I santi chiamano i santi, di C. M. Martini


moltitudine_salvatiI santi chiamano i santi.
Ciò che decise della conversione di S. Agostino
è la lettura della vita di S. Antonio
scritta da S. Atanasio:
undici secoli più tardi Teresa d’Avila
leggerà le «Confessioni» e scriverà:
«Quando lessi le parole che Agostino sentì nel giardino
mi sembrò che il Signore le rivolgesse a me,
tanto fu grande l’emozione del mio cuore»;
e la vita di Teresa ebbe la svolta che la portò alla santità.
Quattro secoli più tardi Edith Stein,
la carmelitana ebrea uccisa ad Auschwitz
si converte leggendo la vita di S. Teresa,
lascia la carriera accademica dell’Università ed entra nel Carmelo.
I santi chiamano i santi
e ciascuno di noi è chiamato dalle vite dei santi.
Possiamo quindi fare una conclusione semplice
e insieme molto pratica:
riprendiamo a leggere le vite dei santi.
Oggi non mancano biografie scritte con spirito sanamente critico,
con attenzione al contesto storico
e al cammino faticoso di questi nostri fratelli.
Non mancano le autobiografie,
cioè la vita che i santi raccontano di loro stessi,
piene di fascino e di interesse,
dalle più celebri, come quelle di Teresa d’Avila
o di Teresa di Gesù Bambino,
ad altre di santi e sante dei nostri giorni.
Nell’Apocalisse, S. Giovanni descrive
la sterminata moltitudine dei testimoni di Dio:
questi testimoni sono nostri compagni di viaggio.
L’amore che essi ci portano ci assicura che
non possono separarsi da noi,
non possono non amarci e intercedono per noi:
uniti perfettamente a Cristo
sono in profonda comunione con tutti quelli che sono di Cristo.
Noi possiamo diventare amici dei santi del cielo,
si può stabilire tra loro e noi
un rapporto di amicizia simpatica e illuminante.
Anzi, mentre nell’amicizia con chi è ancora sulla terra
noi viviamo sì meravigliose esperienze
però ci imbattiamo nei nostri limiti
e nella nostra incapacità di amare come vorremmo;
nell’amicizia con i santi
noi sperimentiamo già l’ineffabile e perfetta comunione con Dio,
la pace della divina presenza,
la pace senza malintesi e in qualche modo,
possediamo quella gioia, quella felicità che è il nostro eterno destino.

Cardinale Carlo Maria Martini

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