Prego, prego, prego… “A che serve pregare?”


bussare alla portaGesù, tu ci inviti a pregare,
a chiedere, a bussare,
sicuri di essere ascoltati.
Ma io tante volte ho pregato e bussato
senza essere stato ascoltato.

Quando era malato mio padre,
ho chiesto che guarisse.
Invece è morto.
Ho chiesto la voglia di studiare di più,
ma la voglia non viene.
Ho chiesto di riuscire
a non far arrabbiare mia madre,
invece…

Ho pregato, ho chiesto, ho bussato,
e non sono stato ascoltato.
Allora spesso ho pensato:
"A che serve pregare?".
L’altro giorno, però, in casa di amici,
ho visto un bambino che a ogni costo
voleva toccare la caffettiera bollente.
La mamma gli ha preso la mano
e lo ha portato lontano.
E lui a piangere, a urlare…
Gesù, ho capito, che la mamma
lo ascoltava anche se lui non capiva.

Davanti al Padre e davanti a te,
siamo molto più piccoli di quel bambino
nei confronti della madre,
e non sappiamo se quello che chiediamo
è davvero il nostro bene.
Allora ci lamentiamo perché non siamo ascoltati
proprio mentre veniamo ascoltati.

Gesù, adesso, quando prego,
penso sempre a quel bambino che strilla,
mentre la mamma lo allontana dal pericolo.
Adesso so che dietro a ciò che non ottengo
in realtà mi viene dato ciò di cui ho bisogno.
Continuerò a chiedere e a bussare
sicuro che in qualche modo sarò ascoltato.
Però cercherò di non dimenticare
di accompagnare ogni mia richiesta
con il tuo: «Sia fatta la tua volontà e non la mia».
Tonino Lasconi, Amico Dio, Paoline

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Un pensiero su “Prego, prego, prego… “A che serve pregare?”

  1. Hey, la metafora del bambino che vuole toccare la caffettiera è ottima, veramente efficace… il concetto che ciò che è bene per noi sia spesso superiore alla nostra capacità di comprensione è noto e assai discusso, ma non avevo ancora incontrato un’immagine che lo esemplificasse tanto bene – fuor di vangelo 😉

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