27 gennaio Giornata della Memoria. Hindi, una storia di speranza


Giornata della memoria

“La mia storia deve essere raccontata per voi e per i vostri figli. Quello che ho vissuto è successo realmente. A-7666 è, e sempre sarà, una parte integrante di me. Lo porto con orgoglio: io sono soprav­vissuta!” (La ragazza di Sighet, di Hindi Rothbart e P’nenah Goldstein, Paoline 2012).

Video: Pagine scelte da "La Ragazza di Sighet"

Non scrollare le spalle. Mai più!

Abbiamo la fortuna di essere stati invitati da Hindi a raccoglierci attorno alla sua stufa, dove lei ci racconterà i tratti marcati e crudi della sua esistenza. Ascoltarla sarà un piacere, oltre che un dovere. Perché ci regalerà, da testimone, pagine non troppo lontane, ma in procinto di cadere nei meandri dimenticati della vergogna. E allora resteremo attenti, con gli occhi sgranati e lo sguardo fisso, anche quando la stufa incomincerà a surriscaldarsi emettendo un fumo nero e fastidioso, anche quando Hindi solleverà la manica mostrando il numero del male tatuato sul suo braccio dagli aguzzini: A-7666.

Quando il racconto sarà finito noi saremo più ricchi, e Hindi si sentirà forse sollevata da un peso che non è possibile portare da soli. E quando ci accingeremo ad abbandonare la stanza, Hindi non sarà sola, ma saprà di avere tutti noi più vicini: le cose andarono a finire in quella maniera perché il mondo civile scrollò le spalle di fronte al fumo che si alzava dai camini dei forni crematori. Era un mondo in guerra e quindi le impellenze erano molte e contingenti. Oggi il mondo è in relativa pace e nostro dovere di uomini civili è quello di non scrollare le spalle. Mai più! Grazie, Hindi (dalla Prefazione di Marco Buticchi, scrittore).

Hindi con la famiglia e alcuni amiciAi miei nipoti

Solo per l’amore profondo che nutro verso di voi e verso i vostri figli, quelli che verranno in futuro, ho deciso di rivivere gli orrori della mia gioventù. Le mie esperienze saranno difficili da leggere e difficile sarà per voi immedesimarvi in me. Sì, quegli eventi mi hanno insegnato molto sulla vita. Attraverso le mie sofferenze ho imparato il significato della parola “tolleranza”, della parola “compassione”, ho percepito la potenza che risiede in ognuno di noi in quanto individui e la straordinaria importanza della famiglia nella nostra vita. Ho realizzato che la felicità è solo uno stato mentale transitorio e che Dio ci ha dato gli strumenti per usufruirne qualunque sia la condizione in cui ci troviamo.

La mamma di Hindi con la sorella ReluUltima settimana di aprile 1944 – Sighet, Ungheria

Due ghetti vengono preparati nel giro di una notte. Hanno messo del filo spinato tutto intorno. Ci dicono che abbiamo meno di ventiquattro ore per lasciare le nostre case. Diecimila ebrei vengono costretti a convergere in una dozzina di stradine nel quartiere ebraico di Sighet

Aspettiamo di lasciare casa nostra. Mi siedo accanto alla mamma: il suo braccio destro mi stringe forte; l’altro braccio stringe Relu.

«Il motivo per cui sta succedendo questo, ragazze, è perché i tedeschi stanno per essere sconfitti. Sono preoccupati, ma noi non dobbiamo esserlo».

«Non lo siamo». La mamma ci bacia diverse volte, e non è una cosa comune.

«Spero che voi ragazze non pensiate che siccome non vi chiamo Tzika (letteralmente «coniglietto», è un vezzeggiativo che si usa con i figli, come fosse «tesoro mio») come zia Regina chiama sua figlia Sarí, allora io non vi voglia altrettanto bene».

«No, mamma».
«Vi voglio bene. Siete le mie ragazze». Prende un pettine dalla borsa e inizia a pettinarci. Questo è il modo in cui la mamma ci dispensa le sue emozioni terapeutiche. E poi in questo modo noi non possiamo vedere le sue lacrime (pag. 88).

Il viaggio di Hindi 15 maggio 1944-2 luglio1945Auschwitz, Polonia – Giugno 1944

Sono servite tre settimane per prendere familiarità con i lavori nel campo. Sappiamo che le nostre vite valgono meno del fango che pestiamo ogni giorno marciando. E qui le cose cambiano in un istante…

Io sono una Häftling, una detenuta. Il mio unico crimine è essere ebrea.

>>> continua

LA RAGAZZA DI SIGHET
Da Auschwitz alla California: una storia di speranza

Paoline 2012

Con la sua storia, Hindi trasmette speranza e grande forza di ricominciare da zero, tutte le volte che lo si desidera veramente.

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