Il fuoco della croce e la vita interiore


GPII CroceLa croce di Gesù è messaggio.
Un messaggio che, però, non si coglie
se non facciamo il cammino di Mosè,
se non ci lasciamo afferrare dalla contemplazione
del fuoco della croce.
È impossibile cogliere la croce di Cristo
– e la croce del cristiano –
senza un cammino spirituale.
La croce non ha senso
per chi confida solo nell’efficienza materiale,
nei programmi tecnici, nei progetti sociali.
Non ha senso per chi
non vuole dare spazio alla vita interiore,
per chi ritiene che i problemi umani
si possono risolvere scavalcando l’uomo, la sua libertà, il suo cuore.
La croce non dice niente,
anzi fa ostacolo e crea difficoltà,
per chi non sa aprirsi al mistero,
per chi non accetta la Sapienza che viene dall’alto,
per chi non rispetta i tempi lunghi e pazienti
nei quali si dispiega l’azione di Dio,
per chi pretende che l’amore di Dio
corrisponda in modo frettoloso, presto e subito,
e superficiale ai desideri dell’uomo.
La croce fa ostacolo per chi non ha il coraggio
di distaccarsi da se stesso
per mettersi nelle mani del Padre.
Essa rimane un puro simbolo muto di dolore,
per chi non è disposto a vivere la solidarietà
con Cristo e con i fratelli,
per chi esige la soluzione automatica
di tutti i problemi senza prestare
il proprio contributo di condivisione.
Per chi vede nel dolore degli altri
un fastidio da lasciare sulle spalle degli altri
e non una provocazione alla vicinanza
e alla comunicazione fraterna.
La mancanza di profondi atteggiamenti spirituali
tende, dunque, a rendere vano
il messaggi della croce.
Incontriamo, allora, la croce nelle nostre chiese,
la mettiamo nelle nostre case,
la portiamo su di noi senza avere il coraggio
di prendere la nostra croce insieme a quella di Gesù.
Cardinale Carlo Maria Martini

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