“Accendi di comunione le nostre solitudini” don Franco M.


Corpus Domini: “Ti chiediamo Signore, di accendere di comunione le nostre solitudini”

Testo integrale dell’intervento di mons. Francesco Montenegro, pronunciato in p.zza Cavour, al termine della processione del Corpus Domini, domenica 10 giugno 2012.

Corpus-Domini-agrigento_F-Montenegro_2012Signore, non posso iniziare questa preghiera senza presentarti il mio grido che, Tu lo sai, raccoglie quello della mia gente. Le nostre sono voci accorate che esprimono confusione, paura, incertezza, conseguenza della crisi economica che sta mietendo, ovunque, vittime in vite umane e non solo.

Ascolta questo nostro grido, fa’ che però esso non diventi mai grido di rabbia o di rassegnazione, perché, se accadesse, significherebbe che il lucignolo della speranza si sta spegnando. E il solo pensiero che questo possa avvenire mi fa paura. Non lo voglio e non lo vogliamo.
Tu sai come tutti desideriamo una vita buona, ma, anche sai che questo legittimo desiderio non riesce a diventare realtà perché è vuoto della convinzione che ciò sarà possibile solo se siamo disposti a metterci in gioco, facendo ognuno la propria parte.
I buoni desideri e le preghiere cambiano la vita solo se si trasformano in concretezza.
Aiuta soprattutto noi Chiesa a saper stare al posto che il Vangelo ci assegna, a saper mettere in discussione alcune nostre scelte e stili di vita, anche se questo ci spaventa, a saperci fare compagni solidali di chi è nella sofferenza e in difficoltà.

In questo momento particolare è forte la voce degli operai della Italcementi, delle aziende dell’indotto e dei trasportatori – si parla di più di 200 famiglie – che vedono venir meno la possibilità di assicurare il pane alla propria famiglia e progettare un futuro sereno.
Questo grido di dolore si unisce a quello di quanti, in questi ultimi tempi, hanno sperimentato la desolazione della perdita del lavoro e di altri che rischiano di fare la stessa fine.

Signore, ancora una volta, ti chiedo: perché questa terra così già violentata ed offesa da più parti, è condannata a pagare tributi sempre più alti?
Non permettere che questo avvenga, facci trovare quell’orgoglio legittimo e quella riserva di speranza che ci permetta di non fermarci e di non rinunciare.
I nostri fratelli dell’ Emilia Romagna – ai quali ci sentiamo uniti – ce lo stanno insegnando, dimostrando una sana caparbietà e vivace volontà di non piegarsi alle forze avverse.

Tu continua a ripeterci: ”Io sono con voi per sempre”.
Facci smettere di cadere nei tranelli delle nostre solitudini, delle nostre cecità, di quella frantumazione che, diventando preconcetto e prevenzione, continua a tenerci lontani gli uni dagli altri. È questo a renderci perdenti di fronte al corso della storia.
Facci entrare in testa che, come credenti e come cittadini, se non vogliamo spegnere la speranza, dobbiamo essere uniti: facci comprendere che l’unione non può solo essere un desiderio, ma essa è il frutto dell’impegno di ciascuno che, dimenticando gli interessi personali, si dichiara pronto a spendersi per il bene comune: chiesa, politica, istituzioni, sindacati, categorie professionali e lavorative, singoli cittadini.
Suggeriscici come poter finalmente ricucire trame di relazioni sfilacciate e vaghe che ci portano a nulla di fatto, a discapito del futuro.

croce_parola_eucaristiaTu non ci hai lasciato solo la Croce. Ci hai consegnato anche la Tua Eucarestiache nella Tua volontà è fonte di resurrezione per noi.
Essa dà senso vero alle nostre azioni, e ci fa essere della Tua “stessa pasta“.
Ripetici, sgridaci – ne abbiamo bisogno – che non è superfluo sperare insieme, costruire insieme, progettare insieme, credere insieme in un futuro diverso, creare insieme ponti che unificano. È l’unica possibilità per gettare i semi che congiungono la nostra vita non solo a quella dei nostri ragazzi e giovani ma anche alle generazioni che verranno.
Aiutaci a capire che non è inutile darsi da fare guardando a chi ci è accanto, a chi è stato prima di noi e a chi verrà.

Sai, Signore, è davvero strano che dopo che succede qualcosa di grave tutti ci si ritrova ad offrire considerazioni e consigli o a dire che certe cose erano da prevedere – penso in questo momento al centro storico e a quella che viene chiamata via di fuga – però, mi chiedo, perché prima dell’accaduto, c’è sempre silenzio, troppo silenzio, e non si sa a chi rivolgersi o chi deve tirare le conclusioni.
E il tempo inesorabilmente corre veloce! Mah!

Signore, il tuo pane ci liberi dalla schiavitù dei nostri egoismi e dei nostri orizzonti limitati, dalle paure che allontanano e che frenano ogni slancio dei cuori.
Il tuo pane ci guarisca dalle delusioni, dalle offese, dalla morte dei sentimenti, dai crolli che dentro e fuori di noi devastano la nostra strada, facci scoprire la gioia che è possibile ricostruire anche sulle macerie.
Il Tuo Pane ci rinnovi perché riusciamo ad evitare che ci impantaniamo a motivo degli interessi di parte, della corsa al denaro, degli opportunismi, delle etichette esibite, della religione, della razza, dei ruoli sociali, degli stessi mezzi di comunicazione che spesso isolano invece di creare relazione …
Indicaci la ricchezza della vicinanza, del dialogo, dell’accoglienza per dare un’altra prospettiva alla nostra vita. Lo so che è una prospettiva ‘scandalosa’, ‘controcorrente’, perché ci spinge ‘oltre’ gli steccati, le chiese, le certezze che ci siamo costruite, le gabbie dorate – ma false – in cui crediamo di “sopravvivere”.
Noi credenti non possiamo mangiare lo stesso pane alla stessa mensa, se continueremo a dare all’altro l’etichetta di “lontano” da noi o se ognuno continuerà a cercare il proprio “bene” o quella della comunità in cui vive la fede, senza pensare a quello dell’altro, anzi a scapito dell’altro.

L’Eucaristia è festa di comunione, di identità comune, di impegno condiviso che ci rende tutti partecipi al progetto di trasformazione della società, della città, mettendo in moto dinamiche d’amore, di giustizia, di amicizia.
Essa è la più grande sfida al nostro egoismo: accoglierla può farci uscire da noi stessi, dai nostri recinti, dalle strettoie senza uscita delle logiche di parte.

Ti chiediamo di accendere di comunione le nostre solitudini, anche se può sembrare un’utopia, ma è il modo di guardare insieme avanti e trovare insieme la direzione giusta e mantenere la strada.

Grazie, Signore, perché, anche in situazioni difficili, ci aiuti ad avere uno sguardo diverso sulla vita: aiutaci, perciò, a tenere gli occhi aperti, a guardarci e a guardare la vita come vuoi tu, ma soprattutto a guardarti sempre bene e con attenzione negli occhi.
Dacci una mano Signore, ne abbiamo davvero bisogno. Amen

da L’Amico del Popolo, 11 giugno 2012

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Un pensiero su ““Accendi di comunione le nostre solitudini” don Franco M.

  1. Posso solo rafforzare ancora di più l’Amen con il mio ripetuto tre volte e con tutto il cuore.
    COSI’ SIA. COSI’ SIA. COSI’ SIA.
    Ciao Ele. Ci sono e ti seguo nei post sempre interessanti ed illuminanti.

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