Tutti pastori, o buoni o profittatori (Gv 19,25-27)


16a Domenica – Tempo Ordinario – Anno

Per essere pastori secondo il pensiero di Dio e secondo il modello Gesù è necessaria la benevolenza verso gli altri. Questa crea compassione, cioè capacità di entrare nella situazione degli altri facendola propria.

Letture: 1 Re 18, 42-45; Sal 15; Gal4, 4-7; Gv 19, 25-27

“Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Io vi punirò per la malvagità delle vostre opere”. Minacciose e terribili le parole che Geremia pronuncia a nome di Dio.

Sgomberiamo subito il campo dagli equivoci: i “pastori” non sono, come a noi viene spontaneo pensare, il papa, i vescovi e i preti, ma tutti coloro che a vario titolo esercitano una autorità sugli altri. Al tempo di Geremia, infatti, come d’altronde al tempo di Gesù, non esisteva una distinzione tra potere civile e religioso. L’ammonimento di Dio, perciò, è per tutte le autorità, a qualsiasi livello e in qualsiasi ambiente: il governo, la famiglia, la parrocchia, la scuola, il lavoro… Ed è per ciascuno di noi, perché ognuno di noi è il custode (il pastore) del proprio fratello.

L’atteggiamento che Dio condanna con tanta determinazione è il disinteresse verso gli altri (le pecore che ci sono affidate), lasciando che si disperdano, senza preoccuparsi a quale sorte andranno incontro. È la scelta del classico: “Affari loro! Io devo pensare a me stesso”, che dall’indifferenza scivola con facilità nel tentativo di approfittarsi degli altri, ovviamente dei più deboli, o comunque in comportamenti che li danneggiano o direttamente o indirettamente.

Per contrastare e combattere questo atteggiamento, purtroppo sempre in agguato e sempre attuale (ogni riferimento alla nostra classe politica che con la ricerca ottusa e ostinata dei propri interessi ci ha portato nella situazione in cui ci troviamo è superfluo) Dio propone pastori “veri e saggi” dediti al bene delle pecore: “così che esse non dovranno più temere né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una”.

L’esemplare di questi pastori secondo il pensiero di Dio è Gesù: il germoglio giusto di Davide, il re vero e saggio. Il brano del vangelo ce lo mostra in azione. Egli, sia nei confronti del gruppo dei suoi amici e collaboratori (“Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”), sia nei confronti della folla (“Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore”), dimostra sentimenti di comprensione e benevolenza.

Per essere pastori secondo il pensiero di Dio e secondo il modello Gesù è necessaria la benevolenza verso gli altri. Questa crea compassione, cioè capacità di entrare nella situazione degli altri facendola propria, dalla quale scaturisce la spinta a rinunciare al bene proprio per mettersi a disposizione degli altri.

Adesso torniamo al: “Guai!” che Dio minaccia contro i falsi pastori…

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