L’indignazione e la testimonianza (Mc 10,35-45)


29a Domenica – Tempo Ordinario – Anno B

 

C’è un rimedio per superare la “sindrome dei figli di Zebedeo? Sì: è accogliere sinceramente e testimoniare coraggiosamente la lezione di Gesù: “… chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore…”. Questo è l’unica medicina per curare alla radice la smania del potere, e tutti i fenomeni di corruzione e malaffare che si porta dietro.

LETTURE: Is 53,2a.3a.10-11; Sal 32; Eb 4.14-16; Mc 10,35-45

Questo brano di vangelo è di quelli che abbiamo ascoltato e riascoltato chissà quante volte. Perciò è a rischio del micidiale: “Questa la so”. Cerchiamo di accoglierlo in modo non usuale, entrando dentro ai sentimenti che il racconto non descrive ma lascia immaginare.

“Si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo”.
Quel “si avvicinarono” ci fa intuire un comportamento che conosciamo bene: un insieme complesso di movimenti astuti e circospetti per cogliere il momento opportuno, l’occasione furba per arrivare prima degli altri a chi può fare un favore, senza che gli altri se ne accorgano. È il percorso della raccomandazione (nell’evangelista Matteo, questo è anche più chiaro, perché i due mandano avanti la madre, Mt 20,20). Gesù aveva annunciato ciò che gli sarebbe capitato a Gerusalemme. I Dodici non avevano capito e non volevano capire. I figli di Zebedeo, però, avevano intuito che, comunque, stava per succedere qualcosa di grosso, di definitivo, e che la loro vicenda stava per arrivare alla conclusione. Adesso era il momento di intervenire. Si avvicinano e Gesù e cosa chiedono? “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”.

L’esperienza quotidiana ci mette continuamente davanti agli occhi, sia nei media, sia nel nostro vissuto quotidiano, persone che sgomitano, che sgambettano, che cercano vie tortuose per scavalcare la fila. Tutti i giorni i giornali e i telegiornali ci informano di gente disposta a tutto pur di arrivare a conquistare una poltrona “alla destra o alla sinistra” di qualcuno che conta. Comprendiamo perciò al volo cosa si agita nel cuore dei figli di Zebedeo: è la ricerca del potere, l’ansia di arrivare prima degli altri, più in alto degli altri, in modo da poterli guardare dall’alto in basso.

“Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni”.
La manovra di Giacomo e Giovanni viene, però, scoperta dagli altri dieci che“cominciarono a indignarsi”. Quali siano stati i gesti, le parole, i mugugni di questa indignazione non ci è difficile immaginarlo, perché questa scena non soltanto l’abbiamo vista chissà quante volte (sono mesi che tutti i talk show televisivi ci mostrano persone che si indignano per gente che ha cercato e cerca il potere a proprio uso e consumo), ma perché ne siamo anche noi protagonisti. Chissà quante volte di fronte alle notizie di corruzione e di abuso di potere abbiamo esclamato: “Guarda cosa si deve vedere!”; “È uno schifo!”; “Non se ne può più di questa gente!”; “Bisogna mandarli a casa!”; “Bisogna rottamarli!”.Indignazione sacrosanta!…

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