Il buon Samaritano – Parabole per bambini (Lc 10,25-37)


GESU’ INDICA LA VIA DELL’AMORE

Con la parabola del buon samaritano Gesù insegna che il prossimo non è solo ogni uomo bisognoso che incontriamo sul nostro cammino ma, capovolgendo la domanda del suo interlocutore, ci invita a essere noi prossimo per i nostri fratelli, senza distinzione di persone.

L’Itinerario è costituito da:

– una Scheda biblica, con notizie e puntualizzazioni per guidare la riflessione sulla parabola;

– una Scheda metodologica, che presenta suggestioni per approfondire il contenuto della video e realizzare incontri vivaci e sempre nuovi.

1. SCHEDA BIBLICA
Il buon samaritano

2. SCHEDA METODOLOGICA
Conoscere (video)
Riesprimere
Vivere
Celebrare

1. SCHEDA BIBLICA
La parabola nel contesto biblico

Il buon samaritano (Lc 10,25-37)

Soltanto Luca riporta la parabola del buon samaritano in risposta al dottore della Legge che domanda a Gesù: «Chi è il mio prossimo?».

Tutti e tre i sinottici parlano del colloquio di Gesù con questo esperto della legge che (secondo Matteo e Luca vuol mettere Gesù alla prova) gli domanda che cosa deve fare per ereditare la vita eterna. Secondo Matteo chiede qual è il più grande comandamento e secondo Marco qual è il primo.

Gli ebrei avevano aggiunto alla legge mosaica una minuziosa casistica per cui i precetti negativi e positivi raggiungevano il numero di 613. Era quindi difficile districarsi tra queste norme molto dure imposte alla gente semplice dagli scribi e dai farisei. Per rendersene conto basta confrontare le severe accuse di Gesù nel capitolo 23 di Matteo, in mo­do particolare nel versetto 4.

Gesù, come d’abitudine, invece di rispondere, domanda al dottore della Legge: «Che cosa è scritto nella Legge?». Secondo Matteo e Marco Gesù risponde direttamente citando i due comandamenti. La risposta è presa dallo Shemà di Dt 6,4-5 (ripreso letteralmente in Marco «Ascolta Israele») per quanto riguarda l’amore di Dio e da Lv 19,18 per quanto riguarda l’amore del prossimo.

Amerai

Già nella Legge mosaica troviamo questi comandamenti. Il verbo greco usato non indica l’amore passionale e nemmeno quello di amici­zia. Non è molto comune nel greco classico mentre la Bibbia lo adopera per esprimere il rapporto di Dio con il prossimo nell’ambito religioso.

In italiano si potrebbe tradurre con carità, termine che oggi molto spes­so viene inteso soltanto nel senso di elemosina.

I due comandamenti dell’amore nell’AT sono separati: quello verso Dio si trova in Dt 6,4-5, mentre quello verso il prossimo in Lv 19,18. L’unione dei due comandamenti non è una novità del NT, ma la tro­viamo già in testi giudaici (Testamento dei XII patriarchi, Filone, Giu­seppe Flavio).

Nel giudaismo il concetto di prossimo era ristretto all’ambito familiare e nazionale. Con la parabola del buon samaritano Gesù non insegna soltanto che il prossimo è ogni uomo bisognoso che incontriamo sul nostro cammino ma, capovolgendo la domanda del suo interlocutore, ci invita a essere noi prossimo per i nostri fratelli, senza distinzione di persone.

Va’ e fa’ anche tu lo stesso

Il Maestro della Legge aveva chiesto che cosa doveva fare per eredi­tare la vita eterna. Probabilmente si aspettava qualche consiglio asceti­co o la proposta di qualche pratica religiosa. Gesù invece gli chiede un amore totale capace di donarsi a tutti, senza limiti di alcun genere.

Amare Dio sembra facile se per amare si intende dedicarsi alla preghiera, all’adorazione, alle pratiche di pietà. Dio non si accontenta di queste cose, che non per questo devono essere trascurate. Esse diventano espressione del nostro amore a Dio nella misura in cui amiamo concre­tamente il prossimo…

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