Non lasciamoci spegnere la festa (Lc 2,41-52)


Domenica Santa Famiglia – Anno C

La liturgia della prima domenica dopo Natale ci propone la festa della Santa Famiglia, con l’invito a misurarci sul “modello Nazaret”. E’ una misura alta e bella, degna di un Dio, cui nulla è impossibile.

Letture: 1Sam 1,20-22.24-28; Sal 83; 1Gv 3,1-2.21; Lc 2,41-52

La celebrazione della Festa della Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe, e Maria, o Santa Famiglia di Nazaret, collocata tra Natale e fine dell’anno, non ha avuto e non ha vita facile per diversi motivi.

Intanto, in questo periodo di feste religiose ravvicinate, di ferie invernali (forse un po’ in calo causa crisi, ma chissà?), di visite ai parenti e iniziative a raffica di associazioni e gruppi, non è agevole radunare la gente in chiesa.

Il motivo più profondo, periodo natalizio a parte, è, però, che non è facile di questi tempi pensare alla famiglia di Nazaret, e alle famiglie “modello Nazaret”, cioè alla famiglia cristiana, con cuore gioioso.

E’ molto più facile, al contrario, di fronte al panorama che la famiglia offre, non solo e non tanto per gli attacchi dei politici e dei partigiani dei matrimoni gay, ma per quello che la realtà quotidiana dimostra (convivenze, separazioni, divorzi, con accompagnamento di rancori, vendette, bambini contesi e offesi…,e chi più ne ha più ne metta), abbandonarsi alla tristezza, al lamento e alla recriminazione.

Guai, però, lasciarsi vincere, o soltanto condizionare da questi sentimenti, umanamente comprensibili, ma poco consoni a chi è chiamato non a lamentarsi di come va il mondo, ma impegnarsi affinché il “mondo” torni verso il Padre. Per troppo tempo noi cristiani ci siamo cullati sul fatto che, grazie all’appoggio delle leggi statali, la famiglia tirava via, almeno apparentemente, secondo il “modello Nazaret”. Ahimé! Era soltanto apparenza. Appena le paratie della legge civile sono cadute, la realtà è apparsa in tutta la sua durezza. C’era troppa facciata e poco sostanza. Questa situazione ci richiama al compito di non supporre il Vangelo, ma di annunciarne con coraggio e intelligenza il messaggio, in modo che il Signore susciti uomini e donne pronti a rispondere alla vocazione familiare, cioè a testimoniare con la loro vita coniugale l’amore di Dio unico, fedele, per sempre, fecondo.

Non facciamoci, perciò, spegnere la festa. Niente paura, lamentele e recriminazioni, quindi, ma riflessione e conversione. Perché, se “il mondo non ci conosce” è “perché non ha conosciuto lui”. E toccava e tocca noi farglielo conoscere. Anche a proposito del suo progetto sulla famiglia: il “modello Nazaret”. Troppo spesso, invece, al posto di un annuncio forte e preciso sulla vocazione alla famiglia, abbiamo fatto tanta poesia e tanta retorica, identificandola con quella dei presepi: “Che bella! Che pace! Che serenità”.

Qual è, infatti, la famiglia di Nazaret al di là delle rappresentazioni poetiche?

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