Il Natale a colori di Theresa


Ha 8 anni, cieca dalla nascita: cataratta congenita, questa la diagnosi. Operata dall’equipe dell’Afmal (Associazione con i Fatebenefratelli per i malati lontani), ora ci vede.

Theresa ha 8 anni, arriva da un villaggio vicino Asafo, nel cuore del Ghana. Ad accompagnarla all’ospedale San Giovanni di Dio è la mamma che è incinta: aspetta il quinto figlio.
Theresa non ci vede; è completamente cieca da entrambi gli occhi. Viene operata da tre oculisti italiani. Cataratta congenita: questa la diagnosi. Ma grazie a un intervento chirurgico Theresa ora vede, per la prima volta nella sua vita. Per lei, sarà un mondo completamente diverso. La bimba, una piccola negrettina magrolina di nemmeno 20 chili, non capisce nemmeno cosa sta per accaderle. Che strano: così tante persone si prendono cura di lei. Prima l’anestesista e una infermiera, Tina, anche lei ghanese. Poi Massimiliano, infermiere della sala preparatoria. Infine tre oculisti italiani, assistiti dalla ferrista e da un’altra infermiera. Una equipe medica specializzata la cura per donarle la vista. Theresa apre gli occhi, sorride, comincia a guardarsi intorno. Muove qualche passo. Per i medici è un’emozione fortissima. Sembra un miracolo.
Theresa è solamente una delle tante persone che potranno vedere grazie ai medici della missione umanitaria ‘Ridare la Luce 2010’, promossa e organizzata dall’Afmal, Associazione con i Fatebenefratelli per i malati lontani. Già da una settimana l’equipe medica è arrivata ad Asafo, un cento abitato  a circa 500 chilometri dalla capitale Accra, per visitare e operare i malati con problemi agli occhi.  La cataratta è una malattia diffusa nell’Africa subsahariana. 
L’equipe medica è arrivata ad Accra il 2 dicembre. Ma la dogana ghanese non ha consentito il trasferimento immediato del materiale e della strumentazione medica fino ad Asafo. Problemi burocratici e organizzativi, continuano a ripetere. Intanto i giorni scorrono e i medici non possono intervenire. Burocrazia, corruzione: i mali africani, sembra che il Paese non voglia farsi aiutare. Dopo una settimana il materiale arriva , finalmente, e i medici possono cominciare ad operare.
Quella di Theresa è solamente una delle tante storie di questi giorni. I medici, gli infermieri, i volontari italiani sono arrivati in Ghana ‘spendendo’ le proprie ferie per una missione umanitaria. I sorrisi, gli abbracci, gli sguardi affettuosi anche se un po’ timidi, l’accoglienza: sono proprio dei bei regali. Una ricompensa che nessuno potrà mai togliere.

Serena Santini, Famiglia Cristiana, 16 dicembre 2010

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