Sempre pieni di fiducia, ma nel Signore (Mc 4, 26-34)


11a Domenica – Tempo Ordinario – Anno B

Chissà se dietro alle tante storie che in questi ultimi tempi coinvolgono il Vaticano e le gerarchie non ci sia il Signore che sta scuotendo la Chiesa per ricordarle il granello di senape, e il seme che cresce per energia propria? “Sempre pieni di fiducia”, esorta san Paolo. Ma di fiducia nella forza misteriosa del seme nascosto nel terreno, non in quella dei poteri umani.

Letture: Ez 17,22-24; Sal 91; 2 Cor 5,6-10; Mc 4, 26-34

Dire “Chiesa”, forma nella mente della maggioranza dei cristiani e soprattutto dei non cristiani e dei non credenti immediatamente l’immagine del Vaticano con il suo splendore da reggia antica e il contorno di solenni prelati in sontuosi e complicati addobbi; oppure, in seconda battuta, quella dei vescovi, anche loro niente male quanto a solennità.

“Che male c’è?”, si dirà.

Niente di male. Per carità! C’è, però, da interrogarsi sul fatto che l’immagine che Gesù aveva in mente della sua Chiesa, e che voleva che i suoi discepoli mantenessero in mente è molto diversa, come ci ricorda l’evangelista Marco.

A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo?”, domandava e si chiedeva Gesù.

E la risposta: “È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra”.

È inutile arzigogolare: tra il granello di senape e la solennità del Vaticano, nonché tra il più piccolo di tutti i semi e il contorno sontuoso di prelati, la differenza è notevole.

Fa meditare anche di più l’altra parabola che Gesù propone non soltanto come immagine, ma come natura della Chiesa: “Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura”. Questo seme gettato nel terreno, che cresce anche se chi lo ha seminato dorme, è il segno di una energia immensa e inarrestabile che scaturisce, però, proprio dal suo essere piccolo seme nascosto nel terreno.

Si dirà: “Ma Gesù parla del regno di Dio, cioè della realtà, non della Chiesa che ne è il segno”.

È proprio questo che fa riflettere. Il segno, infatti, è sempre una realtà molto piccola e umile rispetto alla realtà grande che significa. Un piccolo panno bianco, rosso e verde simboleggia una grande realtà: la patria. Una bandiera lunga chilometri non sarebbe un segno più efficace, ma soltanto un ingombro inutile. La Chiesa diventerebbe una realtà ingombrante se volesse essere segno del regno di Dio con apparenze poderose e fastose che non rientrano nella sua natura…

C’è proprio da riflettere e meditare! Chissà se dietro a queste storie penose e tristissime che in questi ultimi tempi coinvolgono il Vaticano e le più alte gerarchie non ci sia il Signore che sta scuotendo la Chiesa per ricordarle il granello di senape, e il seme che cresce per energia propria? Chissà se il Signore sta ripetendo in maniera forte: “Io umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso, faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco”?

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