Il mistero e la sua celebrazione


Corpo e Sangue di Gesù – Anno B

La festa del Corpus Domini ci deve spronare a un impegno serio per far sì che la Messa faccia trasparire la grandezza della sua realtà, in modo che essa sia una reale e fruttuosa partecipazione all’opera redentrice di Gesù.

Letture: Es 24, 3-8; Sal 115; Eb 9, 11-15; Mc 14, 12-16. 22-26

Una parola che collega tutti e tre i brani che la Chiesa oggi ci propone: alleanza. Nel brano dell’Esodo ci viene ricordata l’alleanza con Dio nella quale il popolo, asperso con lo stesso sangue (il principio vitale) versato sull’altare, promette: “Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!”.
La lettera agli Ebrei ci dice che, essendo questa prima alleanza stata trasgredita, Gesù ne stabilisce una nuova, non più con il sangue degli animali, ma con il suo sangue. Questa alleanza nuova è eterna perché non fondata sulla promessa del popolo, ma sull’offerta di sé al Padre, al riparo perciò da inadempienze e tradimenti.
Il vangelo ci ricorda, con le parole di Gesù, il quando e il come di questa nuova alleanza: l’ultima cena che prefigura e anticipa l’offerta della sua vita sulla croce.
L’eucaristia che noi celebriamo è la partecipazione a questa nuova alleanza. È entrare dentro all’opera redentrice di Gesù per riceverne i frutti “per l’eredità eterna” e, partecipando alla sua opera mediatrice, diffondere questi frutti “per unire il cielo e la terra”, come diceva Giovanni Paolo II.

Questo è il “mistero” dell’eucaristia, cioè la realtà grande, immensa, che noi riusciamo soltanto a intuire, ma che crediamo perché ci è stata rivelata. Questo “mistero” si realizza nella Messa, che è il segno umano, perciò piccolo, inadeguato, ma alla nostra portata.
Il problema da affrontare è che questo segno, per quanto piccolo e inadeguato, non contraddica e non cancelli la grandezza della realtà che indica. Ciò avviene quando la Messa è una celebrazione banale, abitudinaria, distratta, magari vissuta soltanto per evadere un precetto, o come devozione per ottenere qualche aiutino ai nostri progetti.

La festa del Corpus Domini, più che ai grandi discorsi e alle nostalgiche processioni, ci deve spronare a un impegno serio per far sì che la Messa faccia trasparire la grandezza della sua realtà, in modo che essa sia una reale e fruttuosa partecipazione all’opera redentrice di Gesù. La riforma liturgica ha dato un grande impulso in questa direzione, ma dobbiamo essere molto vigili e attenti affinché le novità introdotte per una partecipazione più intensa non siano risucchiate dall’abitudine e dalla superficialità, o da un patetico e nostalgico ritorno alla Messa “spettacolo a cui assistere”. Essa è celebrazione, cioè partecipazione consapevole, attiva, sentita. La comunione con Gesù risorto non si realizza guardando, ma vivendo. Ecco perché è importante che l’ascolto sia attento; che i canti siano adeguati e consoni; che i gesti siano veri, autentici, pensati; che le preghiere siano condivise e i silenzi non spazi vuoti ma adorazione…

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