Nascere donna: voci da Sud Sudan e Pakistan


 

SUDAN-ELECTIONS/Sono milioni nel mondo le donne che vivono in condizioni di estrema povertà. In occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, l’agenzia Fides ha raccolto esperienze di aiuto alle donne in Paesi difficili, quali il Sudan del Sud e il Pakistan. Tra queste, la “voce delle donne” di Radio Sudan, rete cattolica coordinata dai missionari comboniani e sostenuta dall’organizzazione cattolica spagnola Manos Unidas. Tra i suoi obiettivi c’è quello di promuovere i valori di convivenza pacifica tra uomini e donne in un Paese devastato da decenni di guerra, attraverso informazione, formazione e intrattenimento. Nell’ultimo anno si è aggiunta Radio Good News, che trasmette dalla città di Rumbek e offre informazioni locali e generali, programmi culturali ed educativi, oltre all’opportunità di esprimere le proprie opinioni. “Radio Good News – scrive Fides – è impegnata a raggiungere migliaia di donne della regione che vivono tagliate fuori non solo a causa della povertà ma anche perché non sanno né leggere né scrivere. Sono previsti 52 programmi settimanali, rivolti a queste donne emarginate, nel corso dei quali potranno raccontare problemi e inquietudini. Si calcola che ne saranno intervistate almeno 400. Si parlerà dei problemi che ogni giorno devono affrontare, della disuguaglianza nel lavoro e nell’ambito familiare, del matrimonio precoce, del matrimonio forzato, di poligamia, discriminazione, educazione delle bambine e di altri relazionati con il loro ruolo nei conflitti armati”. Secondo i dati diffusi dal governo del Sudan del Sud, l’anno scorso l’80% delle donne risultava analfabeta. Inoltre nel Paese si registra un alto tasso di mortalità materna e di violenza. Le bambine di 13 o 14 anni vengono costrette a sposarsi, restando tagliate fuori dall’istruzione e dal lavoro.
Difficile anche in Pakistan la condizione delle donne, specialmente se appartenenti a comunità religiose di minoranze. Sono spesso abusate e molestate, costrette a conversioni forzate e con un basso livello di istruzione. A far luce sulla condizione femminile in Pakistan è un Rapporto della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale del Pakistan, frutto di interviste a oltre 1.000 donne indù e cristiane realizzate in 8 distretti del Punjab e in 18 distretti Sindh, dove vive il 95% delle minoranze religiose. …Un fenomeno preoccupante è quello delle conversioni forzate, un migliaio di casi denunciati ogni anno.
La condizione di subalternità, povertà ed emarginazione delle donne cristiane e indù si riflette anche sui bambini: 314 morti infantili su 3.050 nascite l’anno, con un tasso di mortalità pari al 10,3% (il tasso nazionale è dell’8,7%). Inoltre "la maggior parte dei bambini delle minoranze sono costretti a frequentare gli studi islamici per mancanza di alternative appropriate", nota il testo, toccando una questione, quella dell’istruzione, che resta cruciale per il miglioramento della vita delle minoranze religiose.
Da Agenzia Fides, in Avvenire, 6 marzo 2012

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