Il comandamento dell’amore (Gv 15,9-17)


6a Domenica di Pasqua – Anno B

Gesù non parla di un comandamento dell’amore generico e vago, verso tutti e verso nessuno, ma molto preciso, sia come oggetto dell’amore: “gli uni gli altri”(presupposto per amare tutti in modo autentico); sia come modalità: “come io vi ho amato” (che richiede una disponibilità quotidiana di se stessi per gli altri).

Letture: At 10, 25-27. 34-35. 44-48; Sal 97; 1 Gv 4, 7-10; Gv 15, 9-17

cristo_rialza_il_peccatore“Questo è il mio comandamento…”, dice Gesù. Se qualcuno ci chiedesse: “Qual è il comandamento di Gesù?”, non avremmo nessuna difficoltà o esitazione a rispondere: “Il comandamento dell’amore”. Esatto? Non proprio. La risposta, se non sbagliata, sarebbe parziale e inesatta. Gesù, infatti, non parla di un comandamento dell’amore generico e vago, verso tutti e verso nessuno – alla new age, potremmo dire -, ma molto preciso, sia come oggetto dell’amore: “gli uni gli altri”; sia come modalità: “come io vi ho amato”: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”.

A comprendere bene ci aiuta il contesto: l’ultima cena. Prima di uscire per andare all’orto degli ulivi, Gesù parla a lungo, con grande intimità e commozione, agli Undici: il nucleo e il simbolo della sua Chiesa. Quell’ “amatevi gli uni gli altri” è perciò rivolto a loro e a tutti coloro che, da loro e dopo di loro, saranno Chiesa. “Il” comandamento di Gesù (non diciamo: “questo” comandamento, perché potrebbe indurre a pensare che il Maestro ce ne abbia lasciati altri) è un invito ai discepoli ad amarsi tra di loro. Sia chiaro! Ciò non vuol dire che non si debbano amare anche coloro che sono al di fuori della Chiesa, o che l’amore debba essere interessato: “Ti aiutiamo, se diventi dei nostri. Ti diamo il riso, se ti fai battezzare”. Il che (purtroppo qualche volta è successo e succede ancora, più o meno scopertamente, in certi gruppi e movimenti) andrebbe contro all’ “avevo fame, avevo sete, ero nudo, ero…. e tu non”; e sarebbe da setta non da Chiesa.

Quello che si vuole e si deve affermare è che l’ “amatevi gli uni gli altri” tra i discepoli è il presupposto per amare tutti in modo autentico, vero e credibile, e la condizione per far diventare questo amore un annuncio dirompente del vangelo.

Il “guardate come si amano”, con cui gli antichi pagani identificavano i cristiani, metteva – e mette – in crisi la logica normale dell’egoismo, stimolando quella alternativa di Gesù dell’accoglienza dell’altro – ogni altro – come un fratello.

E adesso chiediamoci: c’è questo amore “gli uni gli altri” tra noi cristiani di oggi?

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