Un passo verso la giustizia per la lotta alla tratta


Importante notizia lotta alla Tratta. Una sentenza della Corte d’assise d’appello dell’Aquila si è espressa a favore di 17 donne nigeriane costrette a prostituirsi in condizioni di grave sfruttamento.

 

lotta_trattaÈ di questi giorni una notizia di grande importanza per la lotta alla Tratta. Con una sentenza esemplare la Corte d’assise d’appello dell’Aquila si è espressa a favore di diciassette donne nigeriane costrette a prostituirsi sulla Bonifica del Tronto in condizioni di grave sfruttamento: 50.000 euro di provvisionale immediata per ogni ragazza, la revoca della confisca dei beni sequestrati agli imputati in favore dello stato e il sequestro conservativo in favore delle vittime.

«Qualche volta giustizia è fatta!». Scrive Angela Ammirati, in un comunicato della associazione Bee Free, raccontando i dettagli della vicenda. «La storia era cominciata quattro anni fa, quando la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Teramo trasmetteva alla sezione Anticrimine dell’Aquila apposita delega tendente a verificare la riduzione in schiavitù di giovani nigeriane, che, grazie al sostegno di On The Road e di BeFree, cooperativa sociale contro la Tratta, violenze e discriminazioni, erano riuscite a vincere il terrore e a fornire elementi importanti per le indagini sul racket dei trafficanti di esseri umani.

A conclusione del processo, il Gup dell’Aquila aveva decretato condanne per oltre 100 anni per 19 imputati, riconoscendoli colpevoli di gravissimi reati quali associazione per delinquere finalizzata alla Tratta, riduzione in schiavitù, immigrazione clandestina. Ma gli avvocati delle associazioni attive nel contrasto al traffico di esseri umani (Guido Talarico e Michela Manente per OnThe Road, Cristina Perozzi che lavorano tra Abruzzo e Marche, e Carla Quinto di BeFree, radicata a Roma) volevano altro: volevano che le vittime fossero immediatamente risarcite con il danaro ed i beni sequestrati al ricco e spietato racket.

E questa è stata la richiesta dalla quale è partito l’appello, che si motivava con il richiamo a disposizioni specifiche: l’art. 600 septies c.p. (norma che esprime la clausola di salvezza “fatti salvi i diritti della persona offesa”,introducendo una sorta di privilegio a vantaggio del danneggiato dall’illecito, le cui pretese civilistiche si impongono su quelle ablative dello Stato), e la direttiva UE n. 36/2011 che impone il risarcimento alle vittime di tratta in particolare l’art. 13 impone di «..promuovere l’uso degli strumenti e proventi sequestrati e confiscati provenienti dai reati di cui alla presente direttiva per finanziare l’assistenza e la protezione delle vittime, compreso il loro risarcimento».

La vittoria dei legali specializzati sul traffico di esseri umani rappresenta un fatto importante nella lotta alla Tratta e nella costruzione di una società civile consapevole di quanto il reato sia grave e devastante per le vittime. Esprime un valore altamente simbolico, oltre che immediatamente monetario: riconosce come profondamente devastante il danno che deriva alle vittime dalla condizione nella quale sono imprigionate, in un momento in cui i governi nazionali e locali non sanno che esprimere politiche repressive, securitarie e di “decoro urbano” nei confronti delle cosiddette “prostitute”. Che sono invece, e questa sentenza lo ribadisce, vittime di un gravissimo reato transnazionale che ne lede i diritti fondamentali. BeFree e On The Road, costituitesi parte civile nel processo, hanno ottenuto 10mila euro di risarcimento».

vittime_trattaÈ una grande vittoria per le vittime della Tratta, a nome delle quali, come Associazione, abbiamo sempre formulato la speranza che si potesse arrivare a questo risultato, nel solco di una cultura che vede l’associazione Libera e Flare battersi contro le mafie e puntare sul sequestro dei beni da queste accumulate.
Si apre una nuova stagione di lotta alla Tratta: ora bisogna puntare al sequestro dei beni dei capi del traffico in Nigeria. In tal senso chiederemo che siano per prime le comunità nigeriane che rappresentano i migranti in Italia e in Europa a far propria la cultura della legalità e a fermare il turpe mercato degli esseri umani a partire dalla Nigeria.

di Isoke Aikpitanyi (Associazione Vittime ed ex vittime della Tratta), in cambonifem, 31 maggio 2012

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