Una carezza, una parola… “grazie mamma”. Così Accolgono le donne di Lampedusa


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Settemila giovani, ottomila giovani su Lampedusa, ma lei pensa siamo su un fazzoletto di terra… gente che siamo, come si dice ”semplice, viviamo… nella pace… e nella sofferenza. Nella sofferenza e nella pace.” E vedere tutto questo, ma cosa ci sta succedendo.
Ho vissuto la guerra sei anni e la povertà è una cosa brutta.
Una carezza, una parola, non è che per forza uno deve dare, se uno non ce l’ha, ma magari un sorriso.
È questo quello che chiedo a tutti, a tutti… a tutti e così eravamo tutti i lampedusani, tutti, tutti, tutti! Perché non era una cosa bella.
Io guardo ai vostri visi, penso alle vostre mamme che in questo momento non sanno se siete salvi, se siete vivi, se… siete morti.

Dott. Vespa, lei doveva vedere questi ragazzi si sono tutti chinati la testa; due: uno mi ha abbracciato e ha voluto fotografarsi con me, e uno è venuto a baciarmi in testa e mi ha detto “grazie mamma! Noi non siamo terroristi, mamma noi vogliamo una vita più bella, più bella”.

L’ultimo giorno che se ne sono andati, sono passati di qua: “mamma ce ne andiamo”. “Hai il numero?” chiedo io a questi bambini, perché erano ragazzini. “ si mamma, guarda” Gli faccio io “Buona fortuna”. “Si, mamma, grazie!”.

Testimonianza di una donna di Lampedusa a Porta a porta, speciale venerdì santo, 22 aprile 2011

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