Famiglia e Crisi economica, conciliazione, solidarietà di coppia.


La testimonianza della famiglia Colzani, in family2012

 

9. Verso il VII INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE

 

Francesca Dossi e Alfonso Colzani sono sposati da 25 anni, hanno quattro figli e sono i responsabili del Servizio per la Famiglia della Diocesi di Milano. “Una persona riesce a star bene sul lavoro perché ha vissuto del tempo in famiglia ed è libera dalla sensazione di essere al lavoro, ma di dover essere anche altrove, a casa”

famiglia ColzaniD. Quali potrebbero essere i cammini di conciliazione tra lavoro e famiglia?
(Alfonso) «Data la nostra competenza non ci occupiamo strettamente di politiche familiari, che sappiamo però essere molto importanti e fondamentali per la qualità della vita quotidiana delle famiglie. Questa può migliorare anche nella misura in cui le aziende sono in grado o vogliono promuovere delle attenzioni alla famiglia sui turni e ritmi di lavoro, gli orari o la possibilità di concedere tempi di lavoro part time, specie alle donne. Constatiamo che sovente le aziende non sono affatto sensibili su questi temi. Molte le situazioni dove si impongono trasferimenti aziendali ai dipendenti che hanno famiglia e figli. Le grandi aziende non sono interessate a favorire, si passi il termine, la serenità nell’ambiente di lavoro proponendo servizi come i micro nidi, più diffusi in altri Paesi» ( Francesca ) «Per riprendere la sua domanda, forse il mondo del lavoro vive una forma di “oscuramento”riguardo la famiglia, tende a considerare il lavoratore sempre come singolo»

D. In che senso?
«Nel senso che non si tiene conto che una persona riesce a star bene sul lavoro perché ha avuto, vissuto, del tempo in famiglia e viene serena al lavoro, libera dalla sensazione di essere lì, ma di dover essere anche altrove, a casa. In questo modo anche il rendimento lavorativo aumenta. A volte si pensa che imporre di svolgere l’attività lavorativa con più rigidità e ordine porti a innalzare il rendimento. Noi invece vorremmo caldeggiare l’idea di una maggiore apertura mentale, cioè il favorire la serenità del lavoratore, uomo o donna, madre o padre di famiglia, perché la serenità porta con sé una migliore resa sul lavoro stesso. Per ciò che concerne la conciliazione c’è un punto importante da tenere presente. Nella vita familiare e in quella di coppia bisogna tenere presente con lucidità quali sono le cose importanti della propria vita, che cosa si vuole. Il lavoro è importante e fondamentale per la persona, attraverso di esso ci si esprime, si ricava una buona stima di sé, ci si sente di concorrere al bene sociale. Il lavoro è necessario ed è una benedizione. Ma la famiglia richiede anche una presenza che sia libera mentalmente dalle altre dinamiche che una persona vive sul lavoro. Potrebbe esserci una forma di conflitto tra le due dimensioni, per questo occorrerebbe separare ordinatamente i tempi e le risorse mentali»

D. cosa può aiutare?
«Credo che quando c’è un buon dialogo di coppia, una buona lucidità sulle cose importanti che si perseguono per la propria famiglia si riesce anche a trovare la capacità di fare scelte lavorative anche coraggiose»

D. Quali sarebbero?
«Dire no a un avanzamento di carriera e, quindi, rinunciare anche a un beneficio economico perché tale scelta penalizzerebbe troppo lo spazio familiare degli affetti, del tempo trascorso in famiglia. Certo che ci vuole del coraggio, ma si può fare. Occorre coltivare con lucidità anche la propria interiorità e la propria spiritualità, alfine di mettere a fuoco le cose fondamentali della vita. Trovare vie di conciliazione anche rinunciando, a volte, ad allettanti proposte di carriera professionale, che danno spazio alla personalità, ma che possono anche svuotare gli affetti» ( Alfonso ) «La conciliazione deve essere il frutto anche di una discussione in famiglia. Se il lavoro si trasforma in un nuovo “idolo” diventa un riferimento discutibile. Per cui il lavoro, certamente importante, diventa un cammino idolatrico privo di premesse per una buona conciliazione, ci sarebbe il dominio del lavoro su tutto.

D. La crisi economica in molte situazioni ha portato a veri squilibri di convivialità in famiglia. In alcuni casi si sono drammaticamente sfasciate

 

. Anche nella vostra esperienza avete verificato queste situazioni a volte drammatiche?
(Alfonso) «Negli ultimi due anni sono arrivate al nostro Servizio per la famiglia molte e-mail di famiglie disperate, chi ha perso il lavoro, chi lavora in un’azienda economicamente indebolita e con brutte prospettive per il futuro, chi ha molti debiti in scadenza. Anche nel nostro piccolo vediamo che la crisi economica crea un problema in più alle famiglie, spesso sono problemi letali. Ma torno al discorso precedente. Nella misura in cui una persona trova una sua serenità, anche altrove, certamente i problemi rimangono, ma sono meno pesanti e meno distruttivi. In Diocesi vediamo anche che la comunità può dare un piccolo aiuto di vicinanza umana ed economica come si è concretizzato proprio con il Fondo Famiglia Lavoro»

D. Per voi è importante il fatto che una coppia abbia sviluppato una reciproca solidarietà al fine di affrontare insieme i problemi economici?
(Francesca) «E’ ovvio che in famiglia portiamo un po’ tutto noi stessi, i nostri problemi e frustrazioni. Quando il problema è grosso, come la mancanza di lavoro, in famiglia arriva l’inevitabile contraccolpo. Ma se la famiglia è un po’ allenata ad una forma di solidarietà o proiettata in alto – tu vali non solo perché lavori, ma perché sei mio marito, mia moglie, sei mio padre e mia madre – questo modo di pensare e vivere l’identità aiuta a non soccombere! Ricordo volentieri un’esperienza dove il padre ha perso il lavoro, ma la famiglia ha reagito con solidarietà. Il figlio ha lavorato per un certo periodo diventando l’unico veicolo di un’entrata economica per tutta la famiglia. Questo esempio non è certamente disperato ma ha permesso al padre di vivere un certo equilibrio esistenziale senza perdere la propria stima» ( Alfonso ) «E’ vero che la crisi economica può trasformarsi in crisi per le famiglie, ma la crisi mette in evidenza aspetti di debolezza che erano presenti in precedenza. Dico questo senza giudicare nessuno. Vediamo che se queste fragilità sono presenti già nei momenti di “vacche grasse” esplodono poi nei momenti acuti di “vacche magre”»

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