07
Set
12

Quel sospiro di Gesù (Mc 7,31-37)


23a Domenica – Tempo Ordinario – Anno B

È bellissimo quel sospiro di Gesù. Sono bellissimi i nostri sospiri, se sono come il suo: un respiro profondo per continuare coraggiosamente la lotta contro il male per non diventare smarriti di cuore e per dare speranza a quelli che lo sono.

LETTURE: Is 35,4-7a; Sal 145; Gc 2,1-5; Mc 7,31-37

137-icona-dell--effataDal punto di vista della liturgia, il miracolo di Gesù proclamato in questa domenica è la realizzazione della profezia di Isaia, che incoraggiava i suoi contemporanei, smarriti di cuore, con l’annuncio che nonostante sembri che tutto vada di male in peggio, alla fine il progetto di bene di Dio vincerà, e si manifesterà con eventi meravigliosi: “si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto”. Gesù compie questi segni prodigiosi per testimoniare che la promessa di Dio va avanti e per incoraggiare noi, smarriti di cuore, a credere nella vittoria del bene.

Si dirà: “Incoraggiare noi? Tutt’al più i miracoli di Gesù davano coraggio ai suoi contemporanei che potevano vederli!”.

Non è così! La parola di Dio non è un libro di storia che racconta fatti passati, ma è una delle presenze di Gesù risorto. Perciò, quando ascoltiamo la Parola, i segni da lui operati vengono messi davanti ai nostri occhi e, se sappiamo vederli, danno coraggio e speranza anche noi.

Detto questo, a me piace soffermarmi su quel sospiro che Gesù emette prima di ridare voce e udito a un poveretto. Non è il soffio che riversa sugli apostoli, quando la sera di Pasqua affida loro la continuazione della sua opera: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi. Detto questo soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (Gv 20,22.23). In questo caso, il soffio di Gesù richiama chiaramente quello del Creatore nelle narici di Adamo (Gen 2,7), e segnala l’inizio di una nuova umanità, redenta dalla sua passione e morte. Nel brano di Marco quel sospiro, indirizzato non verso il poveretto, ma verso il cielo, sembra identico ai nostri, quando siamo stanchi di combattere contro il male di ogni tipo: fisico, morale, sociale, e vorremmo cedere allo smarrimento del cuore, alla sfiducia, alla voglia di lottare.

Sarà così? Probabilmente i biblisti non saranno d’accordo. Pazienza! Niente però ci proibisce di pensare che Gesù, “vero” uomo, abbia provato, oltre alla stanchezza fisica (“Gesù, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo”, Gv 4,6) anche attimi di stanchezza psicologica. D’altra parte ne aveva ben donde. Lasciati i farisei che lo tallonavano caparbiamente con le fissazioni ritualistiche di una fede diventata arida e vuota, va nella regione di Tiro, tra i pagani, dove sperava che i farisei lo avrebbero lasciato in pace, per non contaminarsi tra quella gente “impura”, che lo avrebbe costretto a purificarsi continuamente. Ma anche lì lo aspetta un’umanità sofferente: una donna si mette a seguirlo, gridando fino allo sfinimento di guarirle la figlia (Mc 7,24-30); e la gente gli porta questo poveretto. Ed ecco il sospiro: “gli pone le dita negli orecchi e con la saliva gli tocca la lingua; guardando quindi verso il cielo, emette un sospiro e gli dice: «Effatà», cioè: «Apriti!» E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente”.

Perché quel sospiro? A me fa pensare ai nostri sospiri di fronte alla presenza asfissiante del male. Quante volte anche noi abbiamo alzato gli occhi al cielo e abbiamo sospirato: “Signore, basta! Non ne posso più”. Quante volte anche noi di fronte al male – al male di ogni tipo: quello “alla farisei”: la presunzione, l’ipocrisia, la falsità; quello misterioso, alla “spirito impuro”, che tormenta e corrode le persone dal di dentro e del quale non riusciamo a spiegarci le motivazioni; quello fisico, alla “sordomuto”, che piega le persone e mette in crisi le famiglie – come Gesù, abbiamo guardato il cielo e sospirato: “Signore, quando finirà?”.

Ci fa bene, perciò, pensare a Gesù che sospira

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