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Mar
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Senza l’unico Dio, pericolo di frana – Gv 2,23–25


3a Domenica – Tempo di Quaresima – Anno B

Del Decalogo si è disposti ad accettare le indicazioni etiche, ma non il loro fondamento: “Io sono il Signore Dio tuo. Non avrai altri dei di fronte a me”. Se non si accetta la sovranità assoluta di Dio, tutti gli altri comandamenti diventano indicazioni generiche senza nessuna efficacia pratica.

Letture: Es 20,1-17; Sal 18; 1 Cor 1,22-25; Gv 2,13-25

bl_3domenica_quaresima_preghiera_lasconi_paoline_2012“Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”, risponde Gesù ai Giudei, scioccati per il suo clamoroso e imprevedibile intervento sulle bancarelle del tempio. I Giudei non capiscono – onestamente non li si può rimproverare di questo – e rispondono come avremmo risposto noi: “Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?”.
L’evangelista Giovanni, che al momento sarà rimasto sicuramente interdetto come tutti i presenti alla scena, mentre scrive il racconto ha capito e precisa: “Ma egli parlava del tempio del suo corpo”. Così fa capire anche a noi che Gesù non soltanto parlava del suo corpo, ma di tutti noi, di tutti gli uomini e le donne creati in lui a sua immagine e per i quali egli ha offerto la sua vita, perché il vero tempio di Dio è l’uomo vivente. Questa è una verità della nostra fede, tanto fondamentale quanto trascurata, per la quale l’amore, il rispetto, addirittura l’orgoglio per le nostre straordinarie e bellissime chiese sono niente, se gli stessi amore, rispetto, orgoglio non sono riservati al tempio di Dio che siamo e noi e che sono tutti gli uomini e le donne di qualsiasi età, razza, condizione.
Come onorare questo tempio di Dio vivente?
La liturgia ci propone il Decalogo, queste Dieci Parole che godono di molta considerazione teorica, ma un’accoglienza assai superficiale nella pratica. Tutti, infatti, in teoria convengono che bisogna onorare il padre e la madre, che non bisogna ammazzare, mentire, rubare, non commettere adulterio, ma…
Ma poi partono i distinguo. Onorare i genitori sì, ma fino a che punto? Fino a sacrificare per loro il proprio ritmo di vita che magari comprende la settimana sulle nevi, i quindici giorni al mare, e i weekend con il camper? Non ammazzare va bene, ma questo deve valere anche per l’aborto e l’eutanasia? Non pronunciare falsa testimonianza non esigerà mica dire il vero anche quando ci sono in ballo interessi importanti? Non commettere adulterio poi… C’è un sacco di esperti secondo i quali qualche scappatella addirittura fa bene al matrimonio. Lasciamo perdere poi il non desiderare ciò che hanno gli altri. Se lo si prendesse sul serio crollerebbe rovinosamente la nostra organizzazione sociale basata proprio sulla competizione, sul desiderare fortemente quello che hanno gli altri, per poi riuscire possibilmente a scavalcarli…
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