11,1-9)

Nel capitolo 11,1-9 Luca presenta Gesù che, dopo aver pregato, risponde alla richiesta dei discepoli: «Signore, insegnaci a pregare». Come risposta, insegna loro il Padre nostro, poi aggiunge la parabola dell’amico importuno. Ci soffermiamo prima sul Padre nostro e poi sulla parabola.

Gesù in preghiera
L’insegnamento di Gesù sulla preghiera scaturisce prima di tutto dalla sua esperienza di preghiera. Molte volte gli evangelisti ci riferi­scono di Gesù che prega:
- va in un luogo solitario a pregare (Mc 1,35; Lc 5,16);
- sale sul monte, in disparte, per pregare (Mt 14,23; Mc 6,46, Lc 6,12);
- ai bambini impone le mani pregando (Mt 19,13);
- prima della sua passione invoca il Padre (Mt 26,36-44; Mc 14,32-39; Lc 22, 41-45; Eb 5,7).

Giovanni, nel capitolo 17, sempre prima della passio­ne, inserisce la grande preghiera di Gesù. Luca oltre ai testi comuni agli altri due sinottici, ne riferisce alcuni pro­pri:
- Gesù prega dopo il battesimo (Lc 3,21);
- prima di domandare ai discepoli: «Chi dicono le folle che io sia?» (Lc 9,18);
- prima della trasfi­gurazione (Lc 9,28-29);
- per Pietro perché la sua fede non venga meno (Lc 22,32).

Queste aggiunte lucane sottolineano l’importanza che l’evangelista attribuisce alla preghiera.

Signore, insegnaci a pregare

Gli ebrei pregavano più volte al giorno. Recitavano lo Shemà: «Ascol­ta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo» (Dt 6,4); pregavano prima dei pasti e scandivano le varie ore del giorno con la preghiera. I maestri insegnavano ai loro discepoli a pregare, cioè a re­citare delle preghiere.

Gesù introduce un modo nuovo di porsi in relazione con Dio che viene rivelato con parabole e insegnamenti vari, ma soprattutto nel Padre nostro.

Il Padre nostro è la preghiera per eccellenza; la Chiesa lo colloca al primo posto nella liturgia e invita ogni cristiano a pregarlo quotidianamente.

Data la sua importanza, lo commentiamo in tutte le sue espressioni.

PADRE. Con ogni probabilità Gesù ha usato il termine aramaico ab­bà, espressione con cui i bambini si rivolgevano ai loro padri. Si po­trebbe tradurre con papà, babbo. Infatti, da Mc 14,36 appare come Gesù usi questo termine nei confronti del Padre. In Gesù noi diventiamo figli e possiamo invocare il Padre allo stesso modo di Gesù, cosa che nessun ebreo avrebbe mai fatto, anche se nel­l’AT a volte Dio viene presentato come Padre.

Anche Paolo in Rom 8,15-16 sottolinea il nostro essere figli di Dio e utilizza il termine abbà riferito a Dio Padre.

Matteo usa la terminologia più ebraica: «Padre nostro, che sei nei cieli» e con essa esplicita la paternità universale (Padre nostro) e il luogo che gli ebrei ritenevano la dimora di Dio (che sei nei cieli).

SIA SANTIFICATO IL TUO NOME. La prima domanda del Padre nostro è formulata al passivo; non si dice però da chi deve essere santificato il nome di Dio. Questa costruzione grammaticale, presente in tutta la Bibbia, si chiama «passivo teologico» in quanto si sottintende Dio, il cui nome non deve essere nominato.

Non siamo, dunque, noi che dobbiamo santificare il nome di Dio, ma Dio stesso. Ci dobbiamo chiedere però che cosa significhi santifica­re il nome di Dio, cioè la sua persona. Lo possiamo capire leggendo un testo significativo dell’AT: «Io santificherò il mio nome grande… Al­lora le nazioni comprenderanno che io sono JHWH… quando farò ri­splendere la mia santità a vostro favore sotto i loro occhi» (Ez 36,23). La santità di Dio si manifesta quindi nei suoi gesti salvifici a fa­vore degli uomini. La santificazione del nome di Dio è la manifestazio­ne della sua potenza salvifica.

