Un Natale di gioiosa sobrietà (Eb 1,1-6; Gv 1,1-18)


Natale del Signore – Anno C

La capanna di Betlemme é una scuola di vita, dove il Dio-con-noi, che ha scelto di nascere nell’estrema povertà, ci fa scoprire le sorgenti della gioia e il segreto della vera ricchezza.

Letture: Is 52,7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18

Il Natale torna sempre, ma guai pensare che è sempre lo stesso. Sia perché nella vita niente è mai lo stesso anche se ritorna sempre, sia perché il Natale non è solo una festa, ma è il Signore che parla attraverso la festa. E la parola del Signore è sempre nuova. Questo Natale, perciò, è unico. Non lo abbiamo mai vissuto e non lo vivremo più.

Per viverlo e non farlo semplicemente passare, dobbiamo farlo entrare nella vita concreta, nella nostra storia attuale, che attraversa un momento di pesante crisi economica, con la fatica di arrivare alla fine del mese, o per lo meno con l’impossibilità di permetterci ciò che in anni precedenti era a nostra disposizione, e con la preoccupante insicurezza che si possa perdere il lavoro, oppure che non si riesca a trovarlo. Questa è la realtà. Sappiamo, comunque, che non rinunceremo alla festa (alle feste!), e facciamo bene, perché la festa è una componente essenziale della nostra vita. Siamo fatti per la festa “senza tramonto”. Non dimentichiamolo.

E’ su questa situazione di crisi e sulla necessità di non rinunciare alla festa che “questo” Natale può diventare per noi parola di Dio, un messaggio che ci stimola a meditare sul nostro stile di vita e, nel caso, a raddrizzarlo o cambiarlo. Infatti, di fronte a questa situazione di crisi? Abbiamo due scelte.

La prima, la più istintiva e la più facile consiste nel chiudere gli occhi, far finta che la crisi non ci sia e non farci mancare niente, raschiando il fondo del barile, rimandando a “dopo” spese necessarie. Questa scelta produrrà soltanto momenti di gioia spensierata, perché dentro rimarrà una buona dose di amaro, nella consapevolezza che, passate le feste, i nodi verranno al pettine e si dovrà trovare il modo di recuperare quello che abbiamo sperperato per necessità pressanti che torneranno a bussare.

La seconda è affidare al Natale la verifica del nostro stile di vita, le nostre le nostre idee sull’abbondanza e sulla sobrietà, sul necessario e sul superfluo, sulla moderazione e sullo spreco. “Nella prosperità l’uomo non comprende, è simile alla bestie che muoiono”, dichiara il salmista (Sal 49,21). L’affermazione è drastica e tranciante, ma fotografa con nitidezza questi ultimi decenni in cui il consumo scriteriato ha preso il sopravvento su ogni altra considerazione.

Può il Natale aiutarci a compiere questa revisione?

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