La morte di Bin laden. Giustizia o…


Giornali_VuotiR400Bin Laden, uno dei più grandi aguzzini dell’umanità, il mandante degli attentati dell’11 settembre, è stato ucciso dalle truppe speciali americane in Pakistan, alle porte di Islamabad. Al momento in cui scriviamo non sappiamo come sono andate le cose e forse non lo sapremo mai. Il mistero giace negli abissi dell’oceano, dove, dopo essere stato imbarcato su una portaerei,  è stato seppellito in fretta e furia, come si faceva con i corpi dei pirati.
Ma se la vulgata di una squadra speciale partita per ucciderlo e giustiziarlo con un paio di colpi alla testa fosse vera, allora va detto che un processo, prima di qualunque sentenza, sarebbe stato opportuno

Per un principio di civiltà dovuto da una delle più grandi democrazie del mondo, per ottenere maggiori informazioni in fase istruttoria e smantellare la rete di Al Qaeda, per definire meglio i crimini di questo criminale dell’umanità. 
Così fecero ad esempio gli israeliani quando andarono a prendersi Eichmann in Argentina. 
Senza un processo a quel criminale nazista, Hannah Arendt non avrebbe potuto scrivere quel grande libro così prezioso per le generazioni di ieri e di oggi che è “La banalità del male”. 

Pare invece che il presidente Obama abbia preferito la vendetta alla giustizia e la legge dei pionieri del West ai principi di umanità giuridica. 
Per il resto vale il monito di padre Lombardi, portavoce della Santa Sede. “Per la morte non si gioisce mai”. Nemmeno per Osama Bin Laden.

Francesco Anfossi, L’opinione, www.paoline.it

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