Il mio Vangelo tra Jovanotti e la strada. Don Gino Rigoldi


Don Gino Rigoldi Cappellano dell’Istituto penale per minorenni “Beccaria” di Milano e fondatore di Comunità Nuova onlus, ha appena pubblicato “Io cristiano come voi”. 

gino_rigoldi_libroNel suo libro “Io cristiano come voi” (ed. Paoline) prova a raccontare la fede da un punto di vista diverso: partendo dalla strada, tra la gente. Come mai ha scelto questo titolo?
Perché il libro parla di me e della mia storia. Un testimone, non un teologo. Provo a raccontare quello che ho visto e vissuto in tutti questi anni. Le difficoltà e le vittorie. Ma non sono un riformatore della Chiesa.

Un motto che sembra uscito da un album di Jovanotti (suo amico, ndr). Poca teoria e tanta pratica…
Più che per il titolo è jovanottiano per come è scritto. Lorenzo, mentre stavo pensando al libro, mi ha detto: “Trova un argomento e non scrivere più di una pagina e mezza: concentra tutto in poco spazio, solo così il tuo pensiero arriva diretto”. E io l’ho fatto.

Al centro del libro ci sono il Vangelo e Gesù, visti come rivoluzionari. Oggi sembra che la Chiesa ascolti poco i cambiamenti, viva nel passato e nella tradizione. Non trova che ci sia stato uno scollamento?
Io credo che un’istituzione parta da un blocco originario, vero. Nel nostro caso il Vangelo. Poi si struttura, crea delle norme. E infine si sclerotizza e diventa vecchia. La Chiesa è lontana: sul sesso, sulle coppie di fatto, sulle ricchezze. E potrei continuare. Nel Vangelo non ci sono i dieci comandamenti, ma c’è un grande comandamento: cercate la comunione con Dio attraverso il volto di Gesù. Cioè, capite quello che Cristo vuole. E la prima persona che ha portato in paradiso era un delinquente reo confesso, non certo un monsignore.

Quindi qual è il “ritmo” che la Chiesa dovrebbe seguire?
Amore per il prossimo, giustizia, difesa dei deboli, comunità. Questi sono i comandamenti. Le leggi sul sesso sono secondarie. La Chiesa deve ritornare a queste verità. Non deve dire le cose, ma farle.

Ad esempio?
Il cardinale Dionigi Tettamanzi (ex arcivescovo di Milano, ndr) non ha detto: “Rispettate i rom”. È andato da loro, nei campi, in mezzo al fango. E allora è diventato il vescovo comunista, l’imam di Milano. Ma il cristianesimo è questo e anche di più.

Cosa c’è di più?
Prendiamo tutte le ricchezze della Chiesa: se dice di aiutare i poveri, dovrebbe metterle a loro disposizione, sempre. E dovrebbe dire che la ricchezza è un peccato.

Pare che ci siano due Chiese: una vicina al suo pensiero, l’altra che va a braccetto con le banche e le ricchezze terrene. Come fanno ad andare d’accordo?
Il motivo è sempre il capo. Gesù ci ha detto che il Papa è il nostro riferimento: così io sto nella Chiesa perché credo in Cristo e allora credo nel Papa. Dall’interno però provo a cambiare il ritmo.

Come sulle coppie di fatto e sull’omosessualità…
Possiamo dire che due omosessuali che si amano veramente facciano una cosa sporca e brutta? Io ci penserei bene prima di affermarlo. È peccato? Calma.

E poi parla anche di comunione e messa: meglio prenderla una volta a settimana, per darle un senso comunitario forte…
Durante la settimana si può pregare. L’eucarestia è la cena della comunità e si fa la domenica. Bisogna ridargli un senso. E il significato si trova solo creando un gruppo. Ogni tanto vado a Londra e mi capita di seguire la messa: alla fine ci sono le torte e il te. Il prete saluta tutti sulla porta. Un’altra situazione. C’è la comunità.

A Milano le elezioni politiche hanno segnato un cambiamento epocale. Che ne pensa?
Ora bisogna stare attenti. Quando aumenti il biglietto del tram, tagli un po’ lo sport, inasprisci l’Ecopass, rischi che le persone dicano che sei uguale a quelli di prima. La sfida è far capire che i tagli ci sono perché mancano i soldi, ma che c’è stata un svolta. Vorremmo costruire mille appartamenti per i giovani: 70 metri quadrati, 400 euro al mese.

Da dove viene questo suo “carattere ribelle”, attento ai deboli a tutti i costi? Dal Beccaria?
L’ho sempre avuto. Quando ero vicerettore del Collegio Arcivescovile “De Filippi” di Varese, arrivavano tanti ragazzi dal Sud e se avevamo stanze vuote li facevo dormire gratis. Ho sempre cercato di trovare il modo per “schivare” le regole. Il “Beccaria”, invece, è più diretto: sai dove sei, cosa devi fare. Però è stata (ed è) una grande scuola.

Dove si trova il volto di Cristo oggi…
Nel Vangelo si dice in tutti i poveri e negli emarginati. Ma bisogna abituarsi a vedere il volto di Gesù nelle persone con le quali viviamo ogni giorno.

Angelo Paura, City, 5 ottobre 2011

»»» Gino Rigoldi, Io cristiano come voi, Paoline 2011

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