L’orazione della fede, l’orazione evangelica, la preghiera apostolica


Ci sono livelli diversi di preghiera che coesistono nei cristiani, e chiedono di essere coltivati esplicitamente soprattutto in certe circostanze e da persone chiamate a particolari missioni: l’orazione della fede, l’orazione evangelica, la preghiera apostolica.

pellegrini3L’ORAZIONE DELLA FEDE

Il termine «oratio fidei» si trova nella lettera di Giacomo al cap. 3 là dove parla di una preghiera della fede che, se fatta sul malato, lo salverà (v. 15). Vorrei allargare il termine a tutte quelle preghiere evangeliche che chiedono una grazia e che sono la gran parte delle preghiere fatte dalla gente e da noi.
13-Silenziosa-preghiera Le preghiere della fede riempiono i corridoi dei santuari: sono tutti gli ex voto, frutto della fede; è quella preghiera che chiede una grazia particolare e che però presuppone una fede.
Gesù interroga chi vuol essere guarito: hai la fede?
Non si tratta della fede generale in Dio, ma di una fede consapevole che Dio, buono e provvedente, mi può venire incontro in una situazione difficile. L’orazione della fede è chiedere grazia per sé, per un malato, per trovare lavoro, per la pace in famiglia, per la salute dei bambini, ecc.
E una preghiera molto bella perché presuppone una forza particolare che Dio ha per aiutare me, adesso, in questo momento.

04_gesuL’ORAZIONE EVANGELICA

Dalla preghiera della fede così comune e così semplice, si distingue quella che chiamo: «l’orazione evangelica».
Si potrebbe chiamare anche «preghiera catecumenale», «preghiera battesimale», o, secondo le circostanze, «preghiera penitenziale». L’oggetto della preghiera non è questa o quella grazia, ma la salvezza, il cuore del Vangelo.
Essa chiede la salvezza evangelica e, rispetto all’altra, è più globale, perché suppone che uno abbia capito che i beni penultimi sono importanti solo perché in relazione al bene ultimo che è la salvezza dell’uomo, la riconciliazione con Dio, e cioè l’essere liberato dal peccato e condurre una vita di fede e di speranza integrata nell’esistenza.
nostre maniEsempio di preghiera evangelica è il pubblicano che, stando in fondo al tempio, si batte il petto e dice: «Signore, abbi pietà di me peccatore» (Lc 18, 13).
Si chiama anche preghiera penitenziale o battesimale, perché è quella che il catecumeno adulto deve fare quando domanda il Battesimo: «Cosa chiedi? ; « a fede, la grazia, la vita eterna . Chiede l’insieme del bene evangelico, il perdono. Per fare sinceramente questa preghiera l’uomo deve capire che non si vive solo di pane, di salute, di lavoro, di pace in famiglia; al di sotto, al di là e al di sopra di queste cose, si vive della grazia di Dio.
Dobbiamo educare ed educarci alla preghiera evangelica in tutta la sua vastità.
La si può esprimere nella sua esclamazione centrale: «Signore, abbi pietà di me peccatore».

preghiera apostolicaLA PREGHIERA APOSTOLICA

Che cos’ha di diverso la preghiera apostolica rispetto a quella evangelica?
Un esempio molto semplice è il Padre nostro, la preghiera insegnata ai discepoli in quanto tali, non soltanto come persone singole che devono convertirsi ma in quanto già corresponsabili di una comunità.
La preghiera evangelica è per lo più al singolare: «Signore, abbi pietà di me peccatore»; il «Padre nostro» è al plurale, presuppone la coscienza di un «noi», di un popolo, di una corresponsabilità, di una solidarietà che ci lega gli uni per gli altri. E chiede beni che sono la salvezza di questo popolo, non beni singoli. Suppone che coloro che la dicono assumano su di sé i problemi a livello di Regno di Dio: sia fatta la tua volontà, venga il tuo regno.
Anche la stessa remissione dei peccati non è più un caso singolo, ma ormai è problema di comunità: così come noi perdoniamo a coloro che ci hanno offeso.
C’è dietro tutto il problema della riconciliazione comunitaria, della ricostituzione dell’unità della comunità attraverso il perdono. Il «Padre nostro» si muove già in ambito di preghiera apostolica.
volontariatoAltro semplice esempio di preghiera apostolica lo abbiamo nel cap. 4 degli Atti, in stretta connessione con una effusione pentecostale. È qualcosa che si manifesta dopo la Pentecoste, quando ormai il cristiano è maturo, adulto, ha preso coscienza della sua corresponsabilità comunitaria. E’ una preghiera che contempla l’azione di Dio nella storia: «Signore, tu che hai creato il cielo, la terra, il mare», che hai parlato per bocca dello Spirito Santo… Poi contempla l’opera di Gesù: «…si radunarono in questa città contro il tuo santo servo Gesù, che hai unto come Cristo, Erode e Ponzio Pilato», e quindi chiede beni fondamentali per la salvezza della comunità e del mondo: «Ed ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunciare con tutta franchezza la tua parola. Stendi la tua mano perché si compiano guarigioni, miracoli e prodigi nel nome del tuo santo servo Gesù» (At 4, 24-30).

La preghiera non chiede che si compia la mia guarigione, ma che si compiano guarigioni perché il nome del Signore Gesù sia glorificato: la prospettiva è quella del Regno di Dio inteso come totalità.

Cardinale Carlo Maria Martini

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