Il più grande come il più piccolo (Lc 1, 57-66. 80)


Nativita’ di San Giovanni Battista – Anno B

Questa domenica lascia il posto a un uomo di tale grandezza da indurci a pensare che la sua vita non abbia niente a che vedere con la nostra. Giovanni è un pensiero di Dio, è una sua creatura, è un suo progetto: «Il Signore dal seno materno mi ha chiamato».

Letture: Is 49, 1-6; Sal 138; At 13, 22-26; Lc 1, 57-66. 80

 

Giovanni BattistaQuesta domenica lascia il posto a un uomo di tale grandezza da indurci a pensare che la sua vita non abbia niente a che vedere con la nostra. Gesù, infatti, parlando di lui ha dichiarato: “Fra i nati da donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista” (Mt 11,11). Come possiamo, perciò, paragonarci con lui? Verrebbe da pensare che non ci resta altro da fare da inchinarci e ammirarlo. Però, che non può essere così, perché la Chiesa ci propone l’esempio dei santi non ammirarli, ma per imitarli. Vediamo, allora, se il confronto e soprattutto l’imitazione sono possibili.

Dove nasce la grandezza di Giovanni?

La liturgia, con i brani della parola di Dio scelti per questa festa, sia per la Messa della vigilia che per quella del giorno, ci dà le indicazioni per trovare la risposta giusta e importante per noi. Giovanni è un pensiero di Dio, è una sua creatura, è un suo progetto: «Il Signore dal seno materno mi ha chiamato». Non è sbucato fuori dal caso, da un’evoluzione della materia senza intelligenza e senza progetto, da una energia misteriosa quanto si vuole ma sempre farina del nostro sacco. E’ stato Dio che da sempre lo ha pensato e lo ha voluto. È stato, perciò, un dono impensabile, una sorpresa imprevedibile, come appare chiaro dalla reazione di Zaccaria. Poverino!

Chissà quante volte, accoratamente, insieme a Elisabetta avrà pregato e implorato per avere un bambino. Poi, quando l’angelo gli annuncia: “Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio”, non ci crede, non lo ritiene possibile, perché la risposta non gli arriva come se l’aspetta, in modo umanamente comprensibile.

Questa imprevedibilità mette in difficoltà l’anziano sacerdote, esattamente come accade a noi, che accettiamo Dio a patto che non ci sorprenda, non scombussoli la nostra logica; che ci lamentiamo con Dio che non ci ascolta, perché non ci ascolta come e quando noi vorremmo.

La punizione che Dio gli infligge non è altro che la rivelazione di quello che Zaccaria è: cieco davanti all’opera di Dio. Per riacquistare la vista, Zaccaria deve abbandonare la sua logica e arrendersi a quella di Dio. Quando i parenti lo vogliono riportare con i piedi per terra: “Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome”, egli ormai ha capito che quel figlio è un dono, è un pensiero di Dio: “Giovanni è il suo nome”.

Anche noi siamo chiamati a compiere questo salto: dalla cecità alla visione (e accettazione) della logica “altra” di Dio.

Ma veniamo alla grandezza di Giovanni?

»»» Leggi il testo completo

Annunci