Pubblicità… Non con il nostro corpo!


La comunicazione commerciale veicola non solo acquisti ma anche comportamenti e stereotipi. Grazie al Protocollo d’intesa firmato tra il ministero delle Pari opportunità e l’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria ognuno può dare il proprio contributo per fermare l’abuso dell’immagine femminile.

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Vigilare sull’abuso del corpo delle donne nella pubblicità è possibile, ancor di più se a farlo non sono solo le autorità ma anche ogni cittadino. Il Protocollo d’intesa firmato da Mara Carfagna, ministra per le Pari opportunità, e da Giorgio Floridia, presidente di Iap, Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria, promuove l’ascolto delle segnalazioni di utenti di tv e carta stampata, denunciando le rappresentazioni ritenute lesive della dignità della donna o che contengono immagini o atti di violenza.

Grazie al Comitato di controllo, lo Iap verificherà le segnalazioni per far togliere il più rapidamente possibile le comunicazioni pubblicitarie in contrasto con i contenuti del codice. L’attuazione del Protocollo, il monitoraggio, il sostegno e la promozione delle attività previste saranno garantite da un Comitato paritetico, con tre rappresentanti del governo e tre dell’Istituto. «La qualità dei messaggi veicolati dalla pubblicità giova anche agli annunci migliori – spiega Giorgio Floridia –. Quando il giurì censura una pubblicità perché in contrasto con il codice di autodisciplina, i media rifiutano la pubblicità stessa. Ciò ha un effetto inibitorio che tutela i consumatori e interviene prima dell’eventuale sanzione pecuniaria».

Gli obiettivi contenuti nel Protocollo d’intesa riguardano: la promozione dell’adozione da parte degli operatori della pubblicità di immagini e rappresentazioni che non contengono messaggi violenti o di incitazione alla violenza sulle donne. La tutela della dignità della donna, nel rispetto delle pari opportunità, per favorire la diffusione di valori positivi sulla figura femminile. L’invito al mondo pubblicitario a una maggiore attenzione nella rappresentazione dei generi, che sia rispettosa di donne e uomini e coerente con l’evoluzione dei loro ruoli nella società.

Il ritiro di una pubblicità potrà essere fatto in tempo quasi reale, entro 48 ore, riuscendo così a monitorare la comunicazione pubblicitaria nella sua quasi totale interezza. Il tempo medio dall’istanza alla decisione va dai quindici ai venti giorni, la decisione di interrompere una pubblicità ha un’efficacia provvisoria immeditata e definitiva dopo dieci giorni, e le modifiche informali richieste dal Comitato di controllo agli inserzionisti devono essere fatte da due a otto giorni.
da Cambonifem, 31 gennaio 2011

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