«Nel mio deserto la tua sorgente» Racconti dal carcere


Storie di vita dietro le sbarre

«Nel mio deserto la tua sorgente» è il titolo del volume che raccoglie trenta scritti dei detenuti della sezione Reclusione di Rebibbia. Testimonianze di rabbia e sconforto, ma anche di fede e speranza di Maria Elena Rosati

carcereGettare una luce sulla realtà del carcere, attraverso le testimonianze scritte dai detenuti. Questo l’obiettivo dell’iniziativa culturale «Raccontarsi per vivere», promossa dalla cappellania della sezione Reclusione del carcere di Rebibbia e giunta alla sesta edizione.

Il volume di quest’anno, presentato sabato 23 giugno nella cappella del carcere, s’intitola «Nel mio deserto la tua sorgente», frutto di un attento lavoro di redazione condotto durante tutto l’anno da suor Rita Del Grosso e da suor Giampaola Periotti. L’opera racchiude circa 30 scritti, alternando opere di autori più celebri, da Leopardi a Ungaretti, da De Amicis a Quoist, a quelle dei detenuti.

Un’opportunità di espressione e di sfogo, per chi cerca ogni giorno di ricostruire la speranza e la dignità, oltre le sbarre: «Per loro scrivere è importantissimo – ha sottolineato suor Rita – perché raccontando la loro vita si liberano da un peso; alcuni infatti vivono il carcere con disperazione, altri invece come la giusta pena per le colpe commesse».

C’è il diario di Andrea, e le testimonianze di Massimiliano, Salvatore, Roberto, Sunjay: rabbia, sconforto, fede, speranza, nostalgia di casa e del calore della famiglia, pensieri sulla giustizia e sul tempo, racchiusi in scritti semplici e spontanei, capaci di dare spazio alla meditazione.
«Questo testo è il riflesso della vita in carcere – ha spiegato padre Roberto Fornara, impegnato accanto ai detenuti – e unisce insieme le contraddizioni della vita, la povertà e la speranza, l’aridità e il desiderio di vita , che tutti sperimentiamo». Un’opera il cui valore profondo, secondo padre Fornara, è determinato dalla «possibilità data ai carcerati di raccontare se stessi, di guardarsi allo specchio».

L’obiettivo per il futuro è gettare
lo sguardo oltre le sbarre, per arrivare a sviluppare altri livelli di racconto: «Occorre dare spazio alla creatività dei detenuti, puntando sul racconto della loro vita e delle loro esperienze fuori dal carcere», ha detto Antonio Turco, educatore. Un segnale di speranza verso un più facile reinserimento nella società: «Dobbiamo ricordare agli altri – ha concluso Turco – che anche chi ha vissuto la realtà del carcere ha diritto ad una seconda opportunità».
La manifestazione culturale è stata preceduta da un concerto con il contributo di «Cuori in azione-Axa», durante il quale si sono esibite le artiste Marina Curasì e Simona Canuti.

da Romasette, 25 giugno 2012

Annunci