La lingua dello Spirito Santo


Pentecoste – Tempo di Pasqua – Anno B

Forse i nostri tentativi di costruire il giorno di Pentecoste non raggiungono i risultati desiderati perché portati avanti senza l’invocazione costante allo Spirito. Proviamo a far diventare il “Vieni, Santo Spirito” il pregare sempre senza stancarci mai, sia come singoli sia come comunità.

Letture: At 2,1-11; Sal 103; Gal 5,16-25; Gv 15, 26-27; 16, 12-15

SETTIMANA BIBLICA 2008“Fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge”.
Non sono i titoli di un telegiornale – come sembrerebbe – ma i frutti della carne, cioè della forza negativa dell’egoismo, elencati da san Paolo. Sono la forza negativa che ha trasformato l’ambizioso progetto degli ideatori della torre di Babele: “Venite, costruiamoci una città e una torre la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra” (Gen 11,1-9), nel suo contrario: la confusione, la divisione, la dispersione. Sono la forza negativa che anche oggi – non solo nel mondo, ma anche nella Chiesa – sembra rendere inutili gli appelli all’unità, alla concordia, alla collaborazione, e i tentativi volenterosi di volere scendere dalla torre di Babele per ritrovarsi nel giorno di Pentecoste, dove ciascuno ode l’altro parlare nella propria lingua.

Mai come oggi si sente la necessità di unire, di coordinare, di armonizzare. Non si contano gli incontri a tutti i livelli: dai grandi del mondo, ai grandi dell’Europa, ai governi nazionali, ai responsabili dell’economia, ai capi dei partiti, alle conferenze episcopali, agli abitanti dei condomini. Tutti reclamano un tavolo per concordare, per unificare, per armonizzare, per capirsi. Ma i tavoli invece di spingere verso Gerusalemme, sembrano andare sempre nella direzione di Babele.

Come celebrare la Pentecoste in questa situazione?
Possiamo evadere dalla realtà e abbandonarci alla contemplazione del grande giorno in cui la Pasqua di Gesù arriva alla sua conclusione con l’improvviso fragore che viene dal cielo, quasi un vento che si abbatte impetuoso, riempiendo tutta la casa dove stavano, e spingendo i discepoli fuori a parlare una lingua che tutti capivano. Però è scioccante contemplare il miracolo di una lingua che tutti capiscono, e vivere senza essere capiti e senza capire. L’alternativa sensata è prendere coscienza delle divisioni e delle incomprensioni che regnano nel nostro mondo, assumercene la responsabilità e impegnarci con più verità e decisione a fare della nostra fede un’invocazione continua allo Spirito Santo, affinché la sua presenza diventi anche in noi più forte e fragorosa, così da renderci abili a parlare la sua lingua che tutti capiscono.

Ma qual è la lingua dello Spirito Santo che tutti capiscono?..

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Un pensiero su “La lingua dello Spirito Santo

  1. Non ti viene in mente, “don” Tonino che il “vostro” tentativo di costruire un moderno “giorno di Pentecoste” è fallito e continuerà a fallire semplicemente perché, come anche dimostra questo articolo, non avete compreso il significato profetico di quel giorno che ricordiamo, non è una festa cristiana ma una festa ebraica che voleva indicare un particolare aspetto dell’adempimento del proposito di Dio?

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