Tutta la città davanti alla porta


V Domenica – Tempo Ordinario – Anno B

“Tutta la città davanti alla porta” di Gesù. Questa immagine è simbolo di una realtà universale: l’intera umanità davanti a Gesù. Ma chi è questa umanità in cerca di guarigione, di aiuto? È quella del tempo di Gesù, oppure anche quella di oggi?

Letture: Gb 7,1-4.6-7; Sal 146; 1Cor 9,16-19.22-23; Mc 1,29-39

 

liturgia_davanti_porta_paoline“Venuta la sera, dopo il tramonto del sole – non perché dopo il pranzo servito dalla suocera di Pietro rimessa in sesto dal suo intervento si era concesso un bel riposino, ma perché con il tramonto del sole terminava il riposo del sabato e soltanto allora la gente poteva muoversi e si poteva ricominciare a lavorare -, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta”.
“Tutta la città davanti alla porta” di Gesù. Fortissima questa immagine, perché scavalca il resoconto, la cronaca del fatto, per diventare simbolico di una realtà universale: l’intera umanità davanti a Gesù.
Com’è questa umanità? È malata, è sofferente, è in cerca di guarigione, di aiuto. Qual è questa umanità sofferente? È quella del tempo di Gesù, quella dei tempi passati, oppure anche quella di oggi?
A rimanere prigionieri dell’“aria che tira”, della cultura che ormai da molti decenni domina e cerca continuamente di rafforzarsi attraverso i media, sembrerebbe che quella “umanità sofferente” non ci riguardi più. Oggi ci è difficile immaginare “la città”, l’umanità sofferente. Sì, ogni tanto ci arrivano notizie di anziani maltrattati nei ricoveri, di bambini picchiati, di persone vittime di violenza, di emigranti che fuggono da fame e guerre, di gente che si toglie la vita…, ma l’immagine che prevale è quella di una umanità che si diverte, che aspetta la neve per andare a sciare, e il sole per scappare al mare; di gente che aspetta il weekend per la movida, per lo sballo, per lo shopping; di gente che supera le difficoltà con prodotti sempre a disposizione: frollini a colazione, piatti ben forniti a pranzo e cena, detersivi e scope che puliscono da soli, auto che offrono sempre maggiori confort e consumano sempre di meno.
Oggi la “città” non cerca chi la può guarire, ma chi la può divertire.

Ma è così?
Si fa di tutto per illudersi che è così, ma quando la vita “duro servizio sulla terra” si impone al di là delle illusioni e delle suggestioni, si crolla, si dà da matti, si entra in depressione, si cerca di scappare. E quando la vita si manifesta, nonostante la scienza e la tecnica, come “un soffio” , si protesta: “Non si può morire così”, e ci si consola con applausi alla salma e con messaggini del tipo “sarai sempre con noi” sul luogo dello schianto. E quando gli eventi della natura ci ricordano drammaticamente la nostra debolezza e piccolezza, si cerca di esorcizzarli cercando qualche colpevole, o magari denunciando alla magistratura chi non ha saputo prevederli.

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