28
Ott
12

Dal SINODO. La bella notizia del Vangelo: fare a tutti «la carità della verità»


DAL SINODO DEI VESCOVI 2012

sr M. Antonieta Bruscato, superiora generale delle Figlie di San Paolo

 

Nel pomeriggio del 17 ottobre, presente il Santo Padre, dopo la lettura della Relatio post disceptationem (Relazione dopo la discussione), al Sinodo su La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana è stata data la parola ad alcuni uditori e uditrici. Sr M. Antonieta Bruscato, superiora generale delle Figlie di San Paolo, è stata la prima a intervenire. L’abbiamo incontrata e le abbiamo posto alcune domande.

Antonietta_Sinodo2012Sr M. Antonieta, è un grande privilegio partecipare a un Sinodo così importante per la vita della Chiesa, ma anche per la missione delle Figlie di San Paolo…
Sì, sono infatti profondamente grata al Signore e riconoscente verso Sua Santità Benedetto XVI per l’invito a partecipare all’assemblea sinodale e per avermi concesso la possibilità di fare un breve intervento in qualità di uditrice.
Questo Sinodo si pone al cuore della missione delle Paoline, che si dedicano da sempre alla nuova evangelizzazione con tutti i mezzi e le forme di comunicazione.

Può sintetizzarci quanto ha detto ieri al Sinodo e magari esprimere anche quello che non ha potuto dire in assemblea per la brevità del tempo a sua disposizione?
Nel mio intervento mi sono riferita in modo particolare ai numeri 59-62 dell’Instrumentum laboris, che trovo significativamente rispondenti alla sfida posta oggi alla Chiesa dalla cultura mediatica e digitale, «“luogo” della vita pubblica e della esperienza sociale» (IL 59) e spazio di un’evangelizzazione davvero nuova, dove poter diffondere a largo raggio la bella notizia del Vangelo e fare a tutti «la carità della verità», come amava ripetere il beato Giacomo Alberione, nostro fondatore.

Certo, la Chiesa sta facendo grandi passi nel campo della comunicazione come “luogo” di evangelizzazione…
Lodo e benedico Dio per la crescente sensibilità ecclesiale verso la comunicazione riconosciuta come nuova civiltà (Ecclesia in Africa 71), primo areopago del tempo moderno (Redemptoris missio 37), vera e propria cultura: cioè un modo di esistere, di stare al mondo, un ambiente di vita, un contesto esistenziale.
Ne era ben consapevole Paolo VI, che nell’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi così affermava: «La Chiesa si sentirebbe colpevole di fronte al suo Signore se non adoperasse questi potenti mezzi, che l’intelligenza umana rende ogni giorno più perfezionati; servendosi di essi la Chiesa “predica sui tetti”» (n. 45)
Gli illuminati interventi degli ultimi Pontefici, soprattutto in occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, hanno spinto e sostenuto le Chiese locali e altre organizzazioni ecclesiali a utilizzare con professionalità i diversi strumenti di comunicazione e, oggi più che mai, i new media per l’annuncio del messaggio di salvezza.

antonieta bruscato 2Le nuove tecnologie sono dunque un’opportunità per “raccontare” Dio?
Sì, intanto perché sono uno straordinario “ponte” di interazione tra le persone. Come ha sapientemente espresso il Santo Padre nel 2009, nel messaggio per la 43a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, «il desiderio di connessione e l’istinto di comunicazione, che sono così scontati nella cultura contemporanea, non sono in verità che manifestazioni moderne della fondamentale e costante propensione degli esseri umani ad andare oltre se stessi per entrare in rapporto con gli altri».
La comunicazione in rete riassume il volto dell’età contemporanea. Comporta coinvolgimento, interdipendenza, sinergie e creatività, e suscita forme assolutamente inedite di comunicazione “conviviale”, legata a un anelito profondo dell’anima, nostalgia inguaribile di ogni vivente verso l’Altro, verso il bisogno di spezzare insieme il pane.
Comunicazione è relazione, dunque, e il processo fondamentale che lo regola è un processo di “relazioni”.
Quando in skype vedo apparire, nell’angolo sinistro della schermata, il numero delle persone connesse, resto sempre profondamente colpita dalla possibilità che ognuno di noi ha di entrare in comunicazione con 10, 20, 40 milioni di persone… E cosa dire del considerevole numero di siti web esistenti? Tutti oggi – aziende, università, istituzioni varie, scuole e università, diocesi, parrocchie, singoli individui – hanno il loro sito, costruiscono i loro blog, interagiscono nei social network… In internet ci sono biblioteche con milioni di libri, informazioni su qualsiasi argomento, una selva inestricabile di contenuti.

Ma in questa “foresta” ci si può anche smarrire…
È vero. Possono perdere l’orientamento quelli che vi sono nati (i cosiddetti nativi digitali) ma anche la generazione dei migranti digitali, in cui siamo anche noi. Il n. 62 dell’Instrumentum laboris indica alcuni rischi della cultura digitale che tuttavia non offuscano le potenzialità positive della nuova comunicazione, in grado di offrire «maggiore possibilità di conoscenza, di scambio, di forme nuove di solidarietà, di capacità di promuovere una cultura sempre più a dimensione mondiale, rendendo i
valori e i migliori sviluppi del pensiero e dell’attività umana patrimonio di tutti».

Gli interrogativi, certo, non mancano.
Sì, e interpellano con maggiore forza quelli che, nella Chiesa, hanno l’audacia di «frequentare questi “nuovi areopaghi”»: come essere, nelle realtà in cui siamo e operiamo, comunicatori efficaci del mistero di Dio che è comunione, testimoni dell’amore di Dio che è speranza? come valorizzare le opportunità offerte dai new media in chiave di comunicazione evangelica «per rendere udibile anche in questi
luoghi odierni il patrimonio educativo e di sapienza custodito dalla tradizione
cristiana» (IL 62)?

antonieta bruscatoLa comunicazione è, dunque, ambito privilegiato della nuova evangelizzazione.
Direi che continua a esserlo… Nel lontano 1926, il beato Giacomo Alberione scriveva: «Il mondo ha bisogno d’una nuova, lunga e profonda evangelizzazione… Occorrono mezzi proporzionati, e anime accese di fede».
Don Alberione era preoccupato perché le chiese si svuotavano, perché – come diceva – «… le quattro pie donne che fanno la comunione ogni mattina, i quattro giovani che si radunano attorno al parroco ogni sera, non sono tutto il paese, non sono tutto il popolo: molte altre pecorelle stanno fuori dall’ovile e non vengono al Pastore perché non lo conoscono, perché forse lo avversano e lo avversano perché non lo conoscono. Le anime bisogna salvarle tutte…».
A questa grande sfida il beato Alberione ha risposto con l’utilizzo attento e professionalmente qualificato degli strumenti e delle tecnologie di comunicazione, nel desiderio di «portare tutto il Cristo all’uomo e dare tutto l’uomo a Dio per Cristo Gesù», sull’esempio dell’apostolo Paolo che si è fatto «tutto a tutti» (1Cor 9,22).
Ed è a questa grande sfida che dobbiamo rispondere anche noi oggi.

Dialogo con sr Antonieta Bruscato, superiora Generale delle Figlie di San paolo

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