FamilY 2012. Intervista a Daniela Bovolenta, mamma blogger?


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1. Verso il VII INCONTRO INTERNAZIONALE DELLE FAMIGLIE

Intervista di Paolo Pugni

Daniela Bovolenta è autrice di due blog trascurati, come dirà tra poco, ma commentatrice assidua e profonda di blog altrui ai quali offre la sua visione pacata e lucida, sempre attenta e lieve, per affermare senza aggredire, e negare senza spegnere.
Le ho chiesto di raccontarci di lei e con quella cura silenziosa ed efficace, non solo ha risposto alle mie domande, ma ha curato una sua sincera ed essenziale biografia, che riporto in chiusura di post.

Daniela Bovolenta1) Mamma blogger con due blog distinti: ci puoi dire le differenze tra questi due diari che tieni?

Intanto devo ammettere che i blog sono due, ma molto trascurati entrambi: ho poco tempo e la priorità rimane la mia famiglia.

Il primo tentativo di blog è stato Perfectio Conversationis: vuole essere una raccolta di appunti e riflessioni sulla nostra vita famigliare, sull’educazione dei bambini e sulla spiritualità monastica, a cui mio marito ed io siamo particolarmente legati. In breve, una specie di cronaca dal nostro “monastero domestico”. Via via però si è andato definendo meglio un ambito che mi sta particolarmente a cuore, quello dell’educazione e della trasmissione del sapere, anche – ma non solo – tramite l’homeschooling. Ormai si trova moltissimo materiale in rete, soprattutto in lingua inglese, ma c’è una certa tendenza a concentrarsi sul metodo ­ –classico,montessoriano, steineriano… – mentre a me sembra fondamentale chiedersi quale bagaglio di conoscenze vogliamo davvero trasmettere alle generazioni future. La sensazione è che tutto il patrimonio culturale che ha formato la nostra civiltà stia diventando inaccessibile alle nuove generazioni. Da qui nasce l’idea di Canone Occidentale, cioè di un focus più mirato sulle radici della tradizione occidentale, greco-latina e giudaico-cristiana, sui suoi contenuti e la sua difficile sopravvivenza.

Per una spiegazione più approfondita, mi permetto di rimandare a questo post

2) Qual è il tuo modello di educazione?

La parabola dei talenti (Mt 25, 14-30). Sono certa che Dio abbia un progetto su ognuno dei miei figli, il mio compito dovrebbe essere di aiutarli a mettere a frutto i propri talenti e corrispondere al progetto di Dio. Ovviamente questo in teoria, perché in pratica si hanno mille dubbi e si commettono mille errori. Però in famiglia abbiamo delle priorità: prima di tutto, amare e conoscere Dio, cioè mettere al primo posto la vita eterna e non quella materiale dei nostri figli. In secondo luogo, amare la conoscenza: apprezzare l’arte, la musica, la lettura, ma anche la scienza, la storia, la politica. Non sto parlando di materie scolastiche, ma prima di tutto di vere e proprie risorse per le nostre vite. Tradotto in pratica, sono una mamma molto esigente: limito fortemente televisione e videogiochi, mando tutti a letto presto, evito la proliferazione dei giocattoli, incoraggio i miei figli a fare poche attività extra-scolastiche. Insomma, li “aiuto”, anche un po’ con la forza, ad avere tempo e spazio per la lettura, il gioco, la noia. E il servizio: ognuno in casa ha dei compiti ben precisi e a tutti si chiede di contribuire con il proprio lavoro, fosse anche mettere in tavola le tazze per la colazione.

3) che cosa ha a che fare la spiritualità monastica con la famiglia?

La spiritualità benedettina ha plasmato l’Europa dopo il difficile momento della dissoluzione dell’Impero Romano: non l’ha fatto tramite un programma di “rinascita civile”, come si direbbe oggi, ma mettendo Dio al primo posto. Dalla ricerca di Dio, nasce la separazione dal mondo della vita monastica, l’organizzazione in comunità oranti, il lavoro non solo come fonte di sussistenza, ma come strumento di santificazione, lo studio, la liturgia. I monasteri erano e rimangono isole di civiltà, di delicatezza spirituale, di esercizio di obbedienza e umiltà personale, di attenzione a ogni membro della comunità. Mi sembra chiaro che questi valori possono essere utilmente trasferiti in quella piccola comunità che è la famiglia, in quanto “Chiesa domestica”.

famiglia Daniela Bovolenta - intervista4) esiste un canone occidentale per l’educazione e la famiglia?