VENGA IL TUO REGNO. Il regno di Dio è regno di giustizia, di amore e di pace. Questa seconda domanda non è altro che l’esplicitazione della prima: l’avvento del regno di Dio è la perfetta santificazione del suo nome.

SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ. Questa domanda, che manca nella formula di Lu­ca, è riportata soltanto da Matteo. La volontà di Dio è che tutti gli uo­mini siano salvi (1Tm 2,4); è la nostra santificazione (cfr. 1Ts 4,3). Con tale richiesta invochiamo dal Padre il più grande bene per noi.

DACCI, OGNI GIORNO, IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO. L’espressione è leg­germente diversa in Matteo che riporta: «Dacci oggi» invece di «ogni giorno». Luca sottolinea meglio la continuità della richiesta. Il pane che chiediamo a Dio non è soltanto il cibo, ma tutto ciò di cui abbiamo bi­sogno, in modo particolare quanto serve per la nostra salvezza: «Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4; Lc 4,4).

PERDONACI I NOSTRI PECCATI. Matteo invece del termine peccato usa «debito» in quanto i peccati erano considerati un debito verso Dio. Il peccato è il maggior male, la rovina completa dell’uomo. La remissio­ne dei peccati è, quindi, quanto di più importante possiamo chiedere a Dio.

PERCHÉ ANCHE NOI PERDONIAMO. L’esperienza del perdono di Dio do­vrebbe indurci a perdonare, a nostra volta, coloro che ci hanno offeso. Perdonare i fratelli è anche la condizione per ottenere il perdono del Padre. Non possiamo recitare il Padre nostro con sincerità se non abbiamo il cuore disposto a perdonare. Proprio per questo Gesù ci in­vita a domandare l’aiuto di Dio.

FA’ CHE NON CADIAMO IN TENTAZIONE. La tentazione ci può far cadere in peccato, ma è anche una prova per mostrare la nostra fedeltà a Dio.

Gesù stesso è stato tentato ed è rimasto fedele al Padre appellandosi alla sua parola (cfr. Mt 4,1-10; Lc 4,1-12). Con questa invocazione ci affidiamo anche noi completamente al Padre, sicuri del dono della sua grazia che ci rende capaci di superare ogni prova e ci libera dal male.

La parabola dell’amico importuno

Con questa parabola Gesù continua il suo insegnamento sulla pre­ghiera, esortando a rivolgerci a Dio con fiducia illimitata e in qualsiasi momento e situazione.

L’uomo che va dal suo amico di notte, sapendo di disturbarlo e nono­stante ciò insiste nel chiedere i pani, crede nella sua bontà ed è sicuro di ottenere quanto gli necessita.

La chiave di lettura della parabola ce la dà Gesù stesso con le parole: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» e con quanto segue (cfr. Lc 11,9-13).

Anche se Dio conosce tutto ciò di cui abbiamo bisogno (cfr. Mt 6,8) vuole essere «importunato» dalle nostre preghiere perché cresca la nostra fede nella sua paternità e amicizia. Dio vuole che ci rendiamo conto che tutto viene da lui e quando ci sembra di non essere esauditi, la preghiera ci aiuta a credere nel piano di Dio per noi che supera le nostre umane vedute, e a sentire la sua presenza accanto a noi nella vita.

Video:  L'amico importuno

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Le altre parabole:

>>> Il giudice e la vedova

>>> Il buon samaritano
>>> Il servo spietato
>>> Il ricco stolto e i suoi beni

>>> Il Padre misericordioso
>>> La moneta perduta
>>> La pecora smarrita

>>> Il seminatore uscì a seminare
>>> Il nemico seminò zizzania
>>> Il granello di senapa
>>> Il tesoro nascosto e la perla preziosa

19
feb
13

2. Il giudice e la vedova – parabole per bambini

GESU’ INSEGNA A PREGARE

L’insegnamento sulla preghiera è fondamentale per Gesù. Con questa parabola della vedova, che con la sua insistenza ottiene giustizia da un giudice disonesto, Gesù invita a pregare anche quando si ha l’impres­sione di non essere ascoltati.

