“Sto bene anche senza dio». ma siamo sicuri?”


fede_giovani_socialnetworkAlcuni giorni fa, durante un incontro, un vescovo ha raccontato ai presenti che, nello svolgimento delle visite pastorali, ha inserito la visita alle scuole, sia quelle pubbliche di ispirazione cattolica che quelle pubbliche statali. La visita consiste in un incontro con i docenti ed il personale ed un incontro con gli alunni. In una scuola superiore durante il dialogo con gli studenti, un ragazzo, raccontava il vescovo, ha fatto la seguente affermazione: “io sto bene così, non ho bisogno di Dio”.

Credo che a tutti, come a me, sia capitato di ascoltare, parlando con un amico non credente, questa espressione “Io sto bene così, non ho bisogno di Dio”; in classe, a scuola, durante l’ora di religione, molti giovani si esprimevano così; sollecitati da questa affermazione probabilmente ci siamo sforzati di dire qualcosa a questa amico, qualcosa sul bisogno di Dio, sull’importanza della fede nella nostra vita.

E’ giusto argomentare sul bisogno di Dio ma credo sia altrettanto interessante soffermarsi sulla prima parte dell’affermazione “io sto bene così”. Cosa vuol dire “stare bene”, e come è possibile “stare bene” davvero. Se dovessi chiedere a me stesso se “sto bene”, la risposta sarebbe “no, non sto bene!”. Come posso “stare bene” quando so che qualcuno “sta male”, quando persone che conosco soffrono e che famiglie intere vivono situazioni di enorme dolore; come posso star bene quando la vita mi ha permesso di essere vicino a genitori segnati dal suicidio di un figlio o a giovani sposi feriti dalla malattia di un coniuge. Come posso “stare bene” quando nel mondo dei giovani c’è ancora la droga. In questi giorni ho incontrato la sofferenza di una nonna con una nipote anoressica e quella di un fratello con una sorella colpita da malattia psichica. Come posso dire “sto bene” quando ho una grande gioia nel cuore e non riesco o non posso o non voglio comunicarla a chi è triste. Come posso dire “sto bene” quando ho una tremenda sete d’amore che nessuno riesce a saziare.

L’inquietudine è parte della vita di chi crede e di chi non crede, ma Dio è speranza, Dio si rende disponibile a curare la nostra inquietudine, a dissetare i cuori, a regalare pace e conforto a tutti con la sua semplice presenza.

La presenza di Dio è un dono che, per essere accolto, ha bisogno della nostra disponibilità, della nostra umiltà, del nostro “sì”.

Don Nicolò Anselmi, gmg2011.it, 25 gennaio 2005

don.nico@libero.it

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2 pensieri su ““Sto bene anche senza dio». ma siamo sicuri?”

  1. Mi unisco a Giada che ha espresso benissimo quello che è il mio pensiero. Se in gioventù qualche volta ho pensato che potevo fare a meno di Dio, con l’andar del tempo mi sono resa conto che SOLO LUI POTEVA SODDISFARE LA MIA FAME E LA MIA SETE .
    Lucetta

  2. Sai qual è il fatto? Che quel ragazzo pensa di essere perfettamente e totalmente in controllo della propria vita, per questo non si rende conto di aver bisogno di Dio.
    Fin quando va tutto più o meno bene, pensiamo di bastare a noi stessi.
    Siamo ciechi alla sofferenza altrui, pensiamo che sì… magari ci dispiace, ma che non possiamo aiutare tutti (e la triste conseguenza è che non aiutiamo nessuno).
    Ma arriverà il giorno in cui, in modo doloroso ma salutare, un evento, una persona, una frase faranno comprendere a quel ragazzo che lui collabora al dispiegarsi della sua vita. Ma non è Dio.
    E’ un Io, sì. Una creatura, creata per uno scopo d’amore.
    Ma non è il Creatore.
    E allora si arrabbierà, e piangerà e scalpiterà…
    ma alla fine guarderà in sè e si troverà di fronte all’Amore.
    E, a quel punto, la sua libertà sceglierà se abbracciarlo oppure no.
    Io ero come quel ragazzo.
    E oggi la mia libertà è in un SI’.

    Dio la benedica 🙂

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