Più che un canone, esiste un modello, che però è ampiamente in dissoluzione. In tale modello la madre ha un ruolo di cura, di accoglienza, di affetto incondizionato, mentre il padre risponde maggiormente al bisogno di guida, di apertura al mondo, di capacità di distacco e autonomia. Non voglio interpretare in modo rigido questa spartizione, perché non dico e non penso che un uomo che cambi un pannolino o una donna con un carattere più duro non siano in grado di ricoprire più che degnamente il proprio ruolo. Però esiste una tendenza all’indifferenziazione, che non risponde alla logica dell’avere un padre e una madre e non due genitori in tutto identici: soprattutto è stato fortemente ferito il ruolo del padre e questo si traduce in una profonda incertezza all’interno delle famiglie e nella mancanza di un rapporto sano e ordinato con l’autorità in ogni ramo della società. Insomma, se si perde il ruolo del padre, quello del maestro, della paternità spirituale, si crea un mondo di indecisi, edonisti, concentrati su sé stessi e sulla propria soddisfazione immediata.

5) Secondo te quali sono le paure delle famiglie all’alba del 2012?

Ci sono paure ataviche, malattia, separazione, morte, ma quelle specifiche del nostro tempo mi sembrano legate a un forte senso di smarrimento: ci sentiamo un po’ tutti come un esploratore che debba fare una missione lunga e pericolosa e non sappia neppure quale equipaggiamento dovrebbe portare. Fino alla generazione dei miei genitori era sufficiente riuscire a far studiare i figli – per amore o per forza – e si sapeva che questo si sarebbe immediatamente tramutato in una promozione sociale, la possibilità di un buon lavoro, un buon tenore di vita. Ora invece non sappiamo quali saranno le conoscenze, le abilità, i punti di forza che potrebbero aiutarci in futuro. Anzi, abbiamo la forte percezione che, nonostante ogni sforzo, le prossime generazioni non potranno non solo migliorare, ma neppure mantenere il tenore di vita di cui abbiamo goduto noi.

6) E quali le fragilità, i principali errori?

La principale fragilità è l’essere sottoposti a mille stimoli, avere mille necessità, vere o presunte, dover far fronte a troppe cose contemporaneamente. Da questo punto di vista, posso dire che l’avere cinque figli costituisce una lente di ingrandimento per il problema: la mia famiglia vive in un contesto urbano, ciò significa che ogni necessità dei bambini implica un accompagnamento, del tempo, una programmazione. Mettere insieme cinque recite natalizie, cinque festicciole di fine anno, infiniti compleanni di compagni e amichetti, saggi di musica, attività extra-scolastiche, catechismi, inviti tra amici… implica il rischio di perdere di vista l’importanza del tempo trascorso insieme tranquillamente, giocando, parlando o facendo qualcosa che ci dia vera soddisfazione. La tecnologia onnipresente non aiuta in questo senso.

Un altro errore è il disimpegno dei genitori, il loro frequente infantilismo: si creano mondi paralleli in cui sembra che tutti vadano d’accordo, perché in realtà ognuno coltiva i propri egoismi. Non è raro che i genitori lascino campo libero ai videogiochi e alla televisione perché in questo modo possono dedicarsi senza scocciature ai propri svaghi personali. Vigilare, limitare, condurre è certamente più faticoso e impegnativo: richiede tempo, dedizione, pazienza. Insomma, il principale errore è di mancare di spirito di sacrificio: si tratta di una di quelle virtù che non si possono predicare, bisogna proprio mostrarle.

7) Tre consigli semplici che le famiglie dovrebbero seguire per essere felici

Che domanda difficile! Intanto, bisogna dire onestamente che dare consigli non significa che noi per primi si sappia sempre metterli in pratica.

Ciò detto, il primo consiglio è di pregare insieme, se si crede in Dio. Affidare a Nostro Signore Gesù Cristo le nostre speranze, i dolori, le offese. Questo cambia la qualità e il valore dei rapporti all’interno della famiglia.

Il secondo è di prendersi del tempo insieme: giocare, leggere ad alta voce, raccontare storie, anche guardare un film, ma con interesse, ballare e cantare, fare gite, coltivare delle passioni.

Il terzo è di insegnare la disciplina, non come una serie di limiti e imposizioni, ma come la capacità di saper rinunciare ad alcune cose, a volte anche positive, in vista di un bene maggiore. Ad esempio, sacrifico il riposo per allenarmi nello sport, sacrifico un divertimento in favore della pratica di uno strumento, sacrifico del tempo per fare il mio dovere di studente, sacrifico il mio interesse immediato, per fare un favore a un altro membro della famiglia… il tutto non visto però come menomazione e rinuncia, ma come scelta del bene maggiore. Della disciplina fa parte il mutuo servizio, che discende dall’amore vicendevole ma è anche un esercizio in cui allenarsi, non sempre un riflesso spontaneo: “alter alterius onere portate et sic adimplebitis legem Christi”, cioè “portate i pesi gli uni degli altri: così adempierete la legge di Cristo” (cfr. Gal 6, 2 e Capitolo all’Ora Sesta dell’Ufficio monastico).

Intervista di Paolo Pugni per il blog: Famiglie Felici, 12 gennaio 2012
Vedi la Nota biografica di Daniela Bovolenta, la trovi in fondo alla pagina dell’intervista

famiglie felici, blog di paolo pugni

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