Il pianto di Gesù è il pianto di Dio. L’amico lazzaro (Gv 11,1-45)


Il pianto di Gesù ci ricorda il valore della vita che dobbiamo amarla e difenderla. Per amarla sul serio, però, dobbiamo viverla in moda da farla diventare eterna. E per farla diventare eterna c’è un solo mezzo: credere in Gesù, cercando umilmente di vivere come lui è vissuto.

Letture: Ez 37, 12-14;  Sal 129;  Rm 8,8-11;  Gv 11,1-45

Guarda e ascolta il vangelo della V domenica di Quaresima Gv 11,1-45

“Gesù scoppiò in pianto”
Quando Maria che si getta ai suoi piedi, affermando tra le lacrime: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”, nel vedere “piangere anche i Giudei che erano venuti con lei”, Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: “Dove lo avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”. Gesù scoppiò in pianto.
Perché piange Gesù?
I Giudei danno la spiegazione umanamente più ovvia: “Guarda come lo amava!”, e anche noi, normalmente, ci uniamo a questa spiegazione. Ma non è questa il motivo vero. Se fosse stato questo, avrebbero ragione i Giudei a denunciare un deficit di amicizia: “Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?”. Non ci poteva pensare prima? Non poteva sbrigarsi a tornare invece di fermarsi “per due giorni nel luogo dove si trovava”?…

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