31
Gen
13

Si dice che…, ma io vi dico che… (Lc 4,21-30)


4a Domenica – Tempo Ordinario – Anno C

Gesù propone ai suoi discepoli il suo stesso coraggio di essere profeti, di parlare e agire a nome di Dio, anche se questo li fa trovare soli contro tutti

Letture: Ger 1,4-5.17-19; Sal 70; 1Cor 12,31-13,13; Lc 4,21-30

Gesù è solo contro i suoi compaesani. Non ha voluto assecondarli, dimostrando con qualche effetto speciale di essere ben altro che il figlio di Giuseppe. Conseguenza: vogliono gettarlo giù dal precipizio. Ma lui, passando in mezzo a loro, si mette in cammino, continua la sua missione, con dentro la forza della parola rivolta a Geremia e a tutti coloro che accettano di parlare a nome suo: “Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni. Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi, àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti di fronte a loro… Io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti”.

Scena stupenda questa di Gesù che si mette in cammino sotto lo sguardo impietrito dei compaesani. Bella da immaginare, ma soprattutto da accogliere come proposta di vita, perché con essa Gesù propone ai suoi discepoli il suo stesso coraggio di essere profeti, di parlare e agire a nome di Dio, anche se questo li fa trovare soli contro tutti.
E’ una proposta da riscoprire, da riprendere, perché per troppo tempo è stata abbandonata come inutile, dal momento che tutti si era più o meno cristiani, e non serviva nessun coraggio per dichiararsi tali.

Oggi non è più così. Coloro che vogliono gettare giù dal ciglio del monte i cristiani, come singoli e come Chiesa, sono tanti e dappertutto: nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e di svago, nei media, nella politica, nella cultura… Sotto la pressione imponente dei mass-media, delle mode, dei sondaggi, del “fanno tutti così”, che vorrebbero confinare i cristiani in un cantuccio per sorpassati, per bigotti, per nostalgici incapaci di comprendere il presente, chi vuole essere discepolo di Gesù non suppergiù, ma in maniera aperta e consapevole, deve avere il coraggio di trovarsi da solo. Tanto per fare un esempio: in questa domenica viene celebrata la giornata della vita, che per noi è sacra, dono di Dio da rispettare sempre, dal concepimento alla morte, anche nelle situazioni più deboli. Sappiamo bene quanto questa convinzione venga considerata arretrata, contraria al progresso della scienza, umiliante nei confronti degli altri paesi del mondo dove la “cappa” della Chiesa è stata da tempo smantellata. Stesso discorso per la nostra concezione della famiglia.

Che fare? Se vogliamo essere fedeli alle nostre convinzioni non c’è altra strada che quella del coraggio di Gesù e dei profeti: “mettersi in cammino” tra coloro che vogliono levarsela di torno; non lasciarsi impaurire; non accettare di farsi confinare in spazi che non danno fastidio.

Attenzione che il rischio è grande! Pensiamo alla carità. Nessuno ci ostacola se “facciamo la carità”, se accogliamo gli extracomunitari, se organizziamo le mense per i poveri, se apriamo casa per accogliere drogati, ragazze madri, prostitute… Ma guai se ci azzardiamo a denunciare le cause che portano a queste situazioni. Guai se ricordiamo che fare la carità non risolve niente se la vita non diventa carità, cioè: “magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”.

Non è più il tempo del “non possiamo non dirci cristiani”. Non ha più senso. Una fede “suppergiù” spinge inevitabilmente alla irrilevanza, alla sottomissione alle idee altrui, all’arrendersi alle mode…

>>> vai al testo completo

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