08
Nov
12

La scommessa della fede (1Re 17,10-16 – Mc 12,38-44)


La vedova di Sarépta. Un’apertura all’altro che la rende capace di credere alle parole di Elia, senza sapere che è un profeta come sappiamo noi. La vedova di Gerusalemme. Non si dispera, decide di fidarsi del Signore: “Non ho più niente. Ho soltanto fiducia in te”. Scommette, si fida.

 

LETTURE: 1 Re 17,10-16; Sal 145; Eb 9,24-28; Mc 12,38-44

Il messaggio che la Parola di questa domenica ci rivolge non con complicati ragionamenti, ma con il linguaggio delle immagini (meditiamo predicatori!): le due vedove, è talmente chiaro ed efficace che a commentarlo si rischia di attutirne la forza. Limitiamoci perciò a lavorare un po’ sulle immagini per aumentarne, se possibile, la bellezza, come si fa con il Photoshop.

La vedova di Sarépta
E’ in una situazione tragica, espressa in maniera drammatica dalle sue parole: “Ho solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo”. Però le preoccupazioni non le chiudono il cuore. E’ pronta a compiere il gesto di ospitalità che le viene richiesto dal viandante. E’ questa apertura all’altro che la rende capace di credere alle parole di Elia, senza sapere che è un profeta come sappiamo noi. Le basta sentire che l’uomo non promette sulla sua parola ma su quella di Dio: “Così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà”. Si fida. Scommette. E Dio non la delude: “La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia”.

La vedova di Gerusalemme
La vedova di Gerusalemme non parla, però è Gesù che ci fa entrare nella sua situazione esistenziale, facendoci conoscere i suoi sentimenti e i suoi pensieri. E’ rimasta soltanto con due monetine: “tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”. Poteva disperarsi, poteva imprecare, poteva cercare di rimediare con mezzi disonesti. Decide di fidarsi del Signore: “Non ho più niente. Ho soltanto fiducia in te”. Scommette, si fida. L’evangelista non ci dice com’è andata a finire questa donna, ma non possiamo dubitare: le sue due monetine non si saranno esaurite, e la donna non è sicuramente morta di fame.

Mettiamoci al posto delle due vedove e confrontiamoci con loro.
Noi il pugno di farina, le poche gocce d’olio e le due monetine ce le saremmo tenute strette.
Sì, avremmo pregato Dio di non farcele esaurire, di venire in nostro soccorso, ma non avremmo azzardato di privarcene senza una sicurezza umana che ci avrebbe assicurato di non verle buttate via inutilmente…

>>> vai al testo completo

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