L’Itinerario è costituito da:

- una Scheda biblica, con notizie e puntualizzazioni per guidare la riflessione sulla parabola;

- una Scheda metodologica, che presenta suggestioni per approfondire il contenuto della video e realizzare incontri vivaci e sempre nuovi.

1. SCHEDA BIBLICA
Il giudice e la vedova

2. SCHEDA METODOLOGICA
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1. SCHEDA BIBLICA
La parabola nel contesto biblico

Il giudice e la vedova (Lc 12,13-31)

Questa parabola è propria di Luca, che la inserisce dopo i detti sulla «parusia». Essa è simile a quella dell’amico importuno.
La frase introduttiva: «Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre
senza stancarsi», ne dà la chiave interpretativa.

La parabola ha due protagonisti: un giudice e una vedova.

Il giudice. Il compito del giudice è di fare giustizia, prendere in consi­derazione e dirimere le cause di tutti: ricchi e poveri, persone altoloca­te e gente insignificante (cfr. Es 23,6-8; Dt 25,1; Is 1,17; 5,23; Ez 44,24). Ma il giudice di questa parabola viene definito come uomo senza timore di Dio, senza riguardo per nessuno e disonesto. Come potrebbe aiutare una povera vedova?

La vedova. Nel mondo biblico la vedova apparteneva alla categoria del­le persone più povere che non contavano nulla. Infatti, la donna, se­condo lo schema culturale del tempo, non poteva lavorare ed era di­pendente in tutto, prima dal padre e poi dal marito. Quando rimaneva vedova veniva a trovarsi priva di sostentamento e di protezione.

Dio si dichiara protettore della vedova e domanderà conto del com­portamento verso di lei: «Non maltratterai la vedova e l’orfano: se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io ascolterò il suo grido… (cfr. Es 22,21-23; Dt 10,18; Dt 24,19-22; 27,19; Pr 15,25; Is 1,17.23; 10,1-2; Ger 5,28; 7,6; 22,23; Ez 22,7; Zac 7,10; Mal 3,5).

Nella parabola di Luca, il giudice non dà alcuna importanza alla vedo­va che si rivolge a lui per ottenere giustizia contro il suo avversario. La vedova, però, non si dà per vinta e insiste nella sua richiesta importu­nando il giudice fino a quando non decide di risolvere il suo caso.

Dio fa giustizia ai suoi figli

Dobbiamo essere attenti a non interpretare la parabola come un’allegoria: Dio non può essere paragonato a un giudice ingiusto. La figura del giudi­ce della parabola, casomai impersona l’atteggiamento opposto a quello che Dio ha nei nostri confronti.

Gesù vuole insegnare che bisogna pregare con insistenza e perseveranza.

Video: Il giudice e la vedova

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Le altre parabole:
>>> Il buon samaritano
>>> Il servo spietato
>>> Il ricco stolto e i suoi beni

>>> Il Padre misericordioso
>>> La moneta perduta
>>> La pecora smarrita

>>> Il seminatore uscì a seminare
>>> Il nemico seminò zizzania
>>> Il granello di senapa
>>> Il tesoro nascosto e la perla preziosa

30
gen
13

3. Il ricco stolto e i suoi beni – itinerario per bambini sulle parabole

gesu’ indica la via dell’amore

Gesù si serve della parabola del ricco stolto per insegnare che la vita vale più dei beni terreni e per invitare ad arricchirsi davanti a Dio cercando il suo Regno, con piena fiducia nell’amore provvidente del Padre.

L’Itinerario è costituito da:

- una Scheda biblica, con notizie e puntualizzazioni per guidare la riflessione sulla parabola;

- una Scheda metodologica, che presenta suggestioni per approfondire il contenuto della video e realizzare incontri vivaci e sempre nuovi.

1. SCHEDA BIBLICA
Il ricco stolto e i suoi beni
2. SCHEDA METODOLOGICA
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1. SCHEDA BIBLICA
La parabola nel contesto biblico

Il ricco stolto e i suoi beni (Lc 12,13-31)

Luca è l’unico evangelista che riporta la parabola del ricco stolto inserendola in una serie di detti sulla povertà e sulla fiducia nella provvidenza di Dio.

