Vedere di nuovo per diventare discepoli (Mc 10,46-52)


30a Domenica – Tempo Ordinario – Anno B

Come il cieco di Gerico, per tornare a vedere dobbiamo gettare via il “nostro mantello”: le nostre abitudini, consuetudini, pigrizie, sicurezze…, e invocare, gridando con forza, la grazia di potere “vedere di nuovo”, di “balzare in piedi” e seguire Gesù; di passare da cristiani “tutto sommato” a discepoli disposti a seguirlo.

 LETTURE: Ger 31,7-9; Sal 125; Eb 5,1-6; Mc 10,46-52

I vangeli sono libri molto sintetici che vanno all’essenziale, tralasciando tantissime informazioni che avrebbero soddisfatto le nostre curiosità, quelle che fin dai primi anni i vangeli apocrifi hanno cercato di accontentare. Perciò, quando il testo riporta un particolare apparentemente marginale, dobbiamo drizzare l’attenzione: potrebbe non essere affatto secondario. Attenzione, perciò, al vangelo di questa domenica.

C’è un cieco che “siede lungo la strada a mendicare”. Fa quello che facevano i poveri e gli emarginati come lui. Fin qui niente di strano. Quando “sente che passa Gesù Nazareno”, comincia a gridare: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. Il suo grido, una professione di fede in piena regola, rivela chiaramente che il poveretto sapeva già di Gesù. Vivendo, come sappiamo, di elemosina, doveva necessariamente recarsi dove c’era gente che poteva elargirgliela, e quale occasione migliore delle grandi folle che si radunavano per ascoltare il Nazareno. Chissà quante volte aveva ascoltato i suoi discorsi e i commenti o scettici o entusiastici che accompagnavano i segni straordinari che egli compiva. E piano piano aveva maturato la fede in lui: “Questo è davvero il Figlio di Davide!”.

Trovandosi questa volta non lontano da lui, ai margini della folla dove i mendicanti potevano sistemarsi, ma sul ciglio della strada che Gesù stava percorrendo, e quindi nella possibilità di farsi sentire, si mette a gridare, dichiarando la fede in lui. E la sua fede lo salva, come conferma Gesù dopo che il cieco è tornato a vedere: “Va’, la tua fede ti ha salvato!”. Il miracolo, però, era accaduto prima, nel momento della professione di fede. Infatti, quando gli dicono: “Coraggio! Alzati, ti chiama!”, egli cosa fa? “Gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù”. Si è mai visto un cieco (a meno che non sia uno di quelli che la fa in barba all’INPS) balzare in piedi? Chi non vede si muove con calma, con circospezione, incerto. Il poveretto invece balza in piedi. E dopo avere gettato via il mantello. Altro particolare stranissimo. Che importanza può avere per noi sapere che ha gettato via il mantello? Nessuna, se non sapessimo che il mantello era per i poveri mendicanti come lui la casa dove ripararsi dal freddo della notte, era tutto ciò che possedeva. Il mantello gettato via è perciò quello che Gesù richiedeva a coloro che decidevano di seguirlo: “Lascia tutto e vieni dietro a me!”.

Il cieco lo fa. Ricevuta materialmente la vista, vedendo di nuovo, “lo seguiva lungo la strada”.

Il vangelo di questa domenica non è il racconto di un fatto edificante, scritto per farci ammirare la potenza taumaturgica di Gesù, ma un messaggio, un invito a credere in lui, a seguirlo. Il cieco di Gerico ci invita a fare il suo percorso, a sentirci poveri mendicanti seduti lungo la strada senza sapere dove andare, spaesati, esiliati, come gli ebrei deportati in Babilonia.

Ci riguarda questo messaggio? …

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