Il sabato delle donne


Un sabato a Betania, donne israeliane e palestinesi insieme per…

Sabato 24 novembre, a Betania è partita la clinica mobile dei Medici per i Diritti umani, che ogni sabato porta nel cuore dei Territori Palestinesi Occupati un gruppo di do, dottoresse israeliane. Ma questo non è un sabato “qualunque”: è la prima uscita dopo la fragile tregua tra Israele e Hamas che ci tiene tutti con il fiato sospeso.

Questo appena trascorso è stato l’ultimo sabato del mese, un giorno per noi dedicato di solito alla cura delle donne: un’equipe composta interamente da dottoresse offre uno spazio esclusivo alle donne palestinesi. Un giorno, dunque, tutto al femminile. Durante l’attesa, nel consueto punto d’incontro, le conversazioni tra le israeliane riguardano tutte i giorni passati: lo spauracchio delle sirene, squillate all’impazzita per la prima volta in molti anni a Tel Aviv e Gerusalemme; i figli portati al Nord, dai nonni; l’orrore di vedere nelle notizie quanto avveniva dall’altra parte; l’angoscia di avere un figlio, un fratello, un fidanzato, chiamato alle armi…

All’improvviso ci raggiunge un altro drappello di donne. Sono le colleghe palestinesi. Ai saluti segue un momento di silenzio e di sguardi, un momento che dura appena un secondo. Poi inizia una confusione di borse e di sciarpe, mentre il gruppo delle dottoresse si fonde in un abbraccio da dove emergono, di tanto in tanto, domande balbettanti: «Come siete stati?», «Eri a Tel Aviv? Ti ho pensato tanto», «Com’è andata al Sud?», «Hai qualcuno a Gaza?».

donne israeliane e palestinesi a romaE poi la testimonianza commossa di una delle donne che ci racconta di aver ricevuto, in mezzo a un allarme nel suo kibuzt, la telefonata di una collega palestinese, conosciuta da tutte e sposata recentemente a Khan Junes, al Sud della Striscia di Gaza: «Voleva sapere di me, domandare come mi trovassi. Aveva sentito che un missile aveva raggiunto la mia zona – racconta con la voce spezzata –, t’immagini? Mentre mi parlava sentivo il frastuono delle bombe devastare la sua città».

La giornata prosegue con normalità. L’incontro di educazione sanitaria viene fatto da Rania, dottoressa palestinese, e Shai, giovane dottoressa israeliana, cresciuta a Neve Shalom, con la intesa e la familiarità che rivelano una relazione che va al di là dell’ambito professionale. Alla fine dell’incontro ci lasciano la loro consegna, legata alla prevenzione del tumore al seno, tema scelto per la giornata, ma che in realtà vuole essere un riassunto di quello che vogliono dire al mondo con questo gesto coraggioso di venire incontro all’altro, anche in tempo di guerra: «Tutte noi qui presenti siamo donne. Non dimenticate mai che come donne, in qualunque circostanza, siamo chiamate a custodire la vita».

Alicia Vacas, Combonifem, 28 novembre 2012

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