Dappertutto per Lui, con Lui! Lui dappertutto con noi! (Mc 16,15-20)


Ascensione del Signore – Tempo di Pasqua – Anno B

Questa è l’ascensione di Gesù: i discepoli che partono e predicano dappertutto, e il Signore che agisce insieme con loro dappertutto. Non più in Galilea o in Giudea, a Cafarnao o a Nazaret, o al tempo di Pilato e di Erode. Ma dappertutto e sempre.

Letture: At 1,1-11; Sal 46; Ef 4,1-13; Mc 16,15-20

rupnik-collegiosstanislaoSe teniamo presente che nel linguaggio biblico il “cielo” non è la volta azzurra sopra le nuvole, ma una metafora per indicare il “mondo di Dio”, possiamo immaginare la scena dall’ascensione come gli evangelisti ce la descrivono, come i pittori ce la illustrano, e come forse si è realmente verificata. E sì, perché altrimenti Gesù avrebbe prima dovuto fornire ai suoi discepoli, convinti che il cielo fosse la casa di Dio, spiegazioni troppo complicate.

Immaginiamo dunque la scena così come abbiamo sempre fatto. Ciò che conta è non interpretare il “fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi” come un abbandono. Saremmo completamente fuori comprensione. L’ascensione di Gesù al cielo è infatti l’esatto contrario del suo abbandono. Essa è garanzia della sua presenza in mezzo a noi, in tutti i luoghi e in tutti i tempi. Elevato in cielo e seduto alla destra di Dio, il Cristo risorto è dovunque è Dio: in cielo, in terra e in ogni luogo.

Che sia così ce lo assicura il racconto degli evangelisti. Sottratto ai loro occhi da una “nube” (uno dei segni biblici più ricorrenti di Dio), i discepoli rimangono a fissare il cielo. Gesto bellissimo! In esso c’è tutta l’immensa nostalgia del distacco. Subito, però, vengono riportati alla realtà da “due uomini in bianche vesti” (a noi, come ai pittori, piace immaginarli angeli, e con le ali, naturalmente), che non scendono dal cielo, ma “si presentano” dalla terra, dove li invitano a tornare: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?”.

Rotto l’incanto, superata la nostalgia, i discepoli (la Chiesa): “Partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano”.
Questa è l’ascensione di Gesù: i discepoli che partono e predicano dappertutto, e il Signore che agisce insieme con loro dappertutto. Non più in Galilea o in Giudea, a Cafarnao o a Nazaret, o al tempo di Pilato e di Erode. Ma dappertutto e sempre.

Dunque, il Signore Gesù, asceso al cielo, è con noi, dappertutto e sempre.

Se questa certezza ci conforta e rassicura, nello stesso tempo ci interroga e ci inquieta. Gesù infatti promette di confermare la sua presenza con segni clamorosi: “Nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”, e noi non possiamo fare a meno di domandarci: “Dove sono oggi questi segni?”.

Già, dove sono oggi questi segni?

Bisogna cercarli dappertutto, dove i discepoli “partono e predicano”, perché il Signore si è impegnato a confermare “la Parola” di coloro che partono e predicano, non di coloro che impigriscono nelle abitudini religiose, nelle tradizioni, nella ricerca o difesa di privilegi, nel ridurre tutto al catechismo ai bambini, nel revival di liturgie paludate e solenni…

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