Svegliati, uomo, per te Dio si è fatto uomo


La gioia del mio Natale

dio si è fatto uomoE, allora, ecco la gioia del mio Natale: non siamo venuti a ricordare una memoria, non siamo venuti a trovare lo statuto delle nostre grandezze e della nostra dignità umana. Se il mondo vorrà avere anco­ra degli uomini liberi, se vorrà avere degli uomini giusti, se vorrà avere degli uomini che sentano la fraternità, bisognerà che noi non dimentichiamo le stra­de del presepio” (Mazzolari).

Mi piace rivolgermi a voi offrendo come parole augurali per il santo Natale quelle di Mazzolari: “Bisognerà che noi non dimentichiamo le strade del presepio”. Le ritengo importanti e necessarie perché – preoccupati di realizzare presepi, piccoli o grandi, viventi o artistici, o molte volte ridotti a raffigurazioni di arti e mestieri in cui il Bambino sembra trovarsi lì per caso e non più come personaggio principale – dimentichiamo che, assieme a Lui, i protagonisti del Natale siamo noi. Tocca anche a noi percorrere le strade che portano alla grotta per incontrarLo veramente o finalmente. Natale è incontro eccezionale. Il fittizio scenario natalizio costruito dagli uomini rischia di farci dimenticare il mistero dell’Incarnazione voluto da Dio che, a pensarci, è un paradosso anzi è scandalo perché smonta l’immagine che noi tentiamo di costruirci di Lui. Al Dio potente si contrappone un Dio debole, al Dio forte un Dio che si fa bambino che cerca e gode delle coccole della mamma, al Dio Creatore il Bambino che ha bisogno di essere cambiato e lavato, al Dio degli eserciti un Dio tra i pastori che nasce in una grotta, al Dio che abita nei cieli Dio che si fa uno di noi, solidale sino a condividere attese e sconfitte, addirittura la morte.

Peccato, ciò che avrebbe dovuto mettere sotto sopra il nostro cuore per la grande meraviglia lo abbiamo ridotto, complici anche noi credenti, ad una scintillante e colorata scenografia. Siamo riusciti a stravolgere e deformare, coi rumori e i suoni che poco hanno a vedere con la gioia della grotta di Betlemme, il mistero che va contemplato in silenzio e nella preghiera. "Dio è entrato nella storia dell’umanità e, come uomo, è divenuto suo soggetto’, uno dei miliardi e, in pari tempo, unico!" (RH, 1). Così, facendosi uomo, leggiamo nel Concilio, "il Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato" (GS, 22). Possiamo fare diventare come normale tutto questo?

Bambino-Mamma-500x393È una storia strabiliante quella del Natale, che il Bambino ora consegna a noi chiedendoci di continuarla. Desidera che tutti gli uomini la scoprano e la sentano loro. È il senso della missione che, come chiesa Agrigentina, siamo impegnati a vivere. I sentieri che portano a Betlemme, continuano oggi nelle nostre strade. La missione infatti ha due facce. La prima è portare agli altri la bella notizia di Dio che ‘osa’ lasciare il cielo per venire a stare con noi e riempire la nostra vita di cielo e, la seconda, che uscire in missione è, come i pastori e i magi, metterci alla Sua ricerca per trovarLo ed incontrarLo nelle tante grotte delle nostre città, là dove vive l’affamato, l’assetato, il forestiero, l’ignudo, il malato, il carcerato, l’anziano.

Per tutto questo, e non solo, scambiarci gli auguri del Natale non può essere ridotto ad un gesto banale di buona creanza o di abitudine, ma è trasmetterci speranza, perché è “apparsa la benignità di Dio” (Tito 2,11; 3,4). E da Betlemme in poi la speranza non è più illusione perché ormai ha un volto e un nome: Emanuele.

Sant’Agostino direbbe anche a noi: «Svegliati, uomo, poiché per te Dio si è fatto uomo». L’augurio perciò è che non solo non dimentichiamo le strade del presepio, ma che ci ritroviamo sempre più numerosi a percorrerle per cercare, trovare e poi portare agli altri il Bambino di Betlemme.

+ don Franco Montenegro
Arcivescovo di Agrigento, in www.diocesiag.it,

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