I Magi come stile di vita (Mt 2,1-12)


Epifania del Signore – Solennità

L’atteggiamento dei Magi è una sfida ad essere pieni di gioia per l’incontro con il Signore, ma anche vigili, consapevoli di dover proteggere un grande tesoro.

Letture: Is 60,1-6;  Sal 71;  Ef 3,2-3a.5-6;  Mt 2,1-12

adorazione dei magi “L’Epifania tutte le feste se le porta via”. Afferma il proverbio. Cerchiamo di smentirlo, non lasciando questa celebrazione del Natale nel limbo dei ricordi, ma facendola diventare una energia nuova per la nostra fede, per la nostra speranza, per la nostra carità. Ci siano di esempio e di stimolo i Magi, questi personaggi misteriosi, straordinari, attualissimi, veri e propri modelli di vita di fede. Seguiamoli!

I Magi vedono “spuntare la stella”. Chissà quanti l’hanno vista come loro e insieme a loro, ma: “Che strano? Succederà qualcosa? Bah! Staremo a vedere”. E sono rimasti lì dove erano. I Magi, invece, partono, perché in essa sanno scorgere qualcosa di grande, perché non credono che la vita e la storia si esauriscono in ciò che si ha tra le mani, e tanto meno in ciò che già è avvenuto.

Il loro saper vedere e partire è un grande stimolo e rimprovero per noi credenti che così pesantemente ci siamo fermati – e ci fermiamo – dove siamo arrivati, spesso addirittura prigionieri di ciò che già è avvenuto. Così la fede è diventata – e diventa – stanca e abitudinaria, stagnante, marginale, e perciò incapace di turbare “Erode e tutta Gerusalemme”, dal momento che non rappresenta alcuna minaccia per la loro tranquillità. E’ un triste spettacolo constatare che gli “Erode e tutta Gerusalemme” dei nostri tempi (le élites culturali, politiche, economiche) ritengono il cristianesimo un’ energia spenta, conformistica, da archiviare.

I Magi cercano, si informano, domandano. L’esatto contrario di ciò che fanno i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo. Loro sanno tutto, ma non si schiodano di un centimetro. Sono peggio di Erode, che per lo meno non ha la loro sicurezza e si attiva per difenderla. Loro no? I testi sacri e i riti del tempio gli bastano. Come non pensare a noi quando ci accontentiamo delle pratiche, delle preghiere, e dei testi sacri come fonte di erudizione?

I Magi, al ritrovare la stella per la quale si erano messi in cammino, “provarono una gioia grandissima”. E’ la gioia di una fede che non si ferma mai, che non si fossilizza, che guarda a “Betlemme” non come un fatto bloccato nei libri di storia, ma un evento sempre attivo, sempre attuale, sempre capace di gettare luce sulla vita che va avanti e si rinnova.

I Magi, ormai consapevoli del “pericolo Erode”, e di quello non meno grave dei “sommi sacerdoti e degli scribi del popolo” fecero ritorno al loro paese per un’altra strada.

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