La suocera di Pietro e quel tizio: Gesù (Mc 1,29-31)


"Gesù guarisce la suocera di Pietro" (miniatura del XV secolo)Gira su di me una buffa storia. Ma voi non ci dovete credere. Be’, pare proprio che io sia finita all’inferno: almeno così la raccontano. Guardate un po’ se son cose da dire sul conto di una povera vecchia. Lo ammetto, ero bizzosa, brontolavo tutto il giorno fuori e dentro casa, ma campate voi tutta una vita, tirate su una famiglia da sola, una povera vedova, senza mai il becco di un quattrino. Si fa presto a dire che avevo sempre il muso lungo. Non c’era mica da stare allegri: un po’ di pesce avanzato, se andava bene. Si sa: Simone, mio genero, faceva il pescatore. Anche per questo ce l’avevo con mia figlia: proprio un pescatore dovevi prenderti, non potevi sposarti un ricco mercante che ti coprisse di stoffe preziose e facesse tirare un respiro a tua madre? Macché, un pescatore, e neanche tanto fortunato. Erano più le volte che lui e suo fratello ritornavano a mani vuote; una volta perché sul lago c’era stata tempesta, una volta perché le reti, troppo vecchie, si erano strappate sul più bello, una volta perché si era fermato a chiacchierare in piazza.
Quando poi seppi che aveva lasciato le reti in secco e si era messo a girare per i paesi insieme con un certo Gesù che pare facesse scappare i demoni, ne ebbi abbastanza. Feci una gran scenata a mia figlia e per la rabbia mi misi a letto con la febbre. Che si arrangiassero pure senza di me.

Rimasi così per un bel pezzo, a masticare la mia febbre e la mia rabbia, finché un giorno mia figlia, quella povera sciocchina, mi viene a scotere per una spalla e mi dice che Simone era tornato, che era a Cafarnao con quel suo Gesù. Il paese era in subbuglio.
Pare che questo Gesù, che era figlio di un falegname di Nazareth e di una certa Maria — qui da noi si chiamano tutte così —, fosse entrato nella nostra sinagoga e ti vede quel poveraccio che se ne sta sempre lì seduto e grida come un ossesso. Lo conosciamo tutti e non ci facciamo più caso. Ma lui, Gesù, quando lo sente che gli grida contro non so che stramberia, mica tira dritto: si ferma, gli si mette ritto davanti e come se parlasse a qualcuno che nessuno vedeva, ordina: «Taci ed esci da lui!». Adesso viene il meglio: pare che un mostro, uno spirito maligno o chi diavolo fosse, che se ne stava proprio dentro quel pover’uomo come io sto dentro la mia casa, dopo averlo sbattuto per terra dalla rabbia di dover sloggiare, se ne scappasse fuori davanti a tutti e via di corsa con la coda fra le gambe. Io di queste storie non ne voglio sapere, i miei compaesani sono sempre stati degli sciocchi, dei perditempo, ogni scusa è buona per non lavorare; era inutile che mia figlia mi stesse a scuotere per le spalle, non mi sarei certo alzata per così poco. In quella, entra Simone. Io mi giro con la faccia contro il muro, ma con la coda dell’occhio vedo che c’è anche il suo amico. Be’, adesso vi dico come è andata, padroni di non crederci.
Quel tizio, Gesù, mi viene vicino, mi prende per una mano e dice alla febbre, proprio alla mia febbre, come se la febbre fosse una persona che stesse lì seduta ai piedi del letto: «Febbre, lascia questa donna e vattene». E io, subito, non ebbi più la minima voglia di starmene distesa in quello stupido letto, non sapevo più nemmeno che ci stessi a fare; mi venne una gran voglia di alzarmi, di far festa, di accendere il fuoco e di far da mangiare per tutti.
Simone aveva portato dei pesci, sì, i soliti maledetti pesci, ma io sono bravissima a far da mangiare quando voglio e preparai un brodetto da leccarsi i baffi, con molto aglio e peperoncino, come piace a Simone.
Così è andata la storia, quella volta. Poi ho vissuto come tutti, né bene né male.
Adesso gira sul mio conto quella stupida diceria che quando sono morta, sarei andata all’inferno. Guarda un po’, cosa ti va a inventare la gente ignorante. Allora ditemi voi perché sono qui, in paradiso, e ci sto bene come nessuno. Hanno trovato una scusa anche per questo. Secondo loro, mio genero, Simone, che quassù è potentissimo, si sarebbe lamentato con Gesù che non stava bene che la suocera di Pietro, il primo degli apostoli, stesse all’inferno, se non si poteva fare qualcosa per tirarla fuori. Allora Gesù, sorridendo, ricordandosi di quel brodetto di pesce che gli avevo fatto, così pieno d’aglio, gli disse che si poteva tentare. Che mi mandasse giù un capo d’aglio con la treccia molto lunga: se fossi stata capace di arrampicarmi fino al cielo, era fatta.
Non me lo feci dire due volte, mi attaccai al capo d’aglio e su. Vedendo che tagliavo la corda, tutte le vecchie donne bisbetiche, tutte le suocere brontolone che se ne stavano con me all’ inferno, mi si attaccarono ai piedi e su, in paradiso anche loro. È per questo che all’ inferno, di vecchie donne brontolone, di quelle che hanno dato l’anima per allevare i figli, non ce n’è rimasta più nemmeno una.
Ferruccio Parazzoli, Gesù e le donne, Paoline

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