L’imprenditore che vive da operaio per un mese e…


«Condividere i risultati con i collaboratori è la chiave del mio successo»

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VII INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE

Parla Enzo Rossi, l’’imprenditore marchigiano, che aumentò lo stipendio ai suoi operai, dopo aver provato a vivere un mese con la loro busta paga. Il titolare de La Campofilone sarà presenta al Congresso

esperienza_imprenditore_rossi_famiglia_Cinque anni fa, Enzo Rossi, 44 anni, imprenditore di Campofilone (provincia di Ascoli Piceno), produttore di pasta all’uovo per l’omonimo marchio, diventò un caso nazionale. Con la sua famiglia provò a vivere con lo stipendio di un operaio. Dopo 20 giorni, si accorse che aveva finito i soldi. Decise, allora, di aumentare la retribuzione ai suoi 20 dipendenti, per lo più donne, di 200 euro netti al mese. Della sua storia si è ricordato il comitato organizzatore del VII Incontro mondiale delle Famiglie che ha scelto di invitarlo al Congresso internazionale teologico pastorale, il pomeriggio del 30 maggio, primo dei tre giorni di studio con esperti, intellettuali, prelati provenienti da tutto il mondo.

Quando decise di aumentare le buste paga era il 2007. La crisi era alle porte. Si è poi pentito di quella decisione?
«Niente affatto. Nonostante la crisi e l’aumento del prezzo del prodotto, il nostro fatturato è cresciuto. Gli affari vanno bene grazie soprattutto alle esportazioni all’estero: in Canada, Stati Uniti, dove la ripresa c’è già stata, e nei mercati emergenti, Russia e Brasile. Ma credo che una parte del successo sia dipesa proprio da quella scelta che ha motivato ancora di più i miei collaboratori».

Quanto guadagnano ora in media i suoi dipendenti?
«Con quel premio, che è diventato fisso, un operaio prende in media1400 euro netti al mese».

E quanto le costa l’operazione?
«Sessanta mila euro l’anno. Dico sempre che è come se ogni due anni regalassi una Ferrari a tutti i miei collaboratori».

Signor Rossi, allora lei è un benefattore, non un “padrone”?
«Né l’uno né l’altro, anche se la parola “padrone” non mi dispiace affatto, se significa, padre di famiglia, quello che si assume la responsabilità per tutti. In realtà sono semplicemente un imprenditore che sa che i risultati dipendono anche dalla soddisfazione dei collaboratori.Tutto quello che ho dato mi è ritornato indietro moltiplicato.

Lei cita il Vangelo…
Quella scelta ha fatto bene a me e a loro. È puro egoismo imprenditoriale. Glielo assicuro.

Cioè?
Sono più sereno io, perché so che tutto fila liscio in azienda anche quando non ci sono, e sono più sereni loro, che possono arrivare alla fine del mese senza angosce.

Signor Rossi, c’era proprio bisogno di vivere un mese con lo stipendio di uno suo dipendente, per capire che con poco più di mille euro al mese, si fa fatica?
Ho fatto il seminario e mi hanno insegnato a mettermi alla prova. Quell’esperimento è stato molto utile per la mia educazione personale, ma soprattutto per quella della mia famiglia. L’idea mi è venuta in un momento particolare. Ero appena stato in vacanza con mia moglie in un villaggio turistico e mi ero accorto di aver speso il doppio di quanto avevo preventivato. In aereo, durante il viaggio di ritorno, continuavo a pensare che con quella cifra i miei dipendenti mantengono la famiglia per un mese: pagano il mutuo, la retta dell’università ai figli… In quel periodo poi continuavo a ricevere richieste dalle mie figlie che allora erano due adolescenti, di 16 e 17 anni, piene di pretese, come tutte le ragazzine di quell’età cresciute in famiglie benestanti. Allora mi sono convinto che una lezione di vita ci avrebbe fatto bene. Ne ho parlato prima con la mia consorte, che tiene l’amministrazione dell’azienda, e insieme abbiamo valutato che potevamo permettercelo. Così abbiamo preso la decisione.

Quel gesto le ha fatto anche molta pubblicità…
Ne avrei fatto volentieri a meno. Ci siamo trovati tutti addosso: l’Inps, Ufficio del lavoro, Ufficio delle Entrate, il nucleo anti-sofisticazione e antifrode. Per 6-7 mesi siamo stati sottoposti a dei super controlli. Non abbiamo preso nemmeno una multa, ma tutta quelle attenzioni ci hanno procurato qualche problema logistico, anche se alla fine ci hanno regalato una seconda verginità.

Cosa dirà al Congresso?
Racconterò la mia storia di uomo e d’imprenditore. Si discute tanto di come uscire dalla crisi. Non so quale sia la ricetta. Ma si può agire molto concretamente dal basso. Gratificare i propri dipendenti fa bene alla propria impresa ma anche al Paese, perché è il miglior stimolo ai consumi e all’economia. Invito i miei colleghi imprenditori che possono permetterselo, di farlo. Ci guadagneremmo tutti.

da Family2012.it

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