Relatività delle ricchezze

Le ricchezze non sono un male in se stesse, anzi, tutti i beni che possediamo sono dono di Dio. L’AT metteva molto in evidenza questo aspetto al punto da considerare i beni un premio per l’uomo giusto e la povertà un castigo di Dio. Nei testi più antichi, in cui il premio e il castigo si giocavano in questa vita, le promesse di Dio sono espresse nella categoria della terra: abbondanza di grano, di vino, di olio, di latte, ecc…

Ci si rende però conto che la troppa ricchezza può indurire il cuore e indurre l’uomo ad allontanarsi da Dio. Si capisce che è meglio il poco del giusto che le grandi ricchezze dei peccatori (cfr. Sal 37,16), che l’uomo ricco quando muore non porterà nulla con sé (cfr. Sal 49,18), che il buon nome vale più di grandi ricchezze (cfr. Pr 22,1).

Il saggio domanda quindi al Signore: «Non darmi né povertà né ricchezze, ma concedimi il necessario, per timore che, sazio, io ti rinneghi e dica: Chi è il Signore?; oppure nella miseria mi dia al furto e oltraggi il nome del mio Dio» (Pr 30,8-9).

Inoltre, l’esperienza non sempre corrisponde alla visione della ricchezza come premio per i giusti: vi sono dei giusti che soffrono e sono nella miseria. II libro di Giobbe pone drammaticamente il problema del giusto che perde tutti i suoi beni, senza però risolverlo.

Gesù non condanna la ricchezza, ma sottolinea la difficoltà per il ricco a entrare nel regno di Dio (cfr. l’episodio del giovane ricco e le riflessioni di Gesù su questo argomento in Lc 18,18-27 e paralleli). In questa parabola Gesù vuole mostrare l’atteggiamento assurdo di chi si appoggia totalmente ed egoisticamente sui beni di questo mondo, senza pensare che la propria vita è nelle mani di Dio.

Gesù invita a confidare in Dio

Il ricco stolto contava solo sui suoi beni e su se stesso. Gesù inse­gna ad affidarsi completamente a Dio Padre che nutre gli uccelli del cielo e veste splendidamente i gigli del campo; a manifestare a lui, con fiducia, le nostre necessità (pensiamo alla bella preghiera del Padre nostro); a condividere quanto abbiamo con chi è nel bisogno.

La parabola condanna in modo particolare coloro che accumulano beni in modo egoistico e invita ad arricchire davanti a Dio, cioè a impegnarsi per il Regno, a compiere opere buone.

Gesù non dice di non lavorare e di non occuparsi per mangiare e vestirsi, ma di non preoccuparsi. Questo verbo, che indica un lavoro affannoso, è ripetuto tre volte nel testo di Luca e cinque volte nel parallelo di Matteo (6,25-34). Gesù invita persino a non preoccuparsi nelle persecuzioni e a cosa rispondere davanti ai tribunali (cfr. Mt 10,19; Mc 13,11; Lc 12,11).

La preoccupazione soffoca la Parola che viene seminata nel cuore (cfr. la parabola del seminatore in Mt 13,22; Mc 4,19; Lc 8,14). Anche Marta, che si dà da fare per preparare il pranzo a Gesù, viene rimproverata: «Tu ti preoccupi per molte cose» (Lc 10,41).

In Luca, nel discorso escatologico, troviamo questa frase: «Badate a voi stessi, perché i vostri cuori non si appesantiscano nella dissolutezza, nell’ubriachezza, nelle preoccupazioni della vita» (Lc 21,34).

Paolo esorta i Filippesi: «Non preoccupatevi di nulla, ma in ogni necessità ricorrete alla preghiera» (Fil 4,6), e Pietro scrive: «Scaricate ogni vostra preoccupazione su Dio, perché egli ha cura di voi» (1Pt 5,7).

La fiducia nella provvidenza di Dio che ci fa essere attivi, occupati, ma non inquieti o preoccupati, è quindi una costante dell’insegnamento di Gesù e un atteggiamento basilare dell’essere cristiani.

Cercate il regno di Dio

Gesù contrappone alla preoccupazione per il mangiare, il bere e il vestire, cose che assillano i pagani, la ricerca del regno di Dio. Cercare il regno di Dio vuol dire mettere al primo posto il piano di Dio, la sua volontà che è amore salvifico; vuol dire collaborare alla costruzione di un mondo giusto, annunciare a tutti gli uomini, con la parola e la testimonianza di vita, la presenza di Dio che ispira, sostiene e vivifica l’agire dell’uomo. Tutte le altre cose ci sono date da lui che, essendo Padre, provvede ai bisogni dei suoi figli.

