Settimana santa con… Fiducia e vanto nella morte di Cristo


Sant’Agostino riflette sulla passione di Cristo, che fece della sua morte la nostra vita; Paolo,  nella lettera ai Filippesi, rende  lode a Cristo che ci svelò l’amore divino nella sua immensa umiliazione.

Con Agostino

188907_10150110331647217_717672216_6830163_2150528_nFiducia e vanto nella morte di Cristo
La passione del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo
è pegno sicuro di gloria e insieme ammaestramento di pazienza.
Gran cosa è ciò che ci viene promesso dal Signore per il futuro,
ma è molto più grande quello che celebriamo ricordando quanto è già stato compiuto per noi.
Dove erano e che cosa erano gli uomini, quando Cristo morì per i peccatori?
Come si può dubitare che egli darà ai suoi fedeli l a sua vita,
quando per essi, egli non ha esitato a dare anche la sua morte?
Perché gli uomini stentano a credere che un giorno vivranno con Dio,
quando già si è verificato un fatto molto più incredibile, quello di un Dio morto per gli uomini?
Cristo non aveva nulla in se stesso per cui potesse morire per noi,
se non avesse preso da noi una carne mortale.
In tal modo egli immortale poté morire, volendo dare la vita per i mortali.
Rese partecipi della sua vita quelli di cui aveva condiviso la morte.
Noi infatti non avevamo di nostro nulla da cui avere la vita,
come lui nulla aveva da cui ricevere la morte.
Da qui lo stupefacente scambio: fece sua la nostra morte e nostra la sua vita.
Dunque non vergogna, ma fiducia sconfinata e vanto immenso nella morte di Cristo.

Dai Discorsi di sant’Agostino, vescovo

 

Con s. Paolo

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Fino alla morte
Donaci, Signore, la tua mentalità.
Perché tu, pur sussistendo nella forma di Dio,
e l’essere uguale a Dio
non lo consideravi un furto,
svuotasti te stesso,
assumendo la forma di un servo,
diventando simile agli uomini,
e trovandoti in uno schema di uomo,
ti umiliasti
diventando obbediente fino alla morte,
e morte di croce!

Per questo il Padre ti ha esaltato
e ti ha messo il nome
che è sopra ogni nome.
E questo perché davanti a te
ogni ginocchio dovrebbe piegarsi:
dei celesti, dei terrestri e
di quelli che son sottoterra;
e ogni lingua dovrebbe riconoscere
che Gesù Cristo è Signore,
tu sei Signore,
a gloria di Dio, tuo Padre (Filippesi 2,6-11).

P. Hilsdale, Nel Signore Gesù. Preghiere dalle Lettere di Paolo, Paoline  2004

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