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Gen
13

3. Il ricco stolto e i suoi beni – itinerario per bambini sulle parabole


gesu’ indica la via dell’amore

Gesù si serve della parabola del ricco stolto per insegnare che la vita vale più dei beni terreni e per invitare ad arricchirsi davanti a Dio cercando il suo Regno, con piena fiducia nell’amore provvidente del Padre.

L’Itinerario è costituito da:

– una Scheda biblica, con notizie e puntualizzazioni per guidare la riflessione sulla parabola;

– una Scheda metodologica, che presenta suggestioni per approfondire il contenuto della video e realizzare incontri vivaci e sempre nuovi.

1. SCHEDA BIBLICA
Il ricco stolto e i suoi beni
2. SCHEDA METODOLOGICA
Conoscere (video)
Riesprimere
Vivere
Celebrare

1. SCHEDA BIBLICA
La parabola nel contesto biblico

Il ricco stolto e i suoi beni (Lc 12,13-31)

Luca è l’unico evangelista che riporta la parabola del ricco stolto inserendola in una serie di detti sulla povertà e sulla fiducia nella provvidenza di Dio.

Relatività delle ricchezze

Le ricchezze non sono un male in se stesse, anzi, tutti i beni che possediamo sono dono di Dio. L’AT metteva molto in evidenza questo aspetto al punto da considerare i beni un premio per l’uomo giusto e la povertà un castigo di Dio. Nei testi più antichi, in cui il premio e il castigo si giocavano in questa vita, le promesse di Dio sono espresse nella categoria della terra: abbondanza di grano, di vino, di olio, di latte, ecc…

Ci si rende però conto che la troppa ricchezza può indurire il cuore e indurre l’uomo ad allontanarsi da Dio. Si capisce che è meglio il poco del giusto che le grandi ricchezze dei peccatori (cfr. Sal 37,16), che l’uomo ricco quando muore non porterà nulla con sé (cfr. Sal 49,18), che il buon nome vale più di grandi ricchezze (cfr. Pr 22,1).

Il saggio domanda quindi al Signore: «Non darmi né povertà né ricchezze, ma concedimi il necessario, per timore che, sazio, io ti rinneghi e dica: Chi è il Signore?; oppure nella miseria mi dia al furto e oltraggi il nome del mio Dio» (Pr 30,8-9).

Inoltre, l’esperienza non sempre corrisponde alla visione della ricchezza come premio per i giusti: vi sono dei giusti che soffrono e sono nella miseria. II libro di Giobbe pone drammaticamente il problema del giusto che perde tutti i suoi beni, senza però risolverlo.

Gesù non condanna la ricchezza, ma sottolinea la difficoltà per il ricco a entrare nel regno di Dio (cfr. l’episodio del giovane ricco e le riflessioni di Gesù su questo argomento in Lc 18,18-27 e paralleli). In questa parabola Gesù vuole mostrare l’atteggiamento assurdo di chi si appoggia totalmente ed egoisticamente sui beni di questo mondo, senza pensare che la propria vita è nelle mani di Dio.

Gesù invita a confidare in Dio

Il ricco stolto contava solo sui suoi beni e su se stesso. Gesù inse­gna ad affidarsi completamente a Dio Padre che nutre gli uccelli del cielo e veste splendidamente i gigli del campo; a manifestare a lui, con fiducia, le nostre necessità (pensiamo alla bella preghiera del Padre nostro); a condividere quanto abbiamo con chi è nel bisogno.

La parabola condanna in modo particolare coloro che accumulano beni in modo egoistico e invita ad arricchire davanti a Dio, cioè a impegnarsi per il Regno, a compiere opere buone.

Gesù non dice di non lavorare e di non occuparsi per mangiare e vestirsi, ma di non preoccuparsi. Questo verbo, che indica un lavoro affannoso, è ripetuto tre volte nel testo di Luca e cinque volte nel parallelo di Matteo (6,25-34). Gesù invita persino a non preoccuparsi nelle persecuzioni e a cosa rispondere davanti ai tribunali (cfr. Mt 10,19; Mc 13,11; Lc 12,11).

La preoccupazione soffoca la Parola che viene seminata nel cuore (cfr. la parabola del seminatore in Mt 13,22; Mc 4,19; Lc 8,14). Anche Marta, che si dà da fare per preparare il pranzo a Gesù, viene rimproverata: «Tu ti preoccupi per molte cose» (Lc 10,41).

In Luca, nel discorso escatologico, troviamo questa frase: «Badate a voi stessi, perché i vostri cuori non si appesantiscano nella dissolutezza, nell’ubriachezza, nelle preoccupazioni della vita» (Lc 21,34).

Paolo esorta i Filippesi: «Non preoccupatevi di nulla, ma in ogni necessità ricorrete alla preghiera» (Fil 4,6), e Pietro scrive: «Scaricate ogni vostra preoccupazione su Dio, perché egli ha cura di voi» (1Pt 5,7).

La fiducia nella provvidenza di Dio che ci fa essere attivi, occupati, ma non inquieti o preoccupati, è quindi una costante dell’insegnamento di Gesù e un atteggiamento basilare dell’essere cristiani.

Cercate il regno di Dio

Gesù contrappone alla preoccupazione per il mangiare, il bere e il vestire, cose che assillano i pagani, la ricerca del regno di Dio. Cercare il regno di Dio vuol dire mettere al primo posto il piano di Dio, la sua volontà che è amore salvifico; vuol dire collaborare alla costruzione di un mondo giusto, annunciare a tutti gli uomini, con la parola e la testimonianza di vita, la presenza di Dio che ispira, sostiene e vivifica l’agire dell’uomo. Tutte le altre cose ci sono date da lui che, essendo Padre, provvede ai bisogni dei suoi figli.

Il ricco stolto e i suoi beni

>>> Vai al testo completo

E’ un progetto paoline.it

Le altre parabole:

>>> Il buon samaritano
>>> Il servo spietato

>>> Il Padre misericordioso
>>> La moneta perduta
>>> La pecora smarrita

>>> Il seminatore uscì a seminare
>>> Il nemico seminò zizzania
>>> Il granello di senapa
>>> Il tesoro nascosto e la perla preziosa

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