22
Apr
11

Settimana santa con… Sono anch’io un crocifisso


Riflessione di don Primo Mazzolari davanti al grande crocifisso posto sull’altare e preghiera di san Paolo tratta dalla lettera agli efesini in cui si riconosce Gesù unico mediatore e nostra pace.

Con Primo Mazzolari

01bSono anch’io un crocifisso
Questa sera il tabernacolo è vuoto, la croce è nuda, chiuso il sepolcro, gli altari desolati, ma la Messa continua sugli ignoti calvari di una terra ove ogni picco, ogni greco, ogni preda è un tabernacolo, un altare, una croce.
Il mio prete ha tolto anche i grossi candelieri di ferro battuto: sull’altare non c’è che il grande crocifisso e la sua ombra fatta anche più grande.
Questa nudità m’agghiaccia.
Ho l’impressione di trovarmi per la prima volta in faccia alla morte, all’ingiustizia, al dolore, alla guerra… Come siano arrivate queste nostre tristezze fin sull’altare, non so: come si siano legate a quel tronco, fatte una sola cosa col crocifisso, non so…
So che ci sono anch’io lassù, sul legno, inchiodato sul legno…
inchiodato con la fame di tutti gli uomini,
con l’esilio di tutti,
con la desolazione di tutti,
con l’odio che fa la guerra,
con la menzogna che fa l’ingiustizia.
Son venuto per vedere e mi trovo inchiodato. Sono anch’io un crocifisso!
Quanti siamo qui o anche gli altri…, tutti dei crocifissi.

Ogni tentativo di fuga mi è impossibile questa sera. Cristo mi fa uomo con lui, come lui, uomo di dolore, uomo di offerta.
Le mie ragioni non tengono: i miei alibi son falsi; ci sono arrivato per tutte le strade, con tutti i disperati, i percossi, gli affamati, con tutti i felici, gli oppressori, i sazi…
Il crocifisso è mio: io sono nel crocifisso.

Chi mi ha condotto in chiesa questa sera? Chi m’ha gettato contro codesto crocifisso enorme proprio in questo Venerdì santo?Tutti e nessuno.
Bisognava pure che quel «resto» senza nome, che nessuno vuole, che nessuno capisce, lo mostrassi a qualcuno: bisognava trovargli un nome (c’è troppa orfanezza nel mio cuore!), un rifugio.
E adesso che ne so il nome, che ne vedo il volto, cos’ho guadagnato?
Quando troverò uno che ha fame… non gli potrò più dire (era così spiccio e comodo!): «Non so chi tu sia», perché ti ho visto.
Davanti allo sguardo mortificato del mio operaio, al quale nego l’aumento del salario, adesso che tutto cresce, non potrò più voltargli le spalle dignitoso e sdegnato, perché io non ti posso più licenziare, o Cristo. Se vedrò piangere, non potrò più scantonare, perché sei tu che piangi.
Quando leggerò dei morti che la guerra ammucchia, non potrò pensare che i miei dividendi crescono per la sola ragione che gli altri muoiono, perché tu mi obbligheresti a guardarmi le mani. E chi può guardare delle mani, le proprie mani che grondano sangue? Questo ho guadagnato stasera.
Il «resto» che da anni e anni, con sforzi disumani ero riuscito a serrare in un angolo morto della mia anima, ha rotto gli argini, m’inonda e mi sommerge. Per la prima volta, a faccia aperta, ho fissato in volto il mio male.

Crocifissi come te.
Ma tu, dall’alto della tua croce, invochi perdono: noi, dalla nostra croce, odiamo;
tu doni il Paradiso a un ladrone, noi togliamo il pane anche all’orfano.
Tu sulla croce, sei nudo, sei l’uomo. Noi siamo obbligati a portare la maschera dell’uomo forte, dell’uomo grande, dell’uomo implacabile… fin sulla croce.
Signore, toglimi questa maschera, fammi vedere come sono, come siamo per avere almeno pietà gli uni degli altri.
Tu ci hai comandato di amarci gli uni gli altri come tu ci ami.
Ho paura che quel giorno sia ancora molto lontano, troppo lontano.
Almeno potessimo arrivare ad aver pietà gli uni degli altri!
A vivere e a morire da uomini, da poveri uomini come siamo, in pace con noi stessi!

Primo Mazzolari, Tempo di passione, Paoline 2005


Con s. Paolo

imagesCAVPXOBBNon più stranieri
Aiutaci, Signore, a ricordarci
che un tempo, nella nostra vita,
eravamo senza te,
esclusi dalla cittadinanza di Israele,
estranei alle alleanze della promessa,
senza speranza e senza Dio.

Ora però, in te, Cristo Gesù,
noi, un tempo lontani,
siamo vicini, nel sangue di Cristo.

Una volta eravamo separati da inimicizie:
per la nazionalità, il colore, le classi sociali
,
ora però tu sei la pace nostra e
di due ci rendi uno,
avendo sciolto il muro di mezzo,
di divisione.
Di due, hai creato, in te stesso,
un solo uomo nuovo
facendo pace,
riconciliando i due, con Dio,
in un corpo solo, per la CROCE,
uccidendo in te stesso l’inimicizia.

Sei venuto a evangelizzare
pace a noi, i lontani
e pace ai vicini.
Ora noi tutti, per mezzo tuo,
abbiamo accesso, gli uni e gli altri,
nel solo Spirito, al Padre.
Non siamo più stranieri
o vagabondi
ma concittadini dei santi
e familiari di Dio, tuo Padre,
essendo stati edificati sul fondamento
degli apostoli e dei profeti.

Tu, Cristo Gesù, sei la pietra d’angolo.
In te l’intera costruzione, compatta,
cresce in tempio santo.
In esso anche noi siamo costruiti,
pietre vive sistemate insieme,
in luogo d’abitazione di Dio (Efesini 2,12-22).

P. Hilsdale, Nel Signore Gesù. Preghiere dalle Lettere di Paolo, Paoline 2004

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1 Response to “Settimana santa con… Sono anch’io un crocifisso”


  1. 22 aprile 2011 alle 10:29

    Buona Pasqua, cara Eleonora, un abbraccio!


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