Il ricco stolto e i suoi beni

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Le altre parabole:

>>> Il buon samaritano
>>> Il servo spietato

>>> Il Padre misericordioso
>>> La moneta perduta
>>> La pecora smarrita

>>> Il seminatore uscì a seminare
>>> Il nemico seminò zizzania
>>> Il granello di senapa
>>> Il tesoro nascosto e la perla preziosa

23
gen
13

2. Il servo spietato – Itinerario per bambini sulle parabole

gesu’ indica la via dell’amore

Raccontando la parabola del servo spietato, Gesù ci fa comprendere che ogni uomo è molto debitore verso Dio e che il suo debito sarà cancellato solo nella misu­ra in cui sarà capace di perdonare al proprio fratello.


GESU' INDICA LA VIA DELL'AMORE - Introduzione Il buon samaritano Il buon samaritano Il servo spietato Il ricco stolto e i suoi beni GESU' INDICA LA VIA DELL'AMORE - Introduzione Il servo spietato Il ricco stolto e i suoi beni

L’Itinerario è costituito da:

- una Scheda biblica, con notizie e puntualizzazioni per guidare la riflessione sulla parabola;

- una Scheda metodologica, che presenta suggestioni per approfondire il contenuto della video e realizzare incontri vivaci e sempre nuovi.

1. SCHEDA BIBLICA
Il servo spietato

2. SCHEDA METODOLOGICA
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1. SCHEDA BIBLICA
La parabola nel contesto biblico

Il servo spietato (Mt 18,21-35)

Questa parabola, propria di Matteo, chiude il cosiddetto discorso ecclesiale, in cui vengono presentati i rapporti all’interno della comunità. Il discorso si divide in due parti che si concludono ambedue con una parabola.

La prima parte ha come tema principale i piccoli, non in senso fisico, ma i deboli nella fede che non devono essere emargina­ti dalla comunità, e si chiude con la parabola della pecorella smarrita.
La seconda parte verte sulla correzione fraterna e il perdono, e termina con la parabola delservo spietato.

Dio è misericordioso

Tutta la Bibbia, fin dalle prime pagine, mostra Dio che, con im­mensa misericordia, cerca l’uomo peccatore per perdonarlo e sal­varlo. Anche se in alcune pagine si parla dell’ira e dei castighi di Dio non si tratta mai di ira rivolta verso il peccatore, ma verso il peccato che è la rovina dell’uomo. Il castigo non è mai vendicativo, ma medicinale, serve cioè a far riflettere e a richiamare alla conversione. Gesù è venuto nel mondo per rivelare, con le sue opere e la sua vita, l’amore del Padre.

Nella parabola del servo spietato il peccato è assimilato a un debito che si ha verso Dio e che egli nella sua misericordia ci perdona totalmente. Anche nel Padre nostro viene usato il termine debito per esprimere la realtà del peccato (cfr. Mt 6,12).

05_servo_spietato_parabole-amore_bambini_paoline_2012Gesù vuole che noi perdoniamo

L’esperienza del perdono di Dio ci deve portare a nostra volta a perdonare le offese che possiamo ricevere dal nostro prossimo. Gesù paragona il debito che abbiamo verso Dio a una somma di dieci­mila talenti (oggi sarebbero cinque milioni di euro) e quello che il nostro prossimo può avere verso di noi a un talento (cinque euro), per sotto­lineare l’enorme differenza tra la grandezza del perdono di Dio e il nostro.

La comunità cristiana, e ogni cristiano in particolare, deve saper espri­mere nella vita concreta il dono del perdono misericordioso di Dio at­tuandolo verso il fratelli.

Nel Vangelo troviamo un’insistenza sul perdono: nel Padre nostro il perdono di Dio è condizionato al nostro perdono: «Perdonaci i nostri peccati poiché noi perdoniamo ai nostri debitori» (Lc 11,4). Dopo l’in­segnamento del Padre nostro Matteo aggiunge: «Se voi infatti perdo­nerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe» (Mt 6,14-15).

A Pietro che gli domanda: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?», Gesù rispon­de: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18,21-22), che significa sempre. A Pietro sembrava già tanto perdona­re sette volte, ma secondo Gesù il perdono dei fratelli non deve avere limiti, come non ha limiti il perdono di Dio. La preghiera non è gradita a Dio se non perdoniamo: «Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati» (Mc 11,25).

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Le altre parabole:

>>> Il buon samaritano

>>> Il Padre misericordioso
>>> La moneta perduta
>>> La pecora smarrita

>>> Il seminatore uscì a seminare
>>> Il nemico seminò zizzania
>>> Il granello di senapa
>>> Il tesoro nascosto e la perla preziosa

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Il buon Samaritano – Parabole per bambini (Lc 10,25-37)

GESU’ INDICA LA VIA DELL’AMORE

Con la parabola del buon samaritano Gesù insegna che il prossimo non è solo ogni uomo bisognoso che incontriamo sul nostro cammino ma, capovolgendo la domanda del suo interlocutore, ci invita a essere noi prossimo per i nostri fratelli, senza distinzione di persone.

L’Itinerario è costituito da:

- una Scheda biblica, con notizie e puntualizzazioni per guidare la riflessione sulla parabola;

- una Scheda metodologica, che presenta suggestioni per approfondire il contenuto della video e realizzare incontri vivaci e sempre nuovi.

1. SCHEDA BIBLICA
Il buon samaritano

2. SCHEDA METODOLOGICA
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1. SCHEDA BIBLICA
La parabola nel contesto biblico

Il buon samaritano (Lc 10,25-37)

Soltanto Luca riporta la parabola del buon samaritano in risposta al dottore della Legge che domanda a Gesù: «Chi è il mio prossimo?».

Tutti e tre i sinottici parlano del colloquio di Gesù con questo esperto della legge che (secondo Matteo e Luca vuol mettere Gesù alla prova) gli domanda che cosa deve fare per ereditare la vita eterna. Secondo Matteo chiede qual è il più grande comandamento e secondo Marco qual è il primo.

Gli ebrei avevano aggiunto alla legge mosaica una minuziosa casistica per cui i precetti negativi e positivi raggiungevano il numero di 613. Era quindi difficile districarsi tra queste norme molto dure imposte alla gente semplice dagli scribi e dai farisei. Per rendersene conto basta confrontare le severe accuse di Gesù nel capitolo 23 di Matteo, in mo­do particolare nel versetto 4.

Gesù, come d’abitudine, invece di rispondere, domanda al dottore della Legge: «Che cosa è scritto nella Legge?». Secondo Matteo e Marco Gesù risponde direttamente citando i due comandamenti. La risposta è presa dallo Shemà di Dt 6,4-5 (ripreso letteralmente in Marco «Ascolta Israele») per quanto riguarda l’amore di Dio e da Lv 19,18 per quanto riguarda l’amore del prossimo.

Amerai

Già nella Legge mosaica troviamo questi comandamenti. Il verbo greco usato non indica l’amore passionale e nemmeno quello di amici­zia. Non è molto comune nel greco classico mentre la Bibbia lo adopera per esprimere il rapporto di Dio con il prossimo nell’ambito religioso.

In italiano si potrebbe tradurre con carità, termine che oggi molto spes­so viene inteso soltanto nel senso di elemosina.

I due comandamenti dell’amore nell’AT sono separati: quello verso Dio si trova in Dt 6,4-5, mentre quello verso il prossimo in Lv 19,18. L’unione dei due comandamenti non è una novità del NT, ma la tro­viamo già in testi giudaici (Testamento dei XII patriarchi, Filone, Giu­seppe Flavio).

Nel giudaismo il concetto di prossimo era ristretto all’ambito familiare e nazionale. Con la parabola del buon samaritano Gesù non insegna soltanto che il prossimo è ogni uomo bisognoso che incontriamo sul nostro cammino ma, capovolgendo la domanda del suo interlocutore, ci invita a essere noi prossimo per i nostri fratelli, senza distinzione di persone.

Va’ e fa’ anche tu lo stesso

Il Maestro della Legge aveva chiesto che cosa doveva fare per eredi­tare la vita eterna. Probabilmente si aspettava qualche consiglio asceti­co o la proposta di qualche pratica religiosa. Gesù invece gli chiede un amore totale capace di donarsi a tutti, senza limiti di alcun genere.

Amare Dio sembra facile se per amare si intende dedicarsi alla preghiera, all’adorazione, alle pratiche di pietà. Dio non si accontenta di queste cose, che non per questo devono essere trascurate. Esse diventano espressione del nostro amore a Dio nella misura in cui amiamo concre­tamente il prossimo…

p_3_buon_samaritano_1_parabole-amore_bambini_paoline_2012[4]

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Le altre parabole:

>>> Il Padre misericordioso
>>> La moneta perduta
>>> La pecora smarrita

>>> Il seminatore uscì a seminare
>>> Il nemico seminò zizzania
>>> Il granello di senapa
>>> Il tesoro nascosto e la perla preziosa

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3. Il padre misericordioso (Lc 15,11-32) – parabole per i bambini

Gesù rivela l’amore del Padre

La parabola del padre misericordioso è uno dei testi fondamentali sull’amore e sulla misericordia di Dio. Le proposte possono essere utilizzate in più incontri o in una giornata di ritiro. Il video può essere valorizzato per preparare i fanciulli al sacramento della riconciliazione

L’Itinerario è costituito da:

- una Scheda biblica, con notizie e puntualizzazioni per guidare la riflessione sulla parabola;

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1. SCHEDA BIBLICA

Il padre misericordioso

2. SCHEDA METODOLOGICA
Conoscere (video)
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1. SCHEDA BIBLICA
La parabola nel contesto biblico

Il padre misericordioso (Lc 15,11-32)
La terza parabola si stacca notevolmente dalle due precedenti: è molto più lunga e ha un tono drammatico. Non parla di pecore o di monete, ma di persone. Generalmente viene intitolata la parabola del figlio prodigo, ma in real­tà il vero protagonista è il padre. Si dovrebbe intitolare, come già alcu­ni fanno, la parabola del padre misericordioso. In essa, insieme con il padre e il figlio minore che si allontana da casa, è presente il figlio maggiore: dedichiamo la nostra attenzione a ciascuno dei tre personaggi.

Il figlio minore

Sentendosi a disagio nella casa paterna, il figlio minore chiede la sua parte di eredità e se ne va in un paese lontano.

Nei versetti 13-16 viene descritta la progressiva degradazione della si­tuazione in cui il giovane si viene a trovare. Dopo aver sperperato i suoi beni, vivendo in modo dissoluto, si riduce a non avere nemmeno il ne­cessario per le esigenze più immediate della vita e si adatta a pascolare i porci (è la cosa più umiliante che possa capitare a un ebreo il quale si ritiene contaminato dal contatto con questi animali).

Nel versetto 17 troviamo la riflessione del figlio sulla sua nuova condi­zione giudicata peggiore di quella dei servi di suo padre. Essa sfocia nella decisione che riporta il figlio sulla strada di casa (v. 18) e tra le braccia del padre, al quale egli fa la sua confessione: “Ho peccato con­tro il cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio” (v. 21).

Il padre

Il padre è l’uomo della magnanimità e dell’amore, che manifesta sia con il figlio minore sia con il maggiore. Al primo dà la parte di eredità richiesta e lo lascia partire senza dire nulla, ma lo attende. Quando da lontano lo vede tornare, si commuove, gli corre incontro, lo abbrac­cia e lo bacia. Ha fretta di stringere a sé il figlio e di fargli festa: “Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi…” (v. 22).

Lo ripristina nella condizione di prima rive­stendolo dei segni che indicano la dignità di figlio. Poi, il padre indice una festa: “… perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. Questa espres­sione, che rivela la gioia profonda del padre, viene ripetuta due volte, prima ai servi e poi al fratello maggiore (vv. 24 e 32).

Con il secondo figlio il padre dimostra pazienza e comprensione: esce di casa a pregarlo perché partecipi alla festa (v. 28), lo ascolta, dialoga con lui cercando di spiegargli le ragioni del suo agire e aiutandolo a riconoscere la grandezza dell’amore che nutre anche per lui: “Figlio, tu sei sempre con me…” (v. 31).

Il figlio maggiore

Questi si crede migliore del fratello perché ritiene di non aver mai trasgredito nessun ordine del padre: quando viene a sapere che il pa­dre, non solo ha accolto il fratello, ma addirittura gli ha preparato una festa, rimane indignato e non vuole entrare in casa. Non capisce che il suo premio è di stare nella casa del padre, non di andare a mangiare un capretto fuori con gli amici. Anche lui ha bisogno di conversione e del perdono del padre. Basta che sia disponibile alla comunicazione fraterna e paterna, per poter entrare a fare festa.

Attualizzazione della parabola

Considerando la parabola del padre misericordioso siamo soliti fer­mare l’attenzione sul figlio minore, nella cui storia ci sentiamo facil­mente rappresentati. Nel suo cammino di abbandono e di ritorno alla casa del padre vediamo il nostro cammino di peccato e di conversione.

Difficilmente ci identifichiamo con il figlio maggiore, del quale però molto spesso recitiamo la parte giudicando gli altri, e diventando a no­stra volta peccatori come lui.

Nel contesto della vita di Gesù, il figlio maggiore rappresenta i farisei che pretendono da Dio un premio per le opere da loro compiute…

 

Video: Il padre misericordioso

 

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E’ un progetto paoline.it

 

Le altre parabole:
>>> La moneta perduta
>>> La pecora smarrita

>>> Il seminatore uscì a seminare
>>> Il nemico seminò zizzania
>>> Il granello di senapa
>>> Il tesoro nascosto e la perla preziosa

02
nov
12

La moneta perduta – parabole per i bambini

Gesù rivela l’amore del Padre

La parabola continua il discorso sull’amore misericordioso del Padre e sul suo atteggiamento verso i peccatori. Le proposte hanno lo scopo di condurre i fanciulli a incontrarsi con la Parola, ad attualizzarla nell’oggi e coinvolgerli nella stessa ricerca di Dio nei confronti di coloro che sono lontani.


Gesù rivela l'amore del Padre - Introduzione La pecora smarrita La moneta perduta Il Padre misericordioso Gesù rivela l'amore del Padre - Introduzione La pecora smarrita La moneta perduta Il Padre misericordioso

L’Itinerario è costituito da:
- una Scheda biblica, con notizie e puntualizzazioni per guidare la riflessione sulla parabola;
- una Scheda metodologica, che presenta suggestioni per approfondire il contenuto della video e realizzare incontri vivaci e sempre nuovi.
1. SCHEDA BIBLICA
    La moneta perduta
2. SCHEDA METODOLOGICA
    Conoscere (video)
    Riesprimere
    Vivere
    Celebrare

1. SCHEDA BIBLICA
La parabola nel contesto biblico
La moneta perduta (Lc 15,8-10)
Questa seconda parabola è la versione della precedente al femminile.
Anche qui lo spunto è mutuato dalla situazione del tempo. La protagonista è una donna che possiede dieci monete (dramme) risparmiate con sacrificio. Se perde una moneta (corrispondente alla paga di una giornata) la cerca accuratamente pur avendo ancora nove monete, e quando la ritrova si rallegra con le amiche.
Possiamo notare il parallelismo tra le due parabole.
Il pastore possiede cento pecore: è un uomo ricco.
La donna possiede soltanto dieci monete: è una donna povera.
Sia il pastore, sia la donna vanno in cerca di quello che hanno perduto. Per la donna si descrivono in modo più accurato le fasi della ricerca:
accende la lucerna (vuole vedere anche negli angoli più nascosti dove non giunge la luce del giorno); spazza la casa (la lucerna non è sufficiente: deve sentire il tintinnio della moneta) e non si dà per vinta fino a quando non ha ritrovato la sua moneta.
II ritrovamento, invece, è raccontato in modo più pittoresco nella parabola del pastore che, tutto contento si mette la pecora sulle spalle e la porta a casa. Ambedue chiamano, rispettivamente, gli amici e le amiche a rallegrarsi.
La conclusione è una specie di ritornello che torna alla fine di ciascuna parabola: “C’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte”.
 

video: La moneta perduta - Partabole per i bambini

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