Cavarsela da soli o fidarsi di Dio? (mt 4,1-11)


Questo tempo liturgico è un impegno a ripulire dalla nostra vita le zone di deserto per trasformarle in giardino. E per fare questo è necessario rafforzare la nostra fiducia in Dio, nel Padre.

Letture: Gn 2, 7-9; 3, 1-7; Sal 50; Rm 5, 12-19; Mt 4, 1-11

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Il “giardino”, in cui Adamo ed Eva vengono tentati, messo in parallelo con il deserto, nel quale viene tentato Gesù, è un messaggio potente e drammatico: cedere alla tentazione trasforma “il giardino”, simbolo di una vita gioiosa, armoniosa e serena, in un “deserto”, simbolo di scarsità, di fatica, di disarmonia (due nascosti, vergognosi e impauriti). Superare la tentazione trasforma il deserto, dove si prova la fame, a giardino, dove gli angeli servono il cibo.
Ciò che opera questa trasformazione è la fiducia in Dio.
Nel giardino, il serpente sibila alla donna: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?”, poi: “Non morirete affatto! Anzi…”. La donna crede al serpente.
Nel deserto, il diavolo prova a insinuare in Gesù lo stesso dubbio: “Sei sicuro che Dio abbia veramente cura di te? Non è così! Devi cavartela da solo”. Gesù riconferma sempre la sua fiducia nel Padre: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”; “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”; “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”… (Tonino Lasconi)

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