22
Apr
11

Settimana Santa con… Grande silenzio e solitudine


Riflessione sulla discesa agli inferi, in cui si scorge un nesso tra la morte di Cristo, il battesimo e la chiesa nascente e preghiera di san Paolo dalla I lettera ai Corinti sulla risurrezione della carne

Antica omelia

discesa-agli-inferi1Grande silenzio e solitudine

Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine.
Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano.
Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.
Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita.
Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte.
Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.
Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce.
Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: « Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.

Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio;
che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino
a coloro che erano in carcere: Uscite!
A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati!
A coloro che erano morti: Risorgete!
A te comando: Svegliati, tu che dormi!
Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno.

Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti.
Risorgi, opera delle mie mani!
Risorgi, mia effige, fatta a mia immagine!
Risorgi, usciamo di qui!
Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura.

Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio.
Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo.
Per te io, che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra.
Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti.
Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce.

Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale.
Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.
Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati.
Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero.

Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco.
Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco.
Il mio sonno ti libererà dal sonno dell’inferno.
La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.
Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso.
Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste.
Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono.
Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero.
Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.
Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori,
la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l’eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. 
In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli.

Da un’antica Omelia sul Sabato santo

 

Con s. Paolo

sanpaoloQuel che si semina in debolezza

È una difficoltà, non un dubbio, Signore,
se mi chiedo:
«Come risuscitano i morti?
Con quale corpo si presenteranno?»

So abbastanza bene che quanto semino
non affiora alla vita se prima non muore.
E quello che si interra
non è il corpo che nascerà
ma un semplice chicco, mettiamo, di grano,
e tuo Padre lo rivestirà di un corpo,
come ha stabilito;
un corpo proprio per ogni specie di seme.
Vi sono corpi celesti e terrestri;
una cosa è lo splendore degli uni,
un’altra è quella degli altri.
C’è una luminosità propria del sole
e un’altra, diversa, della luna,
un’altra delle stelle;
e ogni stella brilla a modo suo.

Stessa cosa è, mi hai assicurato,
per la risurrezione dei morti.
Ciò che si sotterra marcisce,
ciò che risorge è incorruttibile.
Si semina umiliato,
e risorge glorioso.
Si semina fragile e risorge potente.
Si sotterra cadavere
e risorge corpo spirituale.

Terrestre era il primo uomo, Adamo,
un uomo di polvere;
il secondo Uomo,
tu, Signore mio e Salvatore,
sei celeste.
Credo fermamente che come
abbiamo portato l’immagine
dell’uomo della terra,
porteremo anche la tua,
immagine dell’uomo del cielo (1Corinti 15,35-49).

P. Hilsdale, Nel Signore Gesù. Preghiere dalle Lettere di Paolo, Paoline 2004

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