La vera sorgente della gioia (Sof 3,14-17 – Lc 3,10-18)


3a Domenica – Tempo di Avvento – Anno C

La liturgia di questa domenica é un forte invito alla gioia e alla speranza, ma nello stesso tempo è un appello a praticare la giustizia e la condivisione, condizioni essenziali per essere sempre lieti nel Signore.

Letture: Sof 3,14-17; Is 12,2-6; Fil 4,4-7; Lc 3,10-18

La terza domenica di Avvento è un invito forte alla gioia. Sofonia, nella prima lettura, ci esorta a gioire, a riprendere serenità e coraggio, e – bellissimo e attualissimo! – a “non farci cadere le braccia”.

Isaia, con il suo brano utilizzato come salmo responsoriale, ci invita ad avere fiducia, perché “nostro canto e nostra forza è il Signore”; ad “attingere con gioia alle sorgenti della salvezza”.

Paolo continua e rafforza questo invito con il suo: “Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. Non angustiatevi per nulla”.

Noi accogliamo volentieri questo invito alla gioia. Anzi, non ce ne sarebbe nemmeno bisogno, perché quando il Natale si avvicina, nonostante la crisi, nonostante la scarsità di soldi, nonostante le preoccupazioni per la mancanza del lavoro, è impossibile sottrarsi al fascino di questa festa che – per certi aspetti misteriosamente – cattura anche i più indifferenti alla vita della Chiesa, e persino i più austeri negatori di ogni realtà trascendente.

Lasciamoci, perciò prendere anche noi da questa atmosfera gioiosa, senza rovinarcela e rovinarla con eccessi di rigorismo, di fastidio, di prediche contro coloro che non vanno oltre gli aspetti esteriori e consumistici.

Noi, però, come credenti, non possiamo fermarci alla seconda lettura, al “Siate sempre lieti”, perché c’è anche la terza lettura: il Vangelo. E questo brano, con la figura austera di Giovanni al centro, la musica cambia. Altroché gioia! Qui si parla di penitenza. E la penitenza – possiamo girarla come ci pare – con la gioia ha poco da spartire.

Come la mettiamo?
Potremmo cavarcela dicendo che la parola di Dio parla di “gioia spirituale” e non della gioia “vera”. Ma, siamo sinceri, fuori dalla retorica può esistere una gioia vera che non investa tutta la persona, proprio a partire dal suo essere corpo, cioè dal sorriso, dal canto, dall’allegria, dalla festa? Siamo sinceri! Si può parlare davvero di gioia, mentre ci si batte il petto? Non ci credono nemmeno coloro che lo predicano. Perciò cerchiamo un’altra strada. Andiamo anche noi da Giovanni come le folle, come i pubblicani, come i soldati, e sentiamo cosa ci dice.

Alle folle, cioè a tutti, perciò anche a noi, dichiara: “Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto”.

Dove nasce la nostra tristezza in questi giorni se non dalla costatazione che alcuni hanno troppo e altri troppo poco?…

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