Settimana Santa con… Il nardo profumato di Maria


Meditazione sul gesto dell’unzione del Maestro, presagio della passione e dell’immane sofferenza di Gesù; preghiera dalla lettera ai Colossesi per accettare ogni sofferenza in unione con la croce di Cristo.


Con Anna Maria Cànopi

maria_gesu5La liturgia del Lunedì Santo ci fa uscire da Gerusalemme ancora tutta in agitazione per gli avvenimenti del giorno precedente e ci conduce nella calma atmosfera di Betània, in casa degli amici Marta, Maria e Lazzaro, presso i quali Gesù, per l’ultima volta, va a cercare un po’ di ristoro fisico e morale.
Qui, in questo familiare incontro, possiamo ulteriormente scoprire le ricchezze di umana sensibilità del cuore di Cristo Signore.

Maria compie il gesto dell’unzione per intuizione d’amore, quasi presagendo la sorte cui il Maestro stava per andare incontro.
La donna sa quanto sia preziosa – ben più del nardo – la presenza del Signore tra di noi. Quello che a Giuda sembra troppo, per lei è ancora poco: il profumo versato vuole significare il dono di sé che ella nel profondo del cuore ricambia al suo Signore che va a morire per lei, per tutti.
La presenza di un discepolo ladro e traditore viene a turbare le ore ristoratrici dell’amicizia diffondendo diffidenza e aria di congiura. Al profumo di Maria che ha riempito la casa, al profumo dell’amicizia fedele viene a mescolarsi il cattivo odore dei pensieri del discepolo infedele.
Per Gesù è già iniziata la Passione e questa può essere considerata la prima stazione della sua Via Crucis.
Ancora più che per le sofferenze fisiche, infatti, egli patì per le sofferenze morali e spirituali.
Se già per qualsiasi uomo che abbia il vero senso dell’amicizia non c’è ferita più dolorosa del tradimento di coloro in cui poneva la propria fiducia e confidenza, tanto più ciò è vero per il Cristo, in cui ogni umano sentimento si trova al sommo grado di intensità.

Noi siamo tutti un po’ carenti, se non anche traditori, nei confronti di Gesù, eppure si può dire che egli viene continuamente da noi in cerca di una Betània dove riposare tra amici, accettando il rischio di essere rifiutato o tradito.
E ciò egli lo fa per un unico, essenziale motivo: perché tutto quanto viene dal Padre – anche il tradimento permesso, anche la croce – è non solo accettabile, ma persino adorabile.Questo atteggiamento, come ogni altro comportamento del Figlio di Dio, diventa norma di vita per ogni uomo che, entrando in comunione con lui, ritrova la propria relazione filiale nei confronti di Dio.

Siamo dunque stimolati a rientrare in noi stessi per fare un coraggioso e leale esame di coscienza, mediante il quale ci avverrà forse di scoprire che oggi, nella nostra Betània, Gesù si trova circondato da più di un amico infido e che forse proprio noi, nei suoi confronti, non facciamo sempre la nobile parte di Maria.

Anna Maria Cànopi, La Grande Settimana, Paoline 2007

Con San Paolo

hp_scheda_settsanta_paolo100_150aPerché soffrire?
Mi rallegro nelle sofferenze
perché accettarle procura grazia al mondo.
E intendo completare nella mia carne
quanto manca alle tue afflizioni, Cristo,
a vantaggio del tuo Corpo, che è la Chiesa.

Il Padre ha voluto far conoscere
qual è la ricchezza del glorioso mistero
che sei tu, Cristo, in noi,
gloriosa speranza.

Te noi annunciamo
per presentarti ogni uomo,
in te completo, Cristo.
Per questo fatichiamo,
battendoci in base alla tua energia
attiva in noi potentemente.

Prego per i miei compagni di questo mondo
perché siano consolati i loro cuori,
intessuti stretti nell’amore.
Abbiano ogni ricchezza della certezza completa
di quanto loro già sanno,
per una conoscenza definitiva del mistero di Dio,
che sei tu, Cristo,
perché in te sono nascosti
tutti i tesori della sapienza e della scienza (Colossesi 1,24-29; 2,2-3).

P. Hilsdale, Nel Signore Gesù. Preghiere dalle Lettere di Paolo, Paoline 2004

Annunci