"Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione"


Messaggio del Papa per la 46ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2012

 

Il Messaggio è stato presentato stamattina in Vaticano in una conferenza stampa a cui ha preso parte mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali. Nel messaggio il Papa ricorda che silenzio e parola sono due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi.

Intervento di mons Claudio Maria Celli

1. Ogni anno nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali il Papa cerca di analizzare la cultura della comunicazione per offrire suggestioni all’uomo di oggi e per orientare l’azione pastorale della Chiesa. Negli ultimi anni il Papa è stato molto attento ai processi e alle dinamiche della comunicazione, specialmente nel contesto della trasformazione culturale originata dagli sviluppi tecnologici. Nel messaggio di quest’anno il Santo Padre rivolge l’attenzione verso un elemento "classico" della comunicazione: "il silenzio", o forse è meglio dire il binomio silenzio-parola. Questo aspetto, anche se classico, diventa sempre più importante nel contesto della cultura digitale.

Il silenzio non è mancanza di comunicazione, il silenzio fa parte del flusso di messaggi e informazioni che caratterizza la nuova cultura della comunicazione "Esiste un silenzio che è un elemento primordiale sul quale la parola scivola e si muove, come il cigno sull’acqua. Per ascoltare con profitto una parola, conviene creare dapprima in noi stessi questo lago immobile…. La parola sorge dal silenzio, e al silenzio ritorna". (Jean Guitton, La Solitude et le silence).

In questo Messaggio troviamo una riflessione umana profonda sull’importanza del silenzio al cuore della comunicazione. Il silenzio parla – il nostro silenzio può esprimere la vicinanza, la solidarietà e l’attenzione agli altri. Il silenzio è un modo forte per esprimere il nostro rispetto e il nostro amore per gli altri. Nel silenzio ascoltiamo l’altro, diamo la priorità alla parola dell’altro. Il silenzio è un atteggiamento attivo. È il nostro silenzio che permette e dà spazio all’altro per parlare. "Parlare significativamente può soltanto colui che può anche tacere, altrimenti sono chiacchiere; tacere significativamente può soltanto colui che può anche parlare, altrimenti è un muto. In tutti e due questi misteri vive l’uomo; la loro unità esprime la sua essenza". (Romano Guardini, Virtù. Temi e prospettive della vita morale)). Il silenzio rafforza il rapporto, il legame tra due persone. Nel silenzio riesco a capire chi è l’altro e proprio in questo trovo me stesso. Il silenzio mi permette di essere attento al contenuto della comunicazione. Il silenzio serve per riflettere, per pensare, per valutare, per giudicare la comunicazione. È il silenzio che ci aiuta a vedere… In fondo è nel silenzio che riesco a dare il giusto significato alla comunicazione e non essere solamente sommerso dal volume della stessa comunicazione.

Il silenzio diventa sempre più importante nel contesto di quel flusso di domande che in un certo senso è il motore della moderna cultura della comunicazione. Il silenzio ci permette di ascoltare bene le domande per discernere ciò che l’altro sta cercando di comunicare. Nella nostra cultura c’è il rischio di non ascoltare la domanda dell’altro e di cercare di imporre risposte prefabbricate. È nel silenzio che può fiorire quel dialogo fra colui che fa la domanda e colui che cerca di rispondere. In questo c’è un dialogo, c’è un’interattività e c’è una vera ricerca della verità.

Il Santo Padre suggerisce che al cuore di questo flusso di domande c’è una domanda fondamentale che è la ricerca della Verità e da qui nasce di nuovo l’importanza del silenzio come il luogo privilegiato dove il soggetto umano si trova davanti a se stesso e davanti a Dio. Il Papa nota come il silenzio e la solitudine siano stati fondamentali in tutte le grandi religioni come luoghi di incontro con il mistero.

2. Da qui il Papa sviluppa l’importanza del silenzio nella missione comunicativa della Chiesa e dei cristiani. Ci offre una forte meditazione/riflessione sul silenzio comunicativo di Dio. "Il Dio della rivelazione biblica – dice il Papa – parla anche senza parole" e, citando l’Es. ap. postsin. Verbum Domini, ricorda che "come mostra la croce di Cristo, Dio parla anche per mezzo del suo silenzio". Anzi "nel silenzio della Croce parla l’eloquenza dell’amore di Dio vissuto sino al dono supremo".

In questa luce appare evidente che "l’uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio" e rifacendosi a quanto diceva nell’Omelia della Celebrazione Eucaristica con la Commissione Teologica Internazionale (2006) afferma: "Abbiamo bisogno di quel silenzio che diventa contemplazione, che ci fa entrare nel silenzio di Dio e così arrivare al punto dove nasce la Parola, la Parola redentrice".

Questa contemplazione silenziosa non è però statica ma permette all’uomo di fare sue le dinamiche antropocentriche proprie dell’amore divino: "La contemplazione silenziosa ci fa immergere nella sorgente dell’Amore, che ci conduce verso il nostro prossimo, per sentire il suo dolore e offrire la luce di Cristo". Come è tipico di Papa Benedetto, con poche parole illuminanti sa aiutarci a scoprire le misteriose dimensioni del rapporto tra contemplazione ed apostolato (così caro ad un dottore della Chiesa: Teresa di Lisieux). Poco più avanti dirà: "È da questo Mistero che nasce la missione della Chiesa, ed è questo Mistero che spinge i cristiani a farsi annunciatori di speranza e di salvezza, testimoni di quell’amore che promuove la dignità dell’uomo e che costruisce giustizia e pace".

L’ultima pennellata di questo Messaggio è dedicata all’educazione, alla comunicazione: vale a dire "imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare"; ricordando specialmente agli evangelizzatori che "silenzio e parola sono entrambi elementi essenziali e integranti dell’agire comunicativo della Chiesa, per un rinnovato annuncio di Cristo nel mondo contemporaneo".

"Le creature parlano con i suoni. La parola di Dio è silenzio. La segreta parola d’amore di Dio non può essere altro che silenzio. Il Cristo è il silenzio di Dio. Non c’è albero simile alla Croce; non c’è armonia pari al silenzio di Dio. (…) Quando il silenzio di Dio penetra nella nostra anima, vi si apre un varco fino a raggiungere il silenzio segretamente presente in noi. Allora abbiamo in Dio il nostro tesoro e il nostro cuore, e lo spazio ci si apre davanti come un frutto che si separi in due, perché vediamo l’universo da un punto che è situato al di fuori dello spazio. Per questa operazione non ci sono che due sole punte abbastanza acuminate da penetrare così nella nostra anima: la sventura e la bellezza". (Simone Weil, Attesa di Dio)

Mons Claudio Celli, Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali,news